CITY LOOP
TAMPAX,
L’ANIMA DEL FENOMENO “GREAT COMPLOTTO”
Appena varcato l’ingresso di
villa Galvani, quasi ci si va a sbattere: è una teca lunga diversi metri che
documenta la generazione dell’energia nucleare, “atom for energy”, i boati
siderurgici, le macchinerie elettroniche: è il Great Complotto, movimento
musical-situazionista che ha reinventato spazi e modi di una cittadina di
provincia, rivoluzionato definitivamente la storia della musica italiana,
anticipato il concetto di contaminazione delle forme espressive e, soprattutto,
sovvertito le regole dell’immagine. Fra i tantissimi pezzi raccolti nella mostra d’arte
contemporanea “Cityloop.Louder this time”, appena terminata, non potevano
macare le foto e le copertine dei vinili che scrissero la storia come lo split
targato 1978 tra Hitlerss e Tampax “Ufo Dictator”, oggi diventato una rarità
da collezionisti, il live dei Waalt Diisneey Prooduction e l’immancabile compilation
del 1980, manifesto dei “figli del terremoto ‘77”. Ma nella teca compaiono
diversi reperti speciali, come le curiose schedine del totocalcio, che narrano
di immaginarie partite di pallone. Non che il Great Complotto non avesse una squadra tutta sua, con tanto
di giocatori reali. L’aveva eccome, si chiamava Atoms, ma non disputò
alcuna gara, perché non si iscrisse mai al Coni.
Tra le chicche, poi la famosa “No definitive map of Pordenone”,
elaborata per lo Stato di Naon. E’ una delle tante cartine topografiche
di città immaginarie disegnate da Ado Scaini. Alcune di queste strambe città
erano esposte al primo piano della villa, nella sezione a parte della mostra
dedicata ai Tampax, i magnifici quattro che diedero i natali al Great Complotto:
Willy Gibson, Ado Scaini, Silente e Radar, contaminatori ante litteram, artisti
multipli, rivoluzionari fisiologici, irrimediabilmente contro mode e tendenze.
In quest’ampia sala, frequentata da una cinquantina
di visitatori al giorno, i quadri scultura di Gibson,
con la caratteristica predominanza di chiodi dai profondi significati simbolici.
Appartiene al più american-oriented dei quattro Tampaz anche un’opera che
ricorda da vicino Andy Warhol. E’ la famosa bottiglia
di Tequila, nella quale sono infilate quattro rose colorate in rigorosissima
plastica, una per ciascun membro dei Tampax, debitamente indicati da un artigianale
cartellino (1980). Da citare, un modesto campionario delle innumerevoli striscie
disegnate da Silence del suo Pumpo, personaggio a
fumetti che Davide Toffolo provò a pubblicare, senza mai ottenere il consenso
dall’autore. Riportiamo le considerazioni dello stesso autore a proposito
di Pumpo: “Pumpo è stato costruito senza prevedere che avrebbe sviluppato
autonome capacità di analisi. Così ora vive delle
abitudini degli umani. E siccome non era previsto
che ridesse, la mandibola adesso gli sbatte sui piedi. Qualcuno ha voluto
vedere invece una rappresentazione della “meccanica dell’essere umano”. Ma
di sicuro di sbagliava”. Come non
citare poi i ritratti dei quattro Tampax eseguiti da Radar con le tecniche
più incredibili. E ancora, decine di foto storiche
e più recenti, alcune racchiuse in improbabili cornici e le copertine di Musique
Mecanique, fanzine ufficiale dei Tampax dal 1980. Non manca neppure
la mitica chitarra di Radar “prestata integra a Silence e restituita segata,
piena di santini e con piantato un coltello”.
In sottofondo girava in loop le morbide
e bucoliche atmosfere western-country di “This side up”. Il brano,
assieme ad altre quattro pillole sonore è contenuto del
mini cd dall’ineffabile titolo “Tampaz in the cuntry”, ultima produzione
in ordine di tempo. Doveva uscire a marzo, dicono loro, ma così non è stato.
Infatti non hanno precisato di quale anno.
Lisa
Rizzo
“Il Gazzettino”, 3 luglio 2004