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La
sessualità, l'impresa, la finanza nella città di Pordenone
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Armando
Verdiglione Conferenza tenuta a Pordenone, il 9 maggio 1997
Perché
e come combattere. Perché e come vincere. Quali sono le ragioni per vincere.
Quali sono le ragioni per combattere. Qualè la ragione della battaglia.
Qualè la logica secondo cui la battaglia va combattuta. Perché
mai combattere comporta il teorema non cè più scampo,
non cè più soluzione, non cè più rimedio.
Perché non essere seguaci dellepoca questa degli anni novanta,
epoca di cannibalismo bianco, di morte bianca, epoca della società necropoli,
della città necropoli, epoca della visibilità totale, dove qualsiasi
cosa può rifluire, anche sotto forma di ricordo e, non per questo, in
assenza di cultura, di arte e di parola, pesare meno.
Io considero essenziale e non scontato lincontro con voi, questa sera.
Come ciascuna cosa che accade sinscrive nella parola. Nulla fuori dalla
parola. Fuori dalla parola cè la morte bianca, che può essere
anche il luogo comune o il diluvio fuori dalla parola, cioè fuori
dallarca, fuori dalla sua libertà, dalla sua leggerezza, dalla
sua tentazione intellettuale, dalla sua aria.
Non cè approccio facile alle cose, poiché le cose stanno
nella parola.
Non cè via facile. Oggi, la via facile, la più comune, si
chiama la morte bianca. Il trionfo del negativo. O del catastrofismo. La lista
dei guai.
Nulla può essere intrapreso, nulla può essere davvero affrontato,
nessun rischio può essere corso, perché potreste imbattervi in
qualche guaio, potreste correre pericolo di morte e, allora, che cosa potrebbe
succedervi? Così, laudacia e il rischio sono aboliti dalla parola.
È unepoca che aborrisce lintellettualità e lintelligenza,
è unepoca che sembra al culmine di quel processo in cui, dice ironicamente
Oskar Panizza nel suo libro Psycopathia criminalis (Spirali/Vel edizioni),
gli psichiatri, gli psicopompi, gli psicofarmacologi, gli psicologi dovrebbero
considerare una nuova malattia mentale e cioè lintelligenza, la
genialità, la libertà, lingegno, la poesia, la cultura,
larte.
Ho lasciato il villaggio dove sono nato a undici anni; sono partito da solo
per fare tanti chilometri in una giornata. A sei anni era già chiaro
che sarei partito. Ho intrapreso un itinerario che mi trova, in ciascun istante,
non vittima e in dispositivi che sinstaurano di volta in volta, dispositivi
intellettuali senza conformismo i dispositivi abituali sono conformisti,
sopra tutto quando si costituiscono in nome del naturalismo.
Così, negli anni sessanta, ho continuato a leggere e a indagare intorno
alla linguistica, a inseguire libri in francese, in italiano, in tedesco, traduzioni
di logici matematici, di linguisti, di filosofi di altri paesi.
Indagavo intorno a qualcosa che non sinsegnava, allora, alluniversità,
dove pure vivevo, e che non sinsegna neppure oggi, in cui luniversità
è ridotta a ben poca cosa. Se diciamo ghetto abbiamo limpressione
di offendere i ghetti ebrei, e la storia.
Indagavo intorno alla parola, intorno alla logica della parola, alla sua struttura,
alla sua scrittura. Una curiosità immensa, quanto più il discorso
occidentale, diventato oggi luogo comune, appariva uniforme. E appare uniforme
quel che si distribuiva, allepoca, attraverso le varie discipline.
Ma, insomma, i libri cerano e cerano librai in grado di procurarli
da altri paesi. Librai che stavano a Lugano, a Milano o a Parigi e che trovavano
libri che non erano a portata di mano. Questa la ricerca, lindagine, il
processo linguistico intorno alla parola. E, poi, la semantica, la semiotica,
la linguistica, la filosofia del linguaggio, la psicanalisi stessa hanno aperto
una breccia, hanno costituito unemergenza della parola in unepoca
di primo internazionalismo, tra la fine del secolo scorso e linizio di
questo, e qualcosa di nuovo si annunciava. Si annunciava con la linguistica,
con la semantica, con la psicanalisi 1896, il termine psicanalisi
viene coniato da Freud.
E, tuttavia, lungo il Novecento questa breccia, man mano, tendeva a richiudersi,
a essere gestita in un discorso universitario, frammentario, disciplinare, insomma,
a essere non più esplorata. La parola veniva sempre considerata, gestita,
padroneggiata o confiscata, come se questo fosse stato possibile. Veniva considerata
come secondaria, come una manifestazione o un fenomeno, fondata e strutturata
dal discorso.
Anziché il discorso esistere nella parola come un suo effetto, la parola
diventava una manifestazione del logo, insomma, del discorso occidentale. Arriva
il 68 che, a sua volta, si trova nello spartiacque fra lemergenza
della parola e una grande riviviscenza di ricordi, di citazioni, a livello universitario,
delle rivoluzioni circolari, delle rivoluzioni celesti, delle rivoluzioni gnostiche,
delle ideologie del diciannovesimo secolo. Ma,più che approfondite, analizzate
e studiate venivano citate e recitate. Lo stesso Marx veniva citato, ma non
veniva letto. Ho incontrato, in seguito, molti ex terroristi: alcuni avevano
fatto filosofia, ma nessuno di loro mi ha detto di avere letto il testo di Marx.
Eppure, nel 68 e negli anni successivi, sembrava che la fonte della verità,
per loro, stesse in quel testo, non letto.
Questo vuoto di cultura, di arte, dinvenzione, di logica, di pensiero
aveva qualcosa di strano io mi sentivo molto lontano da tutto questo,
nel 68 e, a maggior ragione dopo, nel sessantottismo. Sentivo che cera
assenza di cultura, di arte, di logica e, in definitiva, assenza di parola.
E che tutto quel discorso si rivolgeva verso una sola cosa: lazione.
Lassenza di parola porta allazione, alla rappresentazione di quella
che, in termodinamica, si sarebbe potuta chiamare esplosione. Era una rappresentazione,
una recitazione ritualistica delle esplosioni non vere e proprie esplosioni,
perché il sessantottismo non portava a una trasformazione radicale, a
una trasformazione culturale, ma, piuttosto, al terrorismo o alla droga, alla
perdita di direzione e di orientamento.
E passiamo allaltra epoca, in cui viene rappresentata limplosione.
Incomincia il boom degli anni ottanta, con il passaggio dai fenomeni di massa
precedenti (è un ricordo anche quello) alla televisione di massa e alla
massificazione psicofarmacologica, fino alla distribuzione gigantesca di psicofarmaci.
In questo contesto, labolizione degli ospedali psichiatrici è un
segnale della trasformazione della società stessa in ospedale psichiatrico,
ma anche in necropoli: tutto calmo, senza speranza, senza pensieri, senza inquietudini,
senza curiosità, senza arte, senza cultura, senza la parola. Tutto calmo,
terribilmente calmo. In assenza di tranquillità, in assenza di audacia
e di rischio questa è la tranquillità che sta nella parola
e, come tutto ciò che sta nella parola, è originaria. E non può
essere né padroneggiata né confiscata né tolta.
Ma io parlo, oggi, di unepoca di cannibalismo bianco, di morte bianca.
Lo psicofarmaco come luogo comune sembra caratterizzare lepoca: chi ne
ha bisogno lo prende come viatico, chi non ne ha bisogno è perché,
come soggetto, è già la morte. Tanti morti affaccendati, preoccupati,
ma per problemi localistici, per la appresentazione della difficoltà,
per la localizzazione della difficoltà, per la spazializzazione della
parola e delle cose. Sarebbe questo il controllo, questa la cura, in unepoca
che pretende di trasformare il paese e le istituzioni in luoghi di malattia
e di morte, dove sono le ragioni della malattia e della morte a essere sempre
portate in primo piano.
Le fondazioni sono della parola in questo senso, posso dire che appartengo
alla stirpe dei fondatori , è sicuro che lepoca reagisce
alle fondazioni della parola, reagisce alla parola, ciascuna volta. Si tratta
di analizzare questa reazione, non di opporsi a essa. Noi non siamo né
seguaci né oppositori dellepoca e del sistema dellepoca;
non dobbiamo né accettare né rifiutare il sistema dellepoca,
non dobbiamo consacrarlo, ma analizzarlo. Non abbiamo da riconoscere nessuno
che si professi nemico o che possa riconoscere noi come nemico, assolutamente
no, perché nessuno può rappresentare lAltro. LAltro
non è rappresentabile, non è personificabile né nellamico
né nel nemico. E se anche si pone come nemico può entrare nellalleanza,
suo malgrado, e cioè nellironia, nel modo dellapertura, nel
modo del due.
Questo rientra nellessenziale. Le cose procedono dal due, dallapertura,
e non dalluno. Non si creano per sdoppiamento o per moltiplicazione delluno.
Luno procede dal due, il tre procede dal due, la logica singolare triale
procede dal due, dallapertura, dallombra, come la chiama Leonardo,
cioè, ancora, dal modo dellapertura.
Ciascuno può sentire in qualche modo, talora, quella che Leonardo chiama
la tenebra, ciò per cui le cose, il due e il tre sinstaurano: il
nulla. Ciò per cui lombra è il modo dellinconciliabile,
dellapertura, e non cè da stabilire nessuna conoscenza del
negativo dellombra. Negativo o positivo, come amico nemico, chiaro scuro.
Il colore è obscurus il sembiante, il colore dello specchio,
il colore dello sguardo, il colore della voce. Obscurus, cioè
intoccabile, imprendibile, invisibile. Loggetto della parola, ciò
che si getta contro, lostacolo, è la condizione della riuscita,
non è impedimento. Non ci sono circostanze negative da conoscere e che
determinino il destino, la predestinazione, il soggetto o la natura del soggetto.
Fino a Cartesio, il soggetto non esiste. È una creatura della gnosi:
il soggetto è la morte. Lepoca della morte bianca è anche
lepoca del soggetto, cioè lepoca dello schiavo. La libertà
del soggetto è la libertà dello schiavo.
Instaurare il dibattito, fare cultura e arte, trovare la logica e la struttura
della parola, costituire lesperienza come esperienza della parola e, quindi,
a sua volta, come esperienza originaria, inscrivere in un itinerario ciascuna
sfumatura, ciascun dettaglio, ciascun elemento come essenziale, dove nulla,
propriamente, è marginale. Integrare, per ciascuno, i vari aspetti dellesperienza.
Giungere fino alla scrittura dellesperienza, al modo con cui si scrive
lesperienza. Come si scrive la ricerca, come si scrive la storia? Non
parlandoci addosso, non con la propria lingua, non mettendoci del proprio, non
permettendoci qualcosa.
Ribadisco la nozione di Pentecoste. Ciascun apostolo si trova lì non
per confessarsi, non per metterci del suo, non per parlare la propria lingua.
Nella Pentecoste, ciascun apostolo compie uno sforzo estremo, quello di parlare
nellaltra lingua e è attraverso laltra lingua che la sua
ricerca si scrive, è attraverso laltra lingua che il labirinto
si scrive e non diventa un tunnel. Il labirinto è un tunnel se ognuno
si parla addosso, se ognuno parla nella propria lingua diventa un tunnel
e, poi, un cerchio, il cerchio della morte.
Ciascun apostolo deve fare in modo che linterlocutore intenda nella lingua
propria. Soltanto attraverso la lingua dellintendimento, con cui si scrivono
le cose che si fanno (che si fanno secondo loccorrenza), poi, si costituisce
il messaggio. Il messaggio e la missione.
Gli apostoli compiono miracoli, perché? Che cosa sono i miracoli?
Che qualcosa accada. Lavvenimento è levento, che qualcosa
accada nellintervallo del labirinto, che si faccia e che avvenga ciò
che deve avvenire, e ciò che si deve fare, questo è il miracolo.
Fare secondo loccorrenza, secondo la necessità pragmatica, in questo
caso la necessità di fare nel labirinto cè la necessità
della ricerca.
Consideriamo la psicanalisi di Freud. Freud conia due termini: psicanalisi
e sessualità. Non cerano prima. Prima di Freud non
cè la sessualità, anche se egli la coglie nel cattolicesimo,
e è attratto dal cattolicesimo, dallarte, dalla teologia. Cè
in santAgostino, addirittura, in un brano molto interessante del De Trinitate,
dove si avvicina alla nostra lettura: si tratta della differenza sessuale, cioè
della differenza inassegnabile alluomo e alla donna, della differenza
non significabile e non significata da uomo o donna. Si tratta della differenza
sessuale rispetto a cui non cè competizione; non cè
competizione dove cè la differenza invalicabile!
Freud avvia la sua esperienza lo dice egli stesso e ci tiene a ribadirlo
non come una visione del mondo o come una religione; egli si trova fra
un processo linguistico proprio alla parola, alla sua logica e alla sua scrittura,
e il discorso scientifico. Il discorso scientifico fa parte della sua formazione.
Questi due aspetti coesistono lungo la sua opera, e egli si trova in questa
oscillazione continua. Inoltre, non va trascurato che lambiente è
quello hassidico e, quindi, che cè un rapporto tra maestro e allievo.
In qualche modo, cè leco del maestro hassid. Questo fa sì
che, qua e là, Freud sia preoccupato di questa specie di gerarchia sociale
e politica. Maestro e allievo, perché no? I maestri sono rari, rarissimi
dove stanno, oggi, in Italia? Leonardo è un maestro e, attorno
a lui, nella bottega, ci sono maestri e allievi. Ma si tratta di dispositivi,
di dispositivi intellettuali, non di gerarchie sociali o di genealogie sociopolitiche.
Freud inventa un genere letterario sicuramente nuovo, e la sua lettura desta
estremo interesse, alla luce dellattuale, alla luce di ciò che
ci troviamo a rischiare nella nostra esperienza, giorno, notte e crepuscolo.
Leggiamo Freud, leggiamo Lacan, leggiamo altri psicanalisti, leggiamo pure Giuseppe
Peano, leggiamo, ancora di più, Leonardo da Vinci o Niccolò Machiavelli
o Dante Alighieri oppure santAgostino, il Vangelo, la Bibbia.
Che cosa facciamo, noi che abbiamo ricevuto tanto dalla civiltà?
Dovremmo contribuire, con un granello di sabbia, alla civiltà. Un granello
di sabbia può sembrare un nonnulla, qualcosa di finito: no. Un granello
di sabbia è pur sempre linfinito, linfinito della parola.
Noi abitiamo nellinfinito della parola, in qualche modo costituiamo un
indizio nellinfinito attuale.
Tra la psicanalisi come esperienza della parola e tutto ciò che lha
preceduta non cè nessun rapporto, benché la psicanalisi
precedente faccia parte della formazione, come la linguistica, come la logica
matematica, come la semiotica.
Ma quello che avviene, dal 1973 a oggi, è una novità assoluta,
una novità assoluta come logica, come struttura, come scrittura, come
esperienza, come dispositivo, come società, come associazione, come fondazione.
È una novità assoluta a cui ho dato il nome, anche, di secondo
rinascimento, cioè il rinascimento della parola, dove le cose procedono
dal due, dallapertura (in questo senso secondo), e si rivolgono
alla cifra. Rivoluzione della parola, direzione verso la qualità, verso
la cifra.
Dicevo, negli anni settanta: un altro intellettuale, o laltro intellettuale,
ovvero lo psicanalista. Ma non è da intendere nel senso che gli
psicanalisti sono gli intellettuali; non mi riferisco a una categoria
sociale, professionale, collettiva. Quando dico intellettuale lo intendo come
stile, come dispositivo. Per ciascuno si tratta di divenire dispositivo intellettuale,
anziché dispositivo conformista. Lesercito stesso è dispositivo
intellettuale, dispositivo di battaglia. Così, cè dispositivo
di governo, dispositivo di gestione, dispositivo di amministrazione, dispositivo
del fare o dispositivo pragmatico, e, ancora prima, dispositivo della ricerca,
dispositivo di scrittura, dispositivo politico, dispositivo della comunicazione,
dispositivo di direzione.
Per Machiavelli, la giornata valeva la battaglia. Ma oggi, la giornata è
costituita da più di una battaglia. Ci sono differenti giornate (e differenti
battaglie) in una giornata! Ciascuna sta nelleternità dellistante,
e ciascuna deve essere combattuta e vinta nel senso che non si dà
lalternativa della perdita, perché la perdita della battaglia è
la perdita della fede nella riuscita. Pensare di perdere la battaglia significa,
semplicemente, perdere la fede, perdere il pensiero.
Le ragioni della battaglia sono le ragioni stesse della salute. Salute, non
salvezza. La salvezza richiama lesercito, richiama uno stuolo di servitori
della verità come causa, del discorso come causa. La salute, cioè
listanza della qualità. Questa è la salute.
Le ragioni della salute sono le ragioni dellistanza della qualità,
sono le ragioni che vanno in direzione della qualità ragioni temporali,
ragioni politiche, quando la politica è la politica del tempo che non
finisce, politica dellautoma, che non ha nulla di automatico. Il tempo
che non finisce: tempus, taglio, divisione inalgebrica.
Io mi rendo conto che le abitudini dovute alle istituzioni, alleducazione
ci spingono allalgebra, cioè a sommare tutto, a affastellare tutto,
a tirare le somme; e queste somme e questi bilanci sono sempre somme e bilanci
del negativo, del catastrofismo, dei guai. No, il bilancio non è il bilancio
dei guai! Il bilancio è la constatazione dellattuale e il programma
dellavvenire.
Tutto ciò che può apparire come negativo va recuperato e integrato
nel patrimonio stesso dellitinerario. Se tutto è cancellato allinsegna
del negativo il bilancio non si può fare, non può instaurarsi
nessun programma.
È chiaro che litinerario deve essere contraddistinto dalla forza,
così la chiama Leonardo, dalla virtù, così la chiama Machiavelli.
Di che cosa si tratta? Che le cose si rivolgono alla qualità, e che il
programma va in direzione della qualità, in direzione della cifra, della
cifra della vita ciò che vive sta nella parola, sta nellarca.
Machiavelli invita a non abbattersi mai, a non abbandonarsi, anche quando quello
che ci appare come un fantasma materno sembra puntare su qualcosa di negativo,
di drammatico, di tragico, di truculento, di terribile. Mai abbattersi! E proseguire.
Il proseguimento è lironia stessa.
Non cè persecuzione che non sia da volgere in proseguimento, in
proseguimento e in ironia: è, ancora una volta, il modo dellapertura.
Proseguire, e mai fermarsi. Mai fermarsi ai pensieri truci, mai fermarsi allinazione,
allassenza di parola, al rimuginio. Bisogna cercare e fare. E, facendo
secondo necessità, cè modo per cui i ricordi e i pensieri
truci non ci affliggano. Se, invece, noi ci rivolgiamo a curarli direttamente,
ci preoccupiamo, diciamo adesso, finalmente, penso a me, mi occupo di
me, allora incomincia il suicidio bianco.
E, allo stesso modo, quando diciamo adesso mi occupo degli altri,
incomincia lomicidio bianco, laltruismo, la forma suprema di oppressione.
La cura di sé o dellAltro è la morte di sé o dellAltro;
non cè la cura del fantasma o la cura dellidea, dellidea
di dominio. Badate, lidea di padronanza è lidea stessa di
morte, di morte della parola.
Il solo modo che loccidente abbia trovato di padroneggiare la parola è
quello di decretarne la morte vi rendete conto che sul cimitero la padronanza
è assoluta! È una città dove tutti obbediscono, dove tutti
sono calmi, niente più agitazione soltanto fantasmi di controllo,
di dominio, di visione del mondo.
La sessualità dicevamo negli anni settanta non è
finalizzata, non è procreativa, non è lerotismo, non appartiene
alla demonologia, come la ritrovate nei manuali di sessuologia, di psicologia,
a volte di psicanalisi corrente, ordinaria. La sessualità è la
politica, è la politica del tempo, è la politica dellAltro,
è la politica non basata sui tre princìpi, di non contraddizione,
del terzo escluso e didentità.
La sessualità è la politica dellospite, la politica dellascolto,
e esige un dispositivo in atto. Latto di parola è atto sessuale,
nel senso che mai entrerà in una totalità, mai entrerà
in un discorso totalitario.
Il tempo non finisce. Le cose non si organizzano, non si pensano, non sincominciano
a partire dalla fine del tempo, insomma, non si stabilisce una semiologia universale
a partire dalla fine del tempo. Non cè, dunque, né fine
del tempo né fine delle cose. Il tempo è il taglio inalgebrico,
mentre il concetto di durata presuppone che il tempo finisca: la fine del tempo
sarebbe il taglio secondo lalgebra, il taglio del taglio, labolizione
del tempo. Ma il tempo è nella parola, interviene nel ritmo e sta nella
struttura dellAltro, quindi, nel fare. E, nella struttura dellAltro,
segna listanza di conclusione, listanza di riuscita, listanza
di scrittura delle cose che si fanno: questa è la finanza. La finanza
è laltrove rispetto al pragma, in questo caso, laltrove come
istanza di conclusione delle cose, istanza di riuscita, istanza di scrittura.
E questa scrittura delle cose che si fanno, questa scrittura della politica
avviene attraverso la lingua dellintendimento, attraverso la lingua diplomatica,
la lingua altra. La lingua della Pentecoste.
Non cè dubbio che io senta una missione, che sta in cima allitinerario,
non al suo inizio, che non sta alle mie spalle ma dinanzi a me. Una missione
intellettuale, una missione assoluta, non una missione religiosa, cioè
pagana, ma una missione nella parola. Cè qualcosa di non umano,
di assolutamente non patetico per chi, come me, si sente investito da una missione
globale. Il contributo non è a favore di un partito o di una grande industria,
non è, quindi, per un rapporto organico, il contributo è inscritto
in ciò che resta, ciò che resta nellattuale (non nella contemporaneità
o nella sincronicità, che non esistono).
Ciò che resta non riguarda il passatismo, il presentismo, il futurismo
o la futurologia, ma sta nella scrittura delle cose che si fanno. In ciò
che resta, la riuscita. Questa è lesperienza: la tripartizione,
i dispositivi intellettuali, limpresa di cultura, di arte, di ricerca,
di qualcosa di assolutamente nuovo.
Comè noto, in Italia non è facile. In Francia, lintellettuale
come esponente di una casta sociale è tenuto in grande considerazione;
basta che abbia pubblicato un libro negli anni settanta perché sia sempre
considerato un intellettuale consacrato, appartenente a questa casta laica,
e tenuto nella massima considerazione: a Parigi come in Russia.
Ma non è per questo che mi sono battuto, non è per una casta laica
intellettuale! Si tratta dellintellettuale come dispositivo, si tratta
della logica della parola.
La logica della parola originaria non cera prima, cera la logica
del discorso; la scienza della parola non cera prima, cera la scienza
del discorso le discipline, i settori, i discorsi universitari, le visioni
del mondo, tutte cose che hanno portato sempre alla pianificazione, alla spazializzazione
della parola, e mai alla sua logica. Queste fondazioni sono essenziali, queste
logiche della parola sono ciò secondo cui procede il nostro itinerario,
verso la qualità. È essenziale che per ciascuno ci sia la direzione,
e allora si può stabilire il progetto di vita e il programma di vita.
Ribadisco che gli psicologi, gli psicofarmacologi, gli psicopompi, gli psichiatri
mai pongono la questione del progetto, mai pongono la questione del programma
di vita, mai. Sempre, dinanzi allenunciazione di un disagio, si mettono
a trattare il disagio e a trattare come malato chi enuncia il disagio, a trattare
il cosiddetto malato mentale come soggetto, come chi debba essere aiutato a
guarire o con lo psicofarmaco o in altro modo.
Questi sono i funzionari, i professionisti della morte bianca. Hitler aveva
dichiarato di volere sterminare tutti coloro che esprimevano un disagio e non
servivano la causa, non seguivano la bandiera per purismo, per purismo
della razza, delleconomia, della finanza, della politica. Chiunque si
allontanava dal purismo doveva essere eliminato. Ma, insomma, è quello
che realizza oggi la psicofarmacologia.
Cosa dicono i professionisti della morte? In Italia, i depressi sono un milione,
no, due milioni, anzi, secondo le industrie farmaceutiche sono dieci milioni,
ma forse sono trenta milioni i depressi in Italia! Così gli psicofarmaci
aumentano. In questi cinque anni di crisi, cioè di purismo morale, di
purismo in materia di sessualità, di finanza, in materia di intellettualità,
cè una cosa che non ha conosciuto crisi e, anzi, ha prosperato:
è la psicofarmacologia.
Faccio gli auguri a ciascuno di voi perché trovi le ragioni della salute
non della salvezza, perché la salvezza è un servizio morale
, le ragioni della salute e non della malattia, perché trovi la
direzione e la qualità verso cui procedere. In base a questa direzione,
ciascuno stabilisca il progetto e il programma, il progetto di vita e il programma
di vita.
Non è facile, ma è essenziale.
Trascrizione, non rivista dallAutore, di Francesca Di Sopra e Antonella
Silvestrini.
A cura di Cristina Frua De Angeli
Pubblicata in "Il secondo rinascimento", 44, giugno 1997