SINI Per un’impresa che sposi la creatività |
rassegna stampa |
Domani con inizio alle 18, a palazzo Badin di pordenone in via Mazzini (sede
Banca FriulAdria), una conferenza con il filosofo Carlo Sini sul tema “La
libertà, la finanza, la comunicazione” inaugurerà il progetto
dell’Associazione cifrematica di Pordenone su “Il capitalismo intellettuale
nella famiglia, nella banca e nell’impresa”.
Nell’ambito di questo progetto, che sorge dalla constatazione della necessità
di instaurare un dibattito senza settorialismi e provincialismi e introduce
la questione intellettuale nell’impresa, l’Associazione la cifra
organizza in città incontri con imprenditori, intellettuali, filosofi
e artisti per dare testimonianza del loro itinerario e della loro impresa.
Oggi non si può più assecondare il pregiudizio secondo cui cultura e impresa non abbiano nulla a che fare tra loro. Rimane nel pregiudizio anche l’investimento in cultura di alcune banche e aziende per ragioni solamente pubblicitarie. In realtà, l’impresa non ha bisogno di cercare nobilitazione nella cultura, né la cultura ha chance di trarre profitto da questo compromesso.
Ascoltando imprenditori, giornalisti, economisti e amministratori pubblici ci si accorge che la sfida e la scommessa sono quelle di trovare il modo dell’integrazione tra cultura e impresa, tra arte e finanza, proprio com’era nella lezione del rinascimento, secondo cui la mano non è mai stata seconda all’intelletto.
Peraltro, l’imprenditoria del Nordest, ha dato dimostrazione di trovata e invenzione. Che questo patrimonio giunga a valorizzazione è essenziale per chi, giovane, oggi, si trova a inaugurare l’avventura dell’impresa. Questo sia per chi provenga da una famiglia di imprenditori — la generazione di per sé non può essere garanzia di proseguimento e continuità — sia per chi decida di avviare una nuova industria. In azienda occorrono gli strumenti intellettuali per instaurare dispositivi di direzione non generalizzabili ma particolari. Solo tenendo conto della cultura, dell’arte e dell’invenzione tale particolarità può giungere a qualificarsi. Quindi, una formazione linguistica e intellettuale, una formazione al dispositivo d’impresa, essenziale per la direzione serve a sfatare i fantasmi che assillano gli imprenditori, il passaggio generazionale, la concorrenza dei mercati nuovi, la gestioni del personale, occorre che intervenga il racconto. E allora la memoria si scrive e l’impresa si trova nel valore assoluto.
In questa direzione, il progetto si tesse via via, con lo strumento delle interviste a imprenditori e dirigenti della città che si trovino nel rischio di direzione e di impresa. Tra queste, l’Associazione ha pubblicato nel proprio sito web (www.pordenone.cifrematica.com) quella a Diletta Palazzetti in cui si racconta di come, insieme al marito Lelio, sono giunti a fondare un’impresa. Storia ricca di aneddoti e indicazioni preziose in cui entusiamo e determinazione testimoniano di come l’avventura imprenditoriale non prescinda dalla salute intellettuale. “Cinque cose fondamentali per il giovane che sta per avviare un’impresa”, afferma, “volontà, volontà, volontà, volontà e ingegno!”. Essenziale anche la testimonianza di Angelo Piccinin in cui sottolinea il contributo intellettuale della formazione cattolica all’impresa e all’industria.
Antonella Silvestrini, “Il Gazzettino”, 12 dicembre 2002
Del tutto nuovo il dispositivo instaurato dall’Associazione cifrematica di Pordenone con la Banca Popolare FriulAdria per l’avvio di questo progetto su “Il capitalismo intellettuale nella famiglia, nella banca e nell’impresa”. Nuovissimo perché la banca si mette in gioco in modo differente e, intervenendo direttamente e promuovendo occasioni di dibattito e di confronto anche su questioni che riguardano il proprio ambito specifico, apre le porte al pubblico e lo invita ad una conferenza di prima grandezza.
Carlo
Sini è uno dei pochi filosofi italiani che non tratta la filosofia come
una disciplina. Della filosofia raccoglie e annota il contributo nell’esperienza
e nella vita stessa.
Nato a Bologna nel 1933, insegna Filosofia teoretica all’Università
Statale di Milano. Accademico dei Lincei e membro dell’Institut International
de Philosophie di Parigi, ha tenuto lezioni, conferenze e seminari in tutto
il pianeta. Ha collaborato per molti anni con le pagine culturali del “Corriere
della Sera” e collabora tuttora con la stampa, la radio e la televisione.
Pubblica con molte case editrici e per Spirali dirige la collana di filosofia
“Come pensare”.
Tra
le sue pubblicazioni, che oggi ammontano a una trentina di libri, molti dei
quali tradotti in varie lingue, e a innumerevoli saggi e articoli, ricordiamo
Kinesis (Spirali), Immagini di verità (Spirali), Il
silenzio e la parola (Marietti), I segni dell’anima (Laterza),
Il simbolo e l’uomo (Egea), Filosofia teoretica (Jaca
Book), Filosofia e scrittura (Laterza), Teoria e pratica del foglio
mondo (Laterza), Etica della scrittura (Il saggiatore), Idoli
della conoscenza (Cortina). Di recente è apparso per Spirali La
libertà, la finanza, la comunicazione che verrà presentato
in quest’occasione.
La sua indagine intorno al pensiero greco e alla fenomenologia di Hegel e Husserl
è proseguita poi con la filosofia di lingua inglese, con lo strutturalismo
francese, con Nietzsche, Heidegger e l’ermeneutica contemporanea fino
a un elaborazione originalissima intorno alla questione della scrittura. È
essenziale il suo contributo allo studio e alla diffusione dei testi del pragmatismo
americano in Italia (Charles Sanders Peirce, Chauncey Wright). Nuove, dunque,
le elaborazioni intorno alla nozione di segno, di testo, di palinsesto e di
etica della scrittura.
Nel suo ultimo libro La libertà, la finanza, la comunicazione Sini
sottolinea che la libertà intellettuale, imprescindibile per la finanza,
l’impresa e la soddisfazione, nulla ha a che spartire con il principio
di “libertà di espressione” in nome del quale troppo spesso
viene giustificata la via più facile, più volgare e più
legata all’immediato successo. La particolarità e la bella differenza
che solo l’arte, la cultura e la formazione intellettuale mettono in risalto
rischiano di essere spazzate dall’indifferenza in materia di humanitas.
“Niente è più profondamente violento oggi, sulla terra —
scrive Sini — dell’imposizione, tramite la cosiddetta “libera
espressione”, del modello dell’uomo planetario omologato”.
Sini compie un’analisi del conformismo dell’epoca, di questo “totalitarismo
democratico” considerato nei vari settori, dall’editoria, all’università,
ai mass media, luoghi, salvo rare eccezioni, del dispiegamento dell’incultura.
Occorre chiedersi, dunque, se la scuola e l’università siano ancora
luoghi autentici di formazione o non tendano piuttosto alla più facile
con-formazione. Al tempo stesso, nell’azienda, la formazione non può
essere limitata all’acquisizione di abilità tecniche e procedure
per il più facile espletamento delle pratiche produttive. Solo l’educazione
all’intellettualità consente di instaurare il criterio di valore
con cui l’esperienza per ciascuno giunge a qualificarsi.
Carlo Sini è forse l’unico filosofo italiano che introduce il modo della narrazione e del racconto nell’esposizione, che è il terreno esclusivo sul quale si incontrano maestri di vita.
Antonella
Silvestrini, “Il Gazzettino”, 12 dicembre 2002
“La
libertà, la finanza, la comunicazione”: è stato questo il
tema della conferenza (organizzata dall’Associazione la cifra di Pordenone
in collaborazione con FriulAdria a Palazzo Badin) tenuta dal prof. Carlo Sini,
docente di Filosofia teoretica alla Statale di Milano e Accademico dei licei.
Professore, forse non era mai accaduto prima che tutti i rettori dessero
le dimissioni come gesto di protesta per gli scarsi finanziamenti. Come ha reagito
a questa notizia?
Io ho detto nel
mio cuore: finalmente. Perché i rettori da tempo secondo me dovevano
mettersi in massa di fronte a certi aspetti della proposta di legge. Non si
è mai trovato un’unità di intenti. È stato molto
difficile. Qui la disinformazione ha voluto dire moltissimo. La riforma ci ha
attraversato senza che noi ci potessimo mai bene rendere conto di quello che
si stava facendo e di quali erano le tappe. Adesso le dimissioni dei rettori
è l’ultima spiaggia di fronte a uno scandalo evidente perché
i tagli non consentono la vita quotidiana delle università. Non consentono
di comprare le penne e le matite. È chiaro che a questo punto una persona
responsabile non può continuare a fare il rettore. La risolveranno all’italiana:
cioè rastrellando un po’ di milioni per tirare avanti. Ma non è
questa la soluzione. L’autonomia è stata una grande fregatura.
Ci ha impoverito, non arricchito. L’idea che ci fosse un finanziamento
attraverso sponsor può funzionare in certe facoltà, non può
funzionare in tutte le facoltà. Chi vuole che finanzi come sponsor la
lettura dei papiri egiziani?
Libertà, finanza e comunicazione. Ritiene che una delle tre possa
andare senza le altre?
Penso di no. Penso
che solo una finanza efficiente e sana possa creare le condizioni della libertà.
Ma d’altra parte oggi soprattutto la libertà sarebbe un concetto
astratto senza una comunicazione efficiente e onesta. Naturalmente queste stesse
possono pervertirsi nel loro contrario. Come sappiamo benissimo una cattiva
finanza non genera libertà. Una libertà soltanto a parole non
è vera libertà, ma solo libertà di principi formali e una
comunicazione inquinata non informa ma disinforma.
Intellettuali e impresa: quale contributo può dare oggi l’intellettuale
all’impresa?
C’è
una grande animazione su questo tema. L’impresa desidera capire certe
cose che oggi diventano urgenti. Ha compreso che non si tratta più semplicemente
di fare le cose secondo procedimenti tecnici o semplicemente economici. Si tratta
di interpretare il mondo in cui questa attività si svolge. Interpretare
un mondo non è affare di per se dell’impresa, ma di un’impresa
che imbarca conoscenze intellettuali. Questo è molto interessante, credo
che questo nesso abbia un futuro.
Quale contributo, invece, possono dare banche e imprese all’arte
e alla cultura?
Dovrebbero dare
alla cultura la libertà di potersi esprimere con i suoi tempi, i suoi
ritmi e le sue modalità. Dovrebbe, dico, perché invece questa
mentalità non l’abbiamo raggiunta. Ce n’era di più
quando c’era il signore rinascimentale che poneva certe condizioni all’intellettuale,
ma poi lo lasciava libero. Anche perchè allora i tempi della vita erano
molto più dilatati. Oggi c’è meno libertà, vedo alcuni
miei colleghi che lavorano in una grande casa editrice non hanno un minuto per
pensare, non hanno un minuto per lavorare liberamente sulle loro idee.
Davide Lisetto, “Il Gazzettino”, 15 dicembre 2002
Il professor Carlo Sini insegna filosofia teoretica all’università
statale di Milano ed è autore di una trentina di libri, fra cui l’ultimo
dal titolo La libertà, la finanza, la comunicazione (Spirali
editore). E proprio di questo è venuto a parlare a Pordenone, su invito
dell’associazione La cifra diretta da Antonella Silvestrini.
La sala affrescata di palazzo Badin in piazzetta Cavour a Pordenone, di proprietà
della Banca Popolare FriulAdria, era al completo. Sini ha parlato per più
di un ora con una affabilità e una chiarezza encomiabili. E sì
che gli argomenti non sono stati di facile discorsività. I cosiddetti
diritti di espressione, almeno in occidente, conquista di tre secoli di lotte,
sono in pericolo di depravazione, di “cinica licenza” in una società
dominata dalla sistematica offesa al gusto. Ma è possibile applicarli
all’umanità intera? La risposta del professore è stata “no”.
Esiste la necessità di salvaguardare le altre culture millenarie, che
hanno maturato una visione dell’uomo e della vita associata ben diversa
dalla nostra. Non è possibile esportare leggi e costumi, pur essendo
convinti che da noi la democrazia abbia ormai radici solide e sia unanimemente
accettata. E a proposito di democrazia bisogna precisare che non è un
bene assoluto, ma senza dubbio la forma migliore di governo fra tutte quelle
possibili. Ciò significa che il singolo deve sacrificare la propria aspirazione
alla completa libertà mettendosi in rapporto con gli altri, in un ambito
di regole politiche imposta da un’organizzazione statale che sta al di
sopra. E al centro di questi rapporti vi è il denaro. Oggi viviamo uno
stato di crisi, soprattutto a causa del dominio del capitale universale, della
cosiddetta globalizzazione delle risorse finanziarie e produttive. Lo stesso
mondo imprenditoriale sente il bisogno di far entrare “la cultura”
nell’azienda, per tentare di rompere una forma di spirale perversa che
si avvita su se stessa, creando disumanizzazione ed eccessi di specializzazione
alienante. E così gli umanisti, letterati e filosofi, sono chiamati a
dire parole di speranza e di nuovo indirizzo all’interno di una realtà
sempre più accelerata dalle leggi del profitto e della competizione.
E questo è un segnale di ottimismo per le future generazioni.
Oggi in un sistema di globalizzazione mercificata, la filosofia ha ancora un
valore? “Assolutamente sì — ha osservato Sini — anche
se nella pratica sembra prevalere la scelta delle materie economiche. È
in aumento la richiesta da parte giovanile di studi filosofici”. La filosofia
le ha fornito strumenti adeguati per vivere meglio? “Direi di sì.
Mi ha fornito l’abito mentale alla riflessione e alla critica”.
L’università è in aperta crisi? “Sì. E temo
che sia irreversibile. Bisogna avere nuove risorse, è ovvio, ma anche
nuovi indirizzi formativi”.
Gianni
Di Fusco, “Messaggero Veneto”, 4 gennaio 2003