"Occhio alla falsa felicità". |
rassegna stampa |
"Il malessere
del vivere" affrontato da specialisti durante un incontro di quartiere
Alcuni utili consigli
Ecstasy,
alcool, psicofarmaci, non sono che sintomi paralleli di un identico male di
vivere. Un tema quanto mai attuale, quello sulle nuove droghe, che è
stato affrontato in termini stimolanti e inediti giovedì scorso dalla
dottoressa Antonella Silvestrini dell'Associazione psicanalitica la cifra,
in un incontro promosso dalla Circoscrizione Nord. Pillola e bicchiere: nient'altro
che maldestre vie di fuga dai perché della vita, tentativi di eludere
le prove di realtà, speranze di aggirare "la porta stretta"
di un itinerario di ricerca personale. Di certo chi si attendeva una tranquillizzante
lettura sociologica o una somministrazione di ricette e buoni consigli sarà
rimasto deluso.
"Falsa è l'idea che la felicità venga dalla prevenzione della
sofferenza — ha detto la relatrice — perchè la felicità
esige la particolarità di un percorso, né è affidabile
a un consiglio che valga per tutti. La soddisfazione non è la voglia,
ma la constatazione del profitto intellettuale scaturito da una propria personale
creatività". Che poi si "crei" un romanzo, un oggetto
o un lavoro ben fatto, aggiungiamo noi, è evidentemente lo stesso.
"In Il disagio e la civiltà — ha proseguito —
Freud sottolinea che la rinuncia rispetto a una difficoltà conduce verso
un'altra rinuncia e poi un'altra ancora, finché si comincia a rinunciare
anche alla vita assumendo piccole dosi quotidiane di morte. Cerchiamo noi per
primi quale sia la via più breve, stupendoci poi se i giovani fanno altrettanto
con l'alcool o la droga".
In realtà il termine farmaco discende dal greco pharmakon che
significa rimedio-veleno. Dunque, secondo la Silvestrini, non c'è farmaco
che sia solo rimedio, perché a seconda dell'uso che se ne fa può
volgersi in veleno. Ma torniamo agli ultimi episodi dell'ecstasy.
"Non si può ridurre il problema alla condizione giovanile né
interpellare i chimici perché ricerchino sostanze sostitutive —
ha concluso la dottoressa —, troppo spesso la psicoterapia ufficiale tende
a confondere il benessere con la salute. Ma il benessere è l'idea del
piccolo piacere momentaneo e nulla ha a che vedere con la salute, che esige
un accidentato itinerario necessariamente dominato dal dubbio". Dubbio
inteso non come arido relativismo, ma come stimolo fecondo alla ricerca della
verità.
Messaggero
di Pordenone, 15 novembre 1999