Il difficile mestiere di genitore |
rassegna stampa |

Tanti
spunti di riflessione, nessun precetto, né istruzioni per l'uso. Questa
l'impostazione della prima conferenza tenuta l'altra sera dalla psicanalista
Antonella Silvestrini, nella sala municipale del municipio di Fontanafredda,
nell'ambito del ciclo d'incontri per genitori e insegnanti promosso dal Comune
in collaborazione con l'Associazione psicanalitica la cifra, dal titolo
"Educare oggi: genitori, insegnanti, mestieri impossibili?". Chi,
dunque, si attendeva indicazioni e norme sarà rimasto deluso, perché,
secondo la Silvestrini, non c'è nulla di meno indicato delle risposte
preconfezionate per favorire il processo educativo, sia nel rapporto genitori-figli,
sia nel corso di una conferenza sul tema.
"Educazione — ha detto la relatrice — non significa prescrizione
di regole: è, piuttosto, un delicato processo d'identificazione che presuppone
due personalità libere dalla pretesa di essere depositarie di verità
assolute. Ciò significa che non solo l'allievo, ma anche il maestro deve
sentirsi a sua volta allievo dell'altro, perché sa che, nel momentoo
in cui cede qualcosa di sé, altrettamto ne riceve". L'educazione,
lungi dall'essere un travaso di conoscenze da una mente all'altra, è
quindi un orientamentoi finalizzato alla qualità della vita. Ad affermarlo
è niente meno che il fondatore della psicanalisi, il cui pensiero non
pare affatto sbiadito dallo scorrere del secolo di storia che lo separa da noi:
"Il Freud di cui parlo — ha spiegato la Silvestrini — non ha
nulla a che vedere con la sua teoria ridotta a codice prescrittivo che la figlia
Anna ha trasmesso agli Stati Uniti, determinando così la nascita della
psicanalisi americana; è, invece, colui che affermava che noi adulti
non comprendiamo più i bambini perché non comprendiamo più
la nostra infanzia, il Freud dei casi narrati come quello del piccolo Hans,
il Freud dell'elaborazione del concetto di lapsus".
Che fare, dunque, col bambino capriccioso, svogliato, refrattario a ogni "buona"
educazione? "Mai raccogliere la sua provocazione — suggerisce la
psicanalista pordenonese —, non farsi cogliere dall'ansia d'intervenire
in qualsiasi modo. Attivare, invece, un dispositivo fondato sull'ascolto, più
efficace dell'intervento immediato, che è sempre riduttivo perché
blocca sul nascere la parola, e nelle parole c'è sempre qualcosa di straordinario
che non dev'essere sprecato". Il ciclo d'incontri tenuti dalla dottoressa
Silvestrini proseguirà oggi con la conferenza "I bambini e l'altro"
e si concluderà martedì 16 con "Gioco e lavoro: tv, computer
e videogiochi".
Caterina Diemoz, "Messaggero Veneto", martedì 9 maggio 2000