"Male oscuro", la paura non sia immobilismo
rassegna stampa
 

male oscuroL'angoscia, la paura, il panico sono stai oggetto di trattazione nell'incontro organizzato dall'Associazione psicanalitica di Pordenone la cifra nell'ambito di un breve ciclo di conferenze intitolato "Il disagio e la salute". Numeroso il pubblico accorso per l'occasione al ridotto del Verdi, richiamato vuoi dalla specificità di tematiche sempre attuali, vuoi dall'interesse crescente per ciò che si muove intorno alla psiche e intorno alla complessità dell'umano agire. Questa seconda conferenza, tenuta da Antonella Silvestrini, non ha sciorinato facili soluzioni ed antidoti infallibili volti a curare il manifestarsi di questi "mali oscuri" bensì ha evidenziato come la psicanalisi scientifica, basata sull'ascolto, suggerisca che la paura non rimanga nell'ineffabile ma che entri nell'atto di parola, che la paura stessa non diventi il regno dell'immobilismo ma si trasformi in una questione intellettuale. Nella sua disamina la relatrice ha spiegato che "la paura è il modo in cui si avverte l'esistenza di una legge inconscia impadroneggiabile.
Il principio della paura è il principio in nome del quale si erige la giustificazione per esimersi dal fare e dall'intendere. Nel segno della paura vengono sospesi l'audacia e il rischio. Il debordamento della paura rispetto al presunto motivo reale è indice di una portata inconscia che va ascoltata. La paura estrema, infatti, è la percezione del ritorno del rimosso, della funzione del padre. Come tale non può essere assunta dal soggetto se non per volgerla nel principio di controllo". Attraverso un articolato, quanto fideistico, lavoro condotto tra teorie psicanalitiche, citazioni letterarie e casi clinici esemplari, Antonella Silvestrini ha parlato di istanze pulsionali, di inibizioni e fantasie sessuali nel bambino, del ruolo svolto dai genitori, nonché di fobia, di angoscia di castrazione e di abbandono, di panico, concludendo così: "quando le cose incominciano, la paura funge da indizio, si fa sentinella della loro sintassi: la paura ordinaria è paura di questa paura e va ascoltata".


Giovanna Calvo, "Il Gazzettino", 14 giugno 1998.