rassegna stampa

CIFREMATICA

 

Saper coniugare lavoro e famiglia. Stasera ne parla Marina Scrosoppi.

 

Ci saranno temi che stanno a cuore ai friulani, da sempre considerati grandi lavoratori ma nel contempo molto attaccati alla famiglia, stasera al centro dell’incontro sulla cifrematica, organizzato da La cifra di Pordenone nell’ambito del progetto “Il capitalismo intellettuale nella famiglia, nella banca e nell’impresa” che si terrà alle 21 nella sala conferenze dell’ex convento di San Francesco. Ma vediamo alcune anticipazioni con la psicanalista e imprenditrice, Marina Ines Scrosoppi, relatrice alla seconda lezione introduttiva alla conferenza con Armando Verdiglione che si terrà il 10 aprile.

 

Molti imprenditori sostengono che il lavoro limita la vita familiare e che la famiglia limita l’attività lavorativa. Come far conciliare questi due aspetti?

Lavoro e famiglia non sono due termini in opposizione. La famiglia è la traccia l’apertura originaria da cui le cose procedono: anche il lavoro. L’impresa esiste perché c’è la famiglia, non viceversa.

 

Lei è nipote di Luigi Scrosoppi, sacerdote vissuto nel diciannovesimo secolo, che recentemente la chiesa cattolica ha dichiarato santo per le sue opere e l’intercessione per diversi miracoli. Come accadono i miracoli?

Innanzitutto sono onorata di essere nipote di un santo che mi indica ciascun giorno la via pragmatica, che è proprio la nozione di miracolo, così come la scienza della parola l’ha elaborato. Facendo, qualcosa accade: questo il miracolo.

 

Si può considerare impresa il lavoro di operai, impiegati pubblici, insegnanti, studenti, casalinghe?

“A ciascuno la sua impresa” è uno dei motti del secondo rinascimento. Con questo si intende che l’impresa non è necessariamente la fabbrica o l’industria, ma la particolarità, lo specifico secondo il quale ciascuno trae le cose verso la qualità.

 

Ha detto altrove che in Friuli occorre l’integrazione di cultura e impresa. Può precisare?

L’integrazione fra cultura e impresa non occorre solo in Friuli, ma è un’esigenza irrinunciabile ovunque. La forza, la tenacia, la laboriosità, la serietà in Friuli, se integrate con l’arte e la cultura, possono dare esiti di riuscita molto più evidenti che altrove.

 

“Messaggero Veneto”, mercoledì 12 marzo 2003