ISTERIA, PER CHI NON ASCOLTA |
rassegna stampa |
DONNA 2000
Quante
volte abbiamo sentito delegittimare o sminuire una donna definendola “isterica”?
Oppure, chi non ha mai pensato che le donne portano guai? “Sono pensieri
o modi di dire — dice Antonella Silvestrini — che nascondono dei
fantasmi, tradiscono la paura verso la donna, l’inquietudine che essa
suscita”.È da questa constatazione che è partito il corso
dedicato a “Donne e psicanalisi”, organizzato dall’Associazione
psicanalitica la cifra.
Il primo incontro riguardava proprio il tema “Il discorso isterico e l’invenzione
della psicanalisi”. La relatrice, Antonella Silvestrini ha saputo parlare
con competenza e nello stesso tempo con chiarezza di un tema tanto affascinante
quanto delicato come quello dell’isteria, fenomeno tipicamente femminile
che ci riporta alla questione della donna. Secondo la Silvestrini, l’isteria,
che spesso si esplica attraverso l’afasia, la balbuzie, lo strabismo,
la paralisi degli arti o le contrazioni muscolari, è il contrario della
paranoia.
Nella storia del pensiero è avvenuto qualcosa che ha voluto soffocare la parola. “Al mythos (parola) — spiega la Silvestrini — è stato sostituito il logos, la definizione, la norma, esplicitata molto bene dai tre principi di non contraddizione, di identità e di terzo escluso, formulati da Aristotele”. Però la logica razionale, volendo tutto definire e significare, volendo attribuire alla realtà una normativa, di fatto la dimentica perché la parola è all’origine e per coglierla bisogna ascoltarla nel silenzio. Il pensiero occidentale ha disperatamente, anzi, paranoicamente tentato di dare un senso alle cose, di ritrovare il Padre, senza rendersi conto che è innominabile (ad esempio Jahvè, il nome di Dio, è impronunciabile: lo sanno molto bene gli ebrei).
Nel
loro delirio paranoico gli uomini sono arrivati a bruciare in quattro secoli
otto milioni di streghe perché la donna ha qualcosa che inquieta. Questo
qualcosa, secondo la relatrice, è proprio la consapevolezza che non si
può dire il Padre. “La donna è portatrice di un senso che
non si attiene alla logica predicativa, al codice, alla morale leguleia. La
donna sospende il principio di autorità sul quale vorrebbe fondarsi il
dominio del Padre che spiega e definisce tutto. Senza sapere insinua il dubbio,
deborda, non sta al tema, ma tutte queste mancanze di lucidità o tutti
i sintomi isterici che rendono così vulnerabile la donna, in realtà
sono la cartina al tornasole per riaffermare che il nome è senza nome,
cioè che non si può pretendere di conoscere la realtà piegandola
ai nostri canoni mentali ma che bisogna ascoltarla”.
L’isterica, allora, secondo la psicanalisi, vorrebbe essere una donna
che sancisce la mentalità maschile, ma proprio attraverso i suoi sintomi
lascia capire che la logica del dominio non è attendibile. Alla donna
allora spetta il compito di assumersi il rischio di uscire dal pensiero maschile
che la vorrebbe o madre, quindi colei che tutela i figli e il buon nome della
famiglia, o merce di scambio. Le donne non possono fuggire dalla questione che
le riguarda e cioè al perché del loro essere al mondo.
Il prossimo incontro avrà luogo giovedì 6 marzo alle 17,30 a Cinemazero e tratterà il tema :"Il contributo delle donne psicanaliste alla psicanalisi".
Daniela
Dose, “Il Gazzettino”, martedì 4 maggio 1999