La psicanalisi e l’enigma donna |
rassegna stampa |
IN SALA PASOLINI
Anna
Freud, Lou Andreas Salomè, Melanie Klein: il “posto di osservazione”
privilegiato dell’universo femminile.
Secondo incontro con la psicanalisi in sala Pasolini. Tema trattato dalla dottoressa Silvestrini: “Il contributo delle donne psicanaliste alla psicanalisi”. Un contributo importante perché lo steso Freud disse che la donna è un enigma “un continente nero”, e che due sono le strade per avvicinarsi a un simile mondo: la poesia e la voce delle stesse donne. Anche Lacan sosteneva che il pianeta donna fosse decisamente misterioso: arrivò a definirlo “buco nero”.
“Donne, diteci voi chi siete e cosa volete”: una vera provocazione al sistema dei codici e delle classificazioni seriamente consolidato. “Provocazione alla genealogia morale”, nel senso che Nietzsche volle attribuire a questo termine, cioè a quell’insieme di principi e di regole comportamentali che la tradizione, soprattutto cristiana, ha imposto in modo acritico come degli assoluti su cui non è dato discutere. E la provocazione riguarda, sempre secondo Lacan, l’assenza di “parola” nella donna, cioè di quello strumento di identificazione e di imposizione relazionale che la società maschilista ha sempre considerato fondamentale.
La
donna, secolarmente, si direbbe “espulsa”: si ripresenta con la
sua carica di “essenzialità” e di “immunità”,
mettendo in scacco la sicurezza di una realtà regolamentata da cadenze
e da necessità economiche di stampo maschilista.
E le donne psicanaliste sono l’altra faccia del segreto, del vitalissimo
magma che condiziona — ormai non ci sono più dubbi — la cosiddetta
verità della coscienza
Lou
Andreas Salomè, Anna Freud, Helene Deutsch, Karen Horney, Melanie Klein,
Luce Irigaray e, naturalmente molte altre, rappresentano un indiscutibile contributo
di apertura “sull’oscurità dell’inconscio”, proprio
per l’unicità del loro “posto di osservazione” e di
contrapposizione.
Hanno direttamente avuto a che fare con Freud, la figlia, ovviamente, Anna Freud
(che ha tentato di “depurare il testo paterno dagli influssi ebraici avvicinandolo
al protestantesimo”, indicando un tema forte di discussione e di approfondimento,
quello della mancanza del pene nella donna che sfocia nella sublimazione dell’arte,
o dovrebbe sfociare); Melanie Klein (che ha posto l’accento sull’invidia
del seno da parte del maschio in contrapposizione all’invidia del del
pene nella femmina; quindi ha ripreso il complesso di castrazione che il maestro
Freud aveva elaborato con grande ricchezza di particolari partendo dall’osservazione
diretta dei comportamenti infantili); e la Salomè che Freud definì
“una donna assolutamente straordinaria”, l’unica a capire
veramente la sua dottrina. Con lei il rapporto fu decisamente professionale,
anche perché gli amori della giovane russa dall’intelligenza rivoluzionaria,
erano appannaggio di Nietzsche, di Rilke, di Schintzler, di Hofmansthal.
Gianni
di Fusco, “Messaggero Veneto”, sabato 8 maggio 1999