LE “PENSATRICI” DOPO FREUD |
rassegna stampa |
Nel
secondo incontro dedicato al tema “Donne e psicanalisi”, Antonella
Silvestrini, presidente dell’Associazione psicanalitica di Pordenone
la cifra, ha parlato del contributo che studiose psicanaliste come Lou
Andreas Salomè, Anna Freud, Helene Deutsch, Karen Horney e Melanie Klein,
hanno dato alla psicanalisi.
Partendo dagli scritti di Freud, queste pensatrici hanno sviluppato un pensiero
sulla questione della donna. Secondo la Silvestrini però, la lettura
che queste psicanaliste, a eccezione della Salomè e della Klein, hanno
fatto della teoria freudiana sulla fase edipica, ha distolto lo sguardo dalla
questione della differenza.
“Prendendo alla lettera — ha spiegato la Silvestrini — quanto Freud ha detto sul passaggio del bambino e della bambina dalla fase pre-edipica a quella edipica, le suddette psicanaliste hanno commesso l’errore di dimenticare che la percezione originaria della mancanza è un’esperienza sia dei maschi, sia delle femmine. Ciò che va elaborato per accogliersi è la ‘castrazione’ iniziale, cioè il distacco da un’unione fusionale con la madre. L’idea della fusione, e il tentativo di ripristinarla, porta inevitabilmente uomini e donne a uno scacco. Occorre invece — continua la relatrice — lasciare che la mancanza sia. Da ciò si impara che la vita non si fonda sull’avere, sul possesso, sul mito della rifondazione e ricostituzione del fondamento primo”.
Non è un caso che nell’immaginario collettivo la figura che più potentemente ha inciso non è quella della madre con il bambino, ma della madre presso la croce. La madre che sta accanto al figlio morente è un bellissimo esempio di colei che sa che nemmeno il figlio le appartiene. Il non trattenere, il donare, allora, sono cifre di una capacità di accogliersi senza avere la pretesa di fondarsi, di possedere per essere. Secondo la Silvestrini, pertanto, risultano superate le teorie femministe che vorrebbero far partire la questione della donna dalla famosa invidia della bambina per il pene e della relativa rabbia nei confronti della madre che non l’ha dotata di un “simile strumento”.”In questo modo — spiega la relatrice — il discorso della donna si esaurisce nel tentativo di ripristinare una presunta mancanza originaria o nel desiderio di restaurare il rapporto fusionale pre-edipico con la madre”. Facendo propria l’interpretazione che Armando Verdiglione fa della lezione freudiana, la Silvestrini ritiene che la scoperta edipica del c’è o non c’è, fonda, in quanto mancanza originaria, la differenza.
Tra le psicanaliste proposte, la Klein e la Salomè hanno dato forti contributi alla questione della donna. La Klein ha scoperto che l’invidia blocca la donna in una posizione di non visione e quindi di non conoscenza. L’invidia toglie alla donna la possibilità di potersi costituire come soggetto della visione. La donna, quindi, deve lasciare la lamentela. Su questa linea è anche la Salomè. Tra le sue affermazioni più belle leggiamo: “Lo sposo non è l’altra metà, ma l’interlocutore intellettuale con il quale raggiungere un obiettivo”. E ancora: “La donna aggiunge al discorso ciò che manca, riesce sempre ad approfondire e a legare le realtà”.
Concludendo si può dire che la psicanalisi non è solo uno strumento terapeutico, ma una ricerca esistenziale uno stile di vita che accoglie il dubbio e fugge dal fare bilanci positivi o negativi, che invece presupporrebbero sempre modelli ideali ai quali rapportarsi e rispetto ai quali sentirsi più o meno adeguati.
Daniela
Dose, “Il Gazzettino”, martedì 11 maggio 1999