DONNE E PSICANALISI |
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incontro con la psicanalisi in sala Pasolini. Tema trattato dalla dottoressa
Silvestrini, “Le donne, il mito della madre, l’impresa”. Come
riposizionare la donna nella società, come proporre una nuova visione
del suo essere così complesso e naturalmente diverso: questo, in sintesi,
l’assunto.
Finora, anche le iniziative cosiddette femministe hanno rivelato un atteggiamento
di contrapposizione, quindi di dipendenza sostanziale, nei confronti del mondo
maschile. I ginecei in contrasto con gli androcei.
Qual è il fare delle donne? In genere la donna imprenditrice resta una donna “fallica”, cioè con caratteristiche di mascolinizzazione che non la liberano dai suoi sostanziali atteggiamenti di verità e di intelligenza operativa. Bisognerebbe, in ogni caso, capire che il “fare” non è né maschile né femminile.
Attraverso la storia, la donna è sempre stata oggetto di dominio e di classificazione da parte dell’uomo, come se l’uomo avesse delle prerogative di superiorità e di dominio per naturale disposizione. Nel Rinascimento, per esempio, l’uomo ha permesso alla donna di emergere. L’Ariosto, e prima di lui il Boccaccio, ha cantato le donne secondo una visione nuova, per non dire privilegiata. E anche il teatro ha permesso l’ingresso della donna nella recitazione. E poi, in Francia e in Inghilterra, dal settecento, la donna è diventata una provocazione agli scrittori, i quali hanno scritto per le donne e ne hanno atteso il giudizio.
Ma un tema di grande significato simbolico è quello della donna-madre,
che fin dall’antica Grecia si ricollega al mito della verginità
e della procreazione. La civiltà greca considerava la donna, simbolicamente,
come la morte, come la depositaria del tempo, da dare o da togliere. Poi, il
Cristianesimo ha introdotto l’immagine assai suggestiva di Maria Vergine,
cioè della maternità staccata dalla sessualità.
Il Protestantesimo invece, con Calvino, ha negato il valore della verginità,
introducendo una visione della donna molto diversa, molto più legata
alla corporeità e alla facile demonizzazione della sessualità.
E la madre diventa protagonista, chiaramente, nel rapporto con i figli. I quali
dipendono in maniera determinante dal tipo di educazione che la madre sa organizzare.
Se troppo possessiva o sostitutiva delle loro scelte individuali, è come
se li narcotizzasse e quindi impedisse loro di crescere con una personalità
ben definita. Se troppo distaccata, per non dire indifferente, è come
se non concedesse loro le basi psicologiche ed emotive per un giusto equilibrio
interiore.
Un bel libro di Elias Canetti — La lingua salvata — contiene
spunti molto interessanti sul rapporto, sempre problematico, tra madre e figlio.
Un rapporto che oggi, in questo tipo di società convulsa e persino destabilizzata,
è diventato problema fra i più seri.
Gianni
di Fusco, “Messaggero Veneto”, sabato 15 maggio 1999
LE “PENSATRICI” DOPO FREUD
Nel
secondo incontro dedicato al tema “Donne e psicanalisi”, Antonella
Silvestrini, presidente dell’Associazione psicanalitica di Pordenone
la cifra, ha parlato del contributo che studiose psicanaliste come Lou
Andreas Salomè, Anna Freud, Helene Deutsch, Karen Horney e Melanie Klein,
hanno dato alla psicanalisi.
Partendo dagli scritti di Freud, queste pensatrici hanno sviluppato un pensiero
sulla questione della donna. Secondo la Silvestrini però, la lettura
che queste psicanaliste, a eccezione della Salomè e della Klein, hanno
fatto della teoria freudiana sulla fase edipica, ha distolto lo sguardo dalla
questione della differenza.
“Prendendo alla lettera — ha spiegato la Silvestrini — quanto Freud ha detto sul passaggio del bambino e della bambina dalla fase pre-edipica a quella edipica, le suddette psicanaliste hanno commesso l’errore di dimenticare che la percezione originaria della mancanza è un’esperienza sia dei maschi, sia delle femmine. Ciò che va elaborato per accogliersi è la ‘castrazione’ iniziale, cioè il distacco da un’unione fusionale con la madre. L’idea della fusione, e il tentativo di ripristinarla, porta inevitabilmente uomini e donne a uno scacco. Occorre invece — continua la relatrice — lasciare che la mancanza sia. Da ciò si impara che la vita non si fonda sull’avere, sul possesso, sul mito della rifondazione e ricostituzione del fondamento primo”.
Non è un caso che nell’immaginario collettivo la figura che più potentemente ha inciso non è quella della madre con il bambino, ma della madre presso la croce. La madre che sta accanto al figlio morente è un bellissimo esempio di colei che sa che nemmeno il figlio le appartiene. Il non trattenere, il donare, allora, sono cifre di una capacità di accogliersi senza avere la pretesa di fondarsi, di possedere per essere. Secondo la Silvestrini, pertanto, risultano superate le teorie femministe che vorrebbero far partire la questione della donna dalla famosa invidia della bambina per il pene e della relativa rabbia nei confronti della madre che non l’ha dotata di un “simile strumento”.”In questo modo — spiega la relatrice — il discorso della donna si esaurisce nel tentativo di ripristinare una presunta mancanza originaria o nel desiderio di restaurare il rapporto fusionale pre-edipico con la madre”. Facendo propria l’interpretazione che Armando Verdiglione fa della lezione freudiana, la Silvestrini ritiene che la scoperta edipica del c’è o non c’è, fonda, in quanto mancanza originaria, la differenza.
Tra le psicanaliste proposte, la Klein e la Salomè hanno dato forti contributi alla questione della donna. La Klein ha scoperto che l’invidia blocca la donna in una posizione di non visione e quindi di non conoscenza. L’invidia toglie alla donna la possibilità di potersi costituire come soggetto della visione. La donna, quindi, deve lasciare la lamentela. Su questa linea è anche la Salomè. Tra le sue affermazioni più belle leggiamo: “Lo sposo non è l’altra metà, ma l’interlocutore intellettuale con il quale raggiungere un obiettivo”. E ancora: “La donna aggiunge al discorso ciò che manca, riesce sempre ad approfondire e a legare le realtà”.
Concludendo si può dire che la psicanalisi non è solo uno strumento terapeutico, ma una ricerca esistenziale uno stile di vita che accoglie il dubbio e fugge dal fare bilanci positivi o negativi, che invece presupporrebbero sempre modelli ideali ai quali rapportarsi e rispetto ai quali sentirsi più o meno adeguati.
Daniela Dose, “Il Gazzettino”, martedì 11 maggio 1999
ISTERIA, PER CHI NON ASCOLTA
DONNA 2000
Quante
volte abbiamo sentito delegittimare o sminuire una donna definendola “isterica”?
Oppure, chi non ha mai pensato che le donne portano guai? “Sono pensieri
o modi di dire — dice Antonella Silvestrini — che nascondono dei
fantasmi, tradiscono la paura verso la donna, l’inquietudine che essa
suscita”.È da questa constatazione che è partito il corso
dedicato a “Donne e psicanalisi”, organizzato dall’Associazione
psicanalitica la cifra.
Il primo incontro riguardava proprio il tema “Il discorso isterico e l’invenzione
della psicanalisi”. La relatrice, Antonella Silvestrini ha saputo parlare
con competenza e nello stesso tempo con chiarezza di un tema tanto affascinante
quanto delicato come quello dell’isteria, fenomeno tipicamente femminile
che ci riporta alla questione della donna. Secondo la Silvestrini, l’isteria,
che spesso si esplica attraverso l’afasia, la balbuzie, lo strabismo,
la paralisi degli arti o le contrazioni muscolari, è il contrario della
paranoia.
Nella storia del pensiero è avvenuto qualcosa che ha voluto soffocare la parola. “Al mythos (parola) — spiega la Silvestrini — è stato sostituito il logos, la definizione, la norma, esplicitata molto bene dai tre principi di non contraddizione, di identità e di terzo escluso, formulati da Aristotele”. Però la logica razionale, volendo tutto definire e significare, volendo attribuire alla realtà una normativa, di fatto la dimentica perché la parola è all’origine e per coglierla bisogna ascoltarla nel silenzio. Il pensiero occidentale ha disperatamente, anzi, paranoicamente tentato di dare un senso alle cose, di ritrovare il Padre, senza rendersi conto che è innominabile (ad esempio Jahvè, il nome di Dio, è impronunciabile: lo sanno molto bene gli ebrei).
Nel
loro delirio paranoico gli uomini sono arrivati a bruciare in quattro secoli
otto milioni di streghe perché la donna ha qualcosa che inquieta. Questo
qualcosa, secondo la relatrice, è proprio la consapevolezza che non si
può dire il Padre. “La donna è portatrice di un senso che
non si attiene alla logica predicativa, al codice, alla morale leguleia. La
donna sospende il principio di autorità sul quale vorrebbe fondarsi il
dominio del Padre che spiega e definisce tutto. Senza sapere insinua il dubbio,
deborda, non sta al tema, ma tutte queste mancanze di lucidità o tutti
i sintomi isterici che rendono così vulnerabile la donna, in realtà
sono la cartina al tornasole per riaffermare che il nome è senza nome,
cioè che non si può pretendere di conoscere la realtà piegandola
ai nostri canoni mentali ma che bisogna ascoltarla”.
L’isterica, allora, secondo la psicanalisi, vorrebbe essere una donna
che sancisce la mentalità maschile, ma proprio attraverso i suoi sintomi
lascia capire che la logica del dominio non è attendibile. Alla donna
allora spetta il compito di assumersi il rischio di uscire dal pensiero maschile
che la vorrebbe o madre, quindi colei che tutela i figli e il buon nome della
famiglia, o merce di scambio. Le donne non possono fuggire dalla questione che
le riguarda e cioè al perché del loro essere al mondo.
Il prossimo incontro avrà luogo giovedì 6 marzo alle 17,30 a Cinemazero e tratterà il tema :"Il contributo delle donne psicanaliste alla psicanalisi".
Daniela Dose, “Il Gazzettino”, martedì 4 maggio 1999
La psicanalisi e l’enigma donna
IN SALA PASOLINI
Anna
Freud, Lou Andreas Salomè, Melanie Klein: il “posto di osservazione”
privilegiato dell’universo femminile.
Secondo incontro con la psicanalisi in sala Pasolini. Tema trattato dalla dottoressa Silvestrini: “Il contributo delle donne psicanaliste alla psicanalisi”. Un contributo importante perché lo steso Freud disse che la donna è un enigma “un continente nero”, e che due sono le strade per avvicinarsi a un simile mondo: la poesia e la voce delle stesse donne. Anche Lacan sosteneva che il pianeta donna fosse decisamente misterioso: arrivò a definirlo “buco nero”.
“Donne, diteci voi chi siete e cosa volete”: una vera provocazione al sistema dei codici e delle classificazioni seriamente consolidato. “Provocazione alla genealogia morale”, nel senso che Nietzsche volle attribuire a questo termine, cioè a quell’insieme di principi e di regole comportamentali che la tradizione, soprattutto cristiana, ha imposto in modo acritico come degli assoluti su cui non è dato discutere. E la provocazione riguarda, sempre secondo Lacan, l’assenza di “parola” nella donna, cioè di quello strumento di identificazione e di imposizione relazionale che la società maschilista ha sempre considerato fondamentale.
La
donna, secolarmente, si direbbe “espulsa”: si ripresenta con la
sua carica di “essenzialità” e di “immunità”,
mettendo in scacco la sicurezza di una realtà regolamentata da cadenze
e da necessità economiche di stampo maschilista.
E le donne psicanaliste sono l’altra faccia del segreto, del vitalissimo
magma che condiziona — ormai non ci sono più dubbi — la cosiddetta
verità della coscienza
Lou
Andreas Salomè, Anna Freud, Helene Deutsch, Karen Horney, Melanie Klein,
Luce Irigaray e, naturalmente molte altre, rappresentano un indiscutibile contributo
di apertura “sull’oscurità dell’inconscio”, proprio
per l’unicità del loro “posto di osservazione” e di
contrapposizione.
Hanno direttamente avuto a che fare con Freud, la figlia, ovviamente, Anna Freud
(che ha tentato di “depurare il testo paterno dagli influssi ebraici avvicinandolo
al protestantesimo”, indicando un tema forte di discussione e di approfondimento,
quello della mancanza del pene nella donna che sfocia nella sublimazione dell’arte,
o dovrebbe sfociare); Melanie Klein (che ha posto l’accento sull’invidia
del seno da parte del maschio in contrapposizione all’invidia del del
pene nella femmina; quindi ha ripreso il complesso di castrazione che il maestro
Freud aveva elaborato con grande ricchezza di particolari partendo dall’osservazione
diretta dei comportamenti infantili); e la Salomè che Freud definì
“una donna assolutamente straordinaria”, l’unica a capire
veramente la sua dottrina. Con lei il rapporto fu decisamente professionale,
anche perché gli amori della giovane russa dall’intelligenza rivoluzionaria,
erano appannaggio di Nietzsche, di Rilke, di Schintzler, di Hofmansthal.
Gianni di Fusco, “Messaggero Veneto”, sabato 8 maggio 1999
Quella strana “paura” delle donne
PSICANALISI Sala Pasolini al completo per la prima lezione di un singolare corso
Sala
Pasolini quasi al completo per la prima lezione del corso ”Le donne e
la psicanalisi”, tenuto dalla dottoressa Antonella Silvestrini e organizzato
dall’Associazione psicanalitica di Pordenone la cifra. Sono stati
trattati tre casi paradigmatici relativi al grave fenomeno isterico e qualche
cenno storico introduttivo.
Platone dichiara l’inferiorità della donna ma la rispetta per il ruolo riproduttivo e per la inalienabile posizione sociale. Aristotele invece la considera una mostruosità naturale, con dei limiti di conoscenza nei suoi confronti proprio per le sue caratteristiche sessuali e per le sue capacità di rottura rispetto a schemi prestabiliti e organizzati.
La donna è “fuori” dai codici della logica che stabilisce il principio di identità e di non contraddizione, nel senso che la sua collocazione sovverte tali principi mediante “un debordamento” che la rende “diversa” rispetto a leggi e ordinamenti. E nel Medioevo è subito “posseduta da Dio o dal diavolo”, è quindi una santa o una strega, e l’inquisizione spagnola dal 1400 in poi creerà il mito della donna come espressione di un commercio carnale con le forze sataniche, per la cui liberazione è necessario il fuoco purificatore.
In
tempi recenti la sessualità della donna “non è spiegabile”
in termini maschilisti, perché non “gode dell’uomo”,
va oltre le conteggiabili performance maschili, tanto che Lacan ha definito
la sua reattività orgasmica “un più godimento”, un
entrare quindi in una dimensione assolutamente misteriosa o diversa, tanto da
suscitare tutta una serie di reazioni per così dire “difensive”
da parte delle istituzioni consolidate politico-sociali.
Ecco quindi che la donna non viene mai considerata per sé, ma è
sempre di qualche altro: del padre, del marito, della società in genere
che ha codificato dei ruoli ben definiti come quello di madre e di figlia, di
moglie e di amante.
Attraverso i secoli è venuta maturando una strana “paura” per la donna, a tal punto che i vari fondamentalismi religiosi continuano a prescindere dalla questione donna, come se volessero annullarla. Questa specie di paura è anche dovuta a certe manifestazioni, quasi del tutto femminili, che si possono far rientrare nel complesso capitolo dell’isteria. In antico si pensava che l’utero (da cui la parola isteria) fosse la sede di tali fenomeni, e solo alle soglie dell’era moderna si cominciò ad analizzarli con sufficiente serietà. Freud fu il primo a pensare a cause psichiche e quindi a inventare una metodica terapeutica del tutto nuova: quella della psicanalisi, cioè dell’”ascolto” e dell’elaborazione di dati che con tale metodo poteva raccogliere.
Gianni di Fusco, “Messaggero Veneto”, sabato 1 maggio 1999
Corso al via: Donne e psicanalisi
AL CENTRO STUDI
Organizzato da la cifra
“Le
donne e la psicanalisi” tema “pericoloso” se si teme di trovarsi
di fronte a “persone” che hanno un approccio alla questione donna
che non sia condizionato da visioni maschiliste, ma un tema illuminante se si
vuole scoprire un mondo ricco quanto quello dell’uomo; un universo composito,
nel quale la donna finalmente è se stessa, non quello che gli altri (marito,
figli religione, società) vorrebbero che fosse.
È
il tema del corso organizzato dall’Associazione psicanalitica la cifra
che Antonella Silvestrini terrà, dal 29 aprile al 13 maggio, al Centro
studi, in Sala Pasolini. Un corso che intende esplorare quale sia l’apporto
che la psicanalisi alla “questione donna”, attraverso la lettura
del testo di Sigmund Freud, dei contributi di Lou Andreas Salomè, Anna
Freud, Helene Deutsch, Karen Horney e Melanie Klein, sino agli scritti di Lacan
e Verdiglione. Una elaborazione che dissolve ogni dogmatismo e ogni sistematizzazione
del sapere.
E se la realtà femminile si analizza da questo punto di vista, nessuno
può sentirsi più coperto dal proprio nome, dalle istituzioni,
dalla genealogia familiare, da malintesi sensi di moralità a buon mercato
e da qualsiasi altra sorta di investitura, per astenersi dall’investire
in un’impresa sicuramente difficile.
Il primo appuntamento, giovedì 29 aprile, con “Il discorso isterico e l’invenzione della psicanalisi”.
Franco
Mazzotta, “Il Gazzettino”, venerdì 16 aprile 1999