Il viaggio intellettuale della psicanalisi.

rassegna stampa


Mercoledì una serata a Pordenone in omaggio a Massimo Meschini.

Sin dagli albori della sua ricerca Sigmund Freud indaga su ciò che sfugge all'atto di parola, comunemente creduto intenzionale. Nessuno prima di lui si era interrogato intorno all'esperienza originaria dell'atto del parlante, ovvero dell'atto di chi, cominciando a parlare, nel balbettio, si trova a combinare, tra gli infiniti, alcuni elementi invece che altri.

Con una formazione da medico e nessuna formazione linguistica, interessandosi ai sogni, alle sbadataggini, al motto di spirito, agli atti mancati, Freud si trovò a inventare una linguistica nuova, costituendo una breccia nel discorso occidentale. Tuttavia, questa breccia della parola originaria non è stata intesa e la psicanalisi è stata immediatamente letta nell'ideologia della necessità sociale. Allucinata come ancella di una società presunta malata e difettosa, la psicanalisi si è trovata chiusa nel sistema psicoterapeutico da cui, da allora, è stata monopolizzata nell'idea della guarigione. Ora come via della salvezza, ora della dannazione, ora come benefica, ora come malefica. La psicologia e la psicoterapia esistevano già prima di Freud, ma egli, parlando della terapia, insiste a precisare nei suoi scritti che la psicanalisi è una "scienza nuova" con ben altra scommessa da quella della salvezza dell'umanità a tutti i costi.

La terapia non è il fine, è un aspetto, accanto alla formazione, dell'itinerario analitico, volto alla qualità intellettuale. Precisandola come scienza, pertanto, egli la qualifica come ricerca in atto che mai può essere ricondotta alla circolarità della "visione del mondo" propria del discorso scientifico, debitore del sistema più che della scienza.

Massimo Meschini, psicanalista veneziano scomparso l'anno scorso, lettore intelligente del testo della psicanalisi, della scienza, della filosofia, della medicina, della teologia, dell'arte e della letteratura, ha promosso la psicanalisi come ricerca libera dalle briglie ideologiche professionali e confessionali di corporazioni e parrocchie. Proprio com'era nell'intendimento di Sigmund Freud, non annoverabile tra le psicoterapie. Ha combattuto per lo statuto dello psicanalista come dispositivo intellettuale che non cerca tutele o garanzie.
La nozione di disagio non può essere lasciata agli aggiornamenti statistici che lo assegnano a una sempre più tortuosa significazione nosografica o sociale. Il disagio è occasione per ciascuno per avviare una ricerca inedita e per una clinica senza pazienti, dove la salute è intellettuale e non mentale.

L'itinerario scientifico di Massimo Meschini è cominciato nel 1974 quando, durante gli studi universitari in Medicina e chirurgia, aveva cominciato a frequentare le attività del Collettivo freudiano Semiotica e psicanalisi dirette da Armando Verdiglione, a Milano. Da allora la sua formazione psicanalitica e il suo apporto al progetto culturale del Secondo rinascimento, di cui è stato fra i protagonisti, sono proseguiti incessanti, contribuendo al sorgere del Movimento Freudiano Internazionale, dell'Associazione psicanalitica italiana, della casa editrice Spirali, dell'Associazione cifrematica internazionale. Da subito, giovanissimo, ha partecipato ed è intervenuto in centinaia di congressi internazionali, master, dibattiti, conferenze in Italia e all'estero, pubblicando numerosissimi articoli e, nel 1992, il libro La scienza della parola. Dalla psicanalisi alla cifrematica, (Spirali).

Il suo secondo libro Per una clinica della parola, presentato di recente a Roma e a Milano da filosofi e scrittori importanti come Carlo Sini, Vittorio Mathieu, Ruggero Guarini e altri suoi interlocutori, è ricco di storie, aneddoti, dettagli clinici. Testimonianza del suo itinerario degli ultimi anni, fornisce materiale interessantissimo per una lettura non conformista delle questioni più attuali della nostra epoca: dalla mitologia della comunicazione a quella della depressione, dall'anoressia alla droga, dall'alcoolismo al suicidio. La vita, scrive Meschini rivolgendosi ai giovani, non ci è data naturalmente e pertanto esige sforzo intellettuale e dispositivi di direzione per la qualità. Per vivere, e non sopravvivere.

L'Associazione la cifra, sicuramente sua debitrice per l'apporto intellettuale e scientifico dato sin dalla sua costituzione, presenterà il libro a Pordenone questa sera nell'Ex convento di S. Francesco alle 20,45 in un dibattito organizzato in sua memoria sul tema "Le donne, i giovani, il viaggio intellettuale". Nell'occasione interverranno Cristina Frua De Angeli, scrittrice, psicanalista e direttrice editoriale di Spirali, Luigi Rosso, avvocato e Anna Zanon, psicanalista.

Antonella Silvestrini, "Il Gazzettino", 14 aprile 2002.