Pordenone disegna quadri di luce e pixel |
rassegna stampa |
Metti una città che ha energie creative insospettate, metti la sinergia tra due associazioni culturali da tempo attive sul territorio, metti la professionalità di una giovane gallerista con un raggio d'azione internazionale e ne esce, quasi di sorpresa, un evento che si preannuncia allettante per più di un motivo. "There is a light that never goes out / c'è una luce che non si spegne mai" è il titolo della mostra d'arte contemporanea che sarà inaugurata sabato 18 maggio a Pordenone, negli spazi di villa Galvani, dell'ex Convento di San Francesco e della galleria Sonia Rosso.
La rassegna è un esempio di produttiva collaborazione tra associazioni culturali, ubik art e la cifra associazione cifrematica di Pordenone, enti locali patrocinatori, Comune, Provincia, Regione, e una galleria privata, la galleria Sonia Rosso. Fatto in sé non nuovo ma fino ad ora solo sporadicamente attestato sull'orizzonte locale della produzione culturale nel settore dell'arte contemporanea.
Poi, questa mostra, dedicata al tema della luce, vuole essere solo il primo di una serie di appuntamenti a cadenza annuale, ideati per Pordenone. Una serie di mostre "in loop" (cioè a ripetizione), dunque, per indagare di anno in anno gli sviluppi più recenti della produzione artistica, cifrate sotto la sigla di "Cityloop". Sigla programmatica, quasi un auspicio a realizzare quella continuità che sola garantisce e alimenta cultura.
"Cityloop" coinvolge giovani artisti friulani (Brosolo, Comuzzi, De Roia), artisti emergenti sulla scena internazionale, italiani e non (da Eva Marisaldi a Peter Land, per esempio), artisti storici o perlomeno conclamati, come Joseph Kosuth, Dan Flavin, Gerard Richter o Stephen Antonakos, uno dei primi artisti ad utilizzare il neon, che è già al lavoro su un progetto da realizzare all'interno del chiostro dell'ex convento di San Francesco.
Non ci sono solo artisti ma anche designer, non solo video e installazione ma anche pittura, in un'accezione di contemporaneo quanto più onnivora possibile. "Questa mostra non vuol essere "accademica". Si rifletteva sul termine "contemporaneo" e di come, in realtà, anche Renoir, di cui avremo un piccolo lavoro, sia contemporaneo. È una mostra lontana dallo storicismo", afferma una dei curatori, Sonia Rosso.
Infine, questa rassegna si prospetta allettante per il tema, e prima ancora perché "c'è" un tema, un polo tematico accentratore su cui convergono linguaggi lontanissimi tra loro ma che, proprio grazie al comun denominatore tematico, rivelano sottili, insospettate affinità.
Certo, tra l'impressionismo di Renoir e il neon di Antonakos ce ne passa, ma è tra questi due estremi che si dipana il filo conduttore di una suggestione fondante nell'arte del Novecento e di oggi, com'è quella della luce. Dalla luce come agente deflagrante che, nella pittura di fine Ottocento, fa esplodere il fuoco d'artificio del colore puro, alla luce come icona dell'immateriale, dello spirituale, dello spazio-energia, dell'assoluto-vuoto, della virtualità alimentata di pixel delle poetiche degli ultimi decenni e fino a noi.
Chiara Tavella, "Il sole-24 ore Nordest", 13 maggio 2002