OMAGGIO
A MIMMO ROTELLA |
Sabato
20 settembre 2003 presso il Palazzo Badin di Pordenone, si è tenuta la conferenza
di presentazione dell'autobiografia del maestro Mimmo
Rotella L'ora
della lucertola edita presso Spirali.
Ha presentato Antonella Silvestrini,
presidente di la cifra Associazione
di cifrematica di Pordenone e sono intervenuti Riccardo Caldura, docente dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, Cristina
Frua De Angeli, presidente della rivista "Il secondo rinascimento"
e il maestro Mimmo Rotella.
Antonella
Silvestrini Eccoci
all’incontro tanto atteso con il maestro Mimmo Rotella
che siamo onoratissimi di avere qui con noi per la presentazione della sua
autobiografia, L’ora della lucertola
pubblicato da Spirali.
Ringraziamo innanzitutto la Banca
Popolare FriulAdria che sensibile all’arte e alla cultura, oltre che essere
sponsor ufficiale dell’intera manifestazione Pordenonelegge.it ha insistito
per accogliere il maestro proprio in questa bellissima sede. Questo appuntamento
conferma la collaborazione tra la associazione cifrematica
e la Banca iniziata quasi un anno fa ospitando, proprio in questa sala, ospiti
importanti come Carlo Sini, Vittorio Mathieu, Armando Verdiglione e oggi Mimmo
Rotella.
Ringraziamo anche l’organizzazione
di Pordenonelegge.it per aver promosso questa festa del libro, occasione di
importanti incontri.
Da tempo stavamo pensando di invitare
Mimmo Rotella a presentare il suo libro e questa ci è parsa l’occasione più
interessante proprio per la specificità dell’artista che oltre alla sua opera,
già essa una scrittura, avverte l’urgenza di scrivere, di scrivere le note
di viaggio e dare testimonianza del suo itinerario artistico e di vita.
Per festeggiare il maestro (che
compie gli anni tra poco, il 7 ottobre) e parlare di questo libro prezioso
ricco di materiale anche fotografico, abbiamo invitato Riccardo Caldura, critico
e docente all’Accademia di Belle Arti di Venezia e
eccezionalmente ci ha fatto la sorpresa di accompagnare il maestro Mimmo Rotella,
Cristina Frua De Angeli, direttore editoriale di Spirali.
Sempre come festeggiamento, oggi
stesso, già con questo incontro, si inaugura una
mostra di opere dalla collezione del Museum of the Second Renaissance di Milano
in omaggio Mimma Rotella, presso la Galleria Sonia Rosso che gentilmente ci
ha messo disposizione la sala per l’esposizione. Invito ciascuno di voi a
visitare da oggi al 5 ottobre la mostra.
Mimmo Rotella nasce nel 1918
a Catanzaro. Da subito disegna, dipinge e viaggia. Nel 1951, al rientro dagli
Stati Uniti non vuole più dipingere perché “tutto era già stato fatto”. Comincia
a strappare manifesti per la strada
e nel 1953 inventa un nuovo modo, un “nuovo linguaggio” dice egli stesso,
il décollage, che lo renderà protagonista
della scena artistica nazionale e internazionale dagli anni cinquanta ad oggi.
Quest’anno, a 50 anni dal primo décollage, Mimmo Rotella ha ricevuto un premio come miglior artista
del 2003.
Questo libro,
L'ora della lucertola, che leggiamo come un diario di bordo, è un documento estremamente
importante — un libro speciale, diceva lui stesso ieri sera — perché dà testimonianza
di un'audacia inscalfibile che l'ha accompagnato per tutta la vita e in tutte
le circostanze, anche le più difficili.
Gli incontri con i più grandi
artisti e intellettuali del novecento si combinano miracolosamente in queste
pagine come in una tavolozza di colori: ciascuna pagina è una sorpresa, proprio
per via di un gesto arbitrario, com’è il gesto dell'artista. La sua scrittura
in questo diario risente della sua scrittura artistica secondo il modo della
sua favola.
In questo racconto senza riserve
e ombra di risentimento, anche nei momenti più difficili, non c’è la progressione
dal piccolo al grande, dall'ignoto al famoso o dalla povertà alla ricchezza.
Già nei primi anni c'era qualcosa di grande: una libertà assoluta che si ascolta
in queste pagine, e anche nelle interviste che rilascia e ha rilasciato ai
numerosissimi giornali. Dunque una libertà, una ricchezza,
una grandezza da subito; che forse sono garantite dall'immortalità dell'idea.
L'ora della lucertola è l'ora
in cui il sole è più forte ed è più rischioso esporsi, diceva
la mamma a Mimmo. Lui ha voluto che fosse proprio questo il titolo del libro,
forse per alludere a un rischio che non è mai stato
un rischio di pericolo, ma un rischio di riuscita.
Concludo per il momento e passo la parola
a Riccardo Caldura.
Riccardo Caldura Non nascondo l'imbarazzo e forse
anche un po' di timore a dire qualche parola sul maestro Rotella. Penso che
chiunque abbia una frequentazione con l'arte contemporanea, italiana e internazionale,
sappia che questo nome fa da sottotraccia ad alcune
delle più importanti esperienze del novecento a livello internazionale.
Ci sono dei momenti nell'arte
contemporanea, nei quali per l’intensità della mutazione, sembra che l’esperire
artistico faccia dei salti. Uno di questi momenti ad alta intensità, uno di
questi salti, è certamente accaduto a Roma durante una crisi pittorica di
un giovane, dotato pittore astratto che si richiamava a Piet Mondrian, a Vasilj
Kandinskij, ma che avvertiva allo stesso tempo come la sua generazione venisse cercando altre forme, altre soluzioni per poter esprimere
i mutamenti in atto nella società. Quasi che nulla di quel che era stato fatto,
di quel che egli stesso aveva fatto, potesse più
soddisfare. Sembra che tutto sia già stato dipinto, si sta dinnanzi alla tela
senza più sapere cosa fare, si volgono le spalle e si guarda fuori dalla finestra.
Questo minimo movimento, questo
distrarsi dalle occupazioni abituali, come sarà accaduto
migliaia di volte a chiunque di noi, per guardare là fuori, è uno di quei
movimenti che invece, quando vengono fatti da artisti come Rotella, possono
generare una straordinaria capacità d'urto, nell’ambito dell’innovazione artistica,
per i successivi cinquant'anni. Volgere per un momento lo
sguardo, allontanarsi dalla tela sulla quale non si può più dipingere, andare
alla finestra e guardare fuori, può dar adito ad una di quelle rivoluzioni
sottili che accadono grazie all'arte. Rotella improvvisamente vede
la città e vede che la città è fatta da strati di immagini. La città è Roma, in quegli anni del secondo dopoguerra
all’inizio del boom economico, e non è più soltanto una città segnata quanto
nessun’altra dalla storia, è anche il luogo dove sta avvenendo una nuovo addensarsi, e sedimentarsi di immagini, non di matrice
storico-artistica. E’ di queste immagini che la città si fa ricettacolo. Vi
sono i poster per la pubblicità di prodotti di una società che sta diventando
quella dei consumi di massa, vi sono i manifesti dei film per il boom della
cinematografia italiana e soprattutto americana. Queste sono le immagini che
attraggono un giovane che guarda fuori dalla finestra,
e che continueranno ad attrarlo per gli anni a venire
Ma cosa si può fare provenendo
dal mondo dell’arte, quando dall'interno dell'arte stessa sembrano non esserci
più risposte possibili alla sensazione del non sapere più come e cosa dipingere , mentre guardando fuori appare una proliferazione di immagini
che vengono prodotte da canali non esplicitamente artistici? Come si può non
soggiacere, e smettere così la propria attività creativa di fronte a questo
profluvio di immagini? Anche qui quel che accade,
l’atteggiamento che segue ad una indistinta frustrazione,
sembra esser cosa di poco conto, irrilevante. Si può scendere nelle strade
di notte e con un gesto, oserei dire, da monello
o da lazzarone, un gesto, se vogliamo, dal sapore dionisiaco, si può strapparle,
rubarle, si può portarle in studio quelle immagini. Si può tenerle anche nascoste
sotto il letto, come se non si sapesse ancora bene cosa farsene di cartelloni
strappati per le strade della città di notte, finché su quei materiali informi,
intorno ai quali sta già girando l‚intuizione dell‚artista, non si soffermi
un altro sguardo, questa volta di un amico poeta: Emilio Villa. I manifesti
strappati improvvisamente si rivelano essere il modo attraverso cui, con un
gesto apparentemente distruttore e negativo, l'artista riesce a riappropriarsi
di immagini originariamente non artistiche.
Il gesto di Rotella è un gesto
minimale e potentissimo. È la riappropriazione da parte dell’arte, dell'immagine
di consumo prodotta dalla comunicazione di massa.
È un gesto di riappropriazione che scaturisce, improvviso e di grandissima
efficacia, dall’aver visto, di quel vedere che è solo dell’artista, la città
come uno straordinario ricettacolo di immagini, il
cui sedimentarsi l’una sull’altra, il cui stratificarsi, apre ad una ulteriore
possibilità di senso. Non sono più soltanto immagini pubblicitarie di prodotti
di consumo, non sono più soltanto seducenti e fiabesche immagini di una nuova
arte che si viene imponendo in quegli anni, nel secondo
dopoguerra, il cinema. Rotella riesce a vedere nello strappo, nella stratificazione,
nel frammentarsi delle immagini, qualcosa di ulteriore
al senso che quelle immagini, originariamente, volevano comunicare. Senso
ulteriore, operazione minimale e rivoluzionaria, che non a caso Pierre Restany
ha riconosciuto come appartenente ad un clima internazionale di ricerche artistiche
d‚avanguardia, per le quali il critico e teorico francese, amico e compagno
di strada per moltissimi anni di Rotella, ha coniato il fortunato concetto
di Nouveau Realisme. Nuovo
realismo: definendo così non solo una serie straordinariamente innovativa
di ricerche e opere, ma soprattutto un nuovo atteggiamento degli artisti
verso la realtà contemporanea, e lo spazio urbano, così potente da riuscire
ad aprire il reale e a mostrarlo in una maniera prima non visibile.
I manifesti strappati, il décollage. Negli anni che seguiranno Rotella
con grande coerenza riuscirà a elaborare una serie
di tecniche interne al proprio fare: dall'artypo alla Mec-art, dalla
sovrapittura, fino alla reinterpretazione
dei manifesti cancellati, i Blank. Il Nouveau Realisme - nell'intuizione critica di Pierre Restany e nell'operazione
artistica di Rotella in quegli anni, è il nuovo racconto possibile che l’artista
sa proporre osservando, attraverso le immagini di massa, una realtà slabbrata,
consumata. Il gesto “distruttore” dello strappo apre ad un racconto altrimenti
celato. Io credo che se c'è un aspetto affascinante nel lavoro di Rotella,
è come egli riveli esservi, attraverso il riutilizzo
delle immagini di consumo, una dimensione, aperta dall’arte, inconsumabile.
Probabilmente si riferiva a questo, Pierre Restany quando parlava di perenne
modernità di Rotella. L'inconsumabile emerge attraverso il gesto di distruzione
e riappropriazione. L’inconsumabile emerge dai frammenti di
immagini che generano una nuova narrazione, come se le storie stratificate
delle immagini che si sono venute strappando, originassero altre storie possibili.
Il principio di una nuova realtà
che il lavoro visivo di Rotella ha in sè, è la sua capacità di riscrittura
delle immagini, capacità che emerge anche nei suoi testi. E per chi non abbia
ancora avuto modo di leggere le pagine di Rotella adesso c'è questo
meraviglioso volume edito da Spirali, editore che fa le cose con grande cura;
ricordo di avere presentato, qui a Pordenone, altrettanti lavori editoriali
di grande qualità dedicati a Vincenzo Accame - Questo bellissimo volume è
stato preceduto da un altro volume del '74 molto celebre, che è Autorotella
. Anche dalle pagine di quel libro, allora edito da Sugar, emergeva
una forte tonalità narrativa dentro l'apparente frammentazione diaristica
dei resoconti di viaggio, delle note di lavoro, degli appuntamenti e incontri,
degli amori.
Concludendo, quel che mi premeva sottolineare
è che la potenzialità narrativa iscritta nel lavoro visivo di Rotella trova
conferma nella pacatezza, nell'equilibrio, nell'armonia della sua scrittura:
dalle pagine di Autorotella, alle
pagine, adesso, di L'ora della lucertola.
la lucertola.
Antonella
Silvestrini
Ringraziamo Riccardo Caldura. Ieri sera il maestro diceva che effettivamente
da subito, fin da ragazzino c'era il mito del cinema, nella sua vita e nella
sua storia. E questo, sicuramente, ha dato una forza
notevolissima al mito che poi lui ha inventato nella sua arte.
Passo ora
la parola a Cristina Frua de Angeli.
Cristina
Frua de Angeli Il
mio omaggio a Rotella incomincia con una dichiarazione di
amore. Chi non abbia conosciuto Rotella lo
pensa, spesso, un personaggio: è l'artista italiano più noto in tutto il mondo
e ciascun giorno ci sono mostre delle sue opere in tutti i paesi. Le sue opere
sono sparse in tutto il pianeta.
Quando ho conosciuto per la prima volta Mimmo Rotella in una cena a Milano, mi sono accorta, invece, che non è un personaggio: è una persona molto speciale, con una straordinaria sensibilità, con una attitudine alla meditazione, al pensiero, a una tenuta di differenti registri in una conversazione, o in un silenzio; una persona schiva, nonostante appaia e sia un grandissimo comunicatore; una persona discreta; una persona generosa che come molti grandi è partito da una terra splendida e antica quale la Calabria e da una realtà che non poteva offrire un avvenire per affrontare il viaggio.
In questo viaggio si trova dal
giorno in cui è nato. Inizia questa sua autobiografia dichiarando la sua data
di nascita contrariamente a molti artisti. E da quel
giorno si trova in questo viaggio: un viaggio artistico, un viaggio intellettuale,
un viaggio di scrittura dove non c'è la cosa più importante, meno importante,
dove ciascun dettaglio entra nella narrazione. E accanto a una riflessione intorno a un incontro, a un paesaggio, a
una conversazione c'è l'annotazione: "Ho bevuto un tè freddo", "Ho
mangiato un pesce", "Ho guardato fuori dalla finestra". Piccole
annotazioni che entrano, senza nessuna gerarchia, senza nessuna linea, nel
suo racconto.
Questo suo approccio alla scrittura,
che lui definisce spontanea, in realtà è qualcosa di molto artificiale nel
senso dell'arte. È esattamente lo stesso approccio che ha nella sua opera,
che pure è scrittura e che è della sua poetica. È un modo di scrivere a spirale.
È un modo di scrivere ellittico dove non c'è una linea, dove non ci sono gerarchie,
dove c'è una totale assenza di moralismo rispetto a ciò che gli accade intorno.
La grandezza di Rotella è questa
capacità straordinaria, oggi a ottantacinque anni
da compiere, di affacciarsi a una giornata di sole o a una sera di pioggia,
con la stessa curiosità, con la stessa gioia, con la stessa giovinezza che,
forse, molti giovani non hanno.
Rotella dice: "La mia arte
è il mio modo di vivere. Ho sempre vissuto in modo creativo e moderno".
La sua attenzione per il dettaglio della moda, per il colore di una scarpa,
per il nuovo negozio che si apre nel centro della città, per una forma degli
occhiali che è quella ma non è più quella, per il manifesto pubblicitario,
per ciò che si vende sulle bancarelle, per le persone che passano in piazza
Cavour a Milano, dove sta nella sua postazione: occhiali scuri sugli occhi
a osservare i passanti come fosse nel suo villaggio in Calabria, ecco, questo
è anche Rotella. A volte può apparire collerico nelle descrizioni del suo
libro, rotture improvvise con persone, con donne, con amici e poi, dopo due
o tre pagine, questi amici li ritroviamo nel libro, nel racconto, nel viaggio.
L'ossimoro, sempre la questione
del due, dell'apertura. Tutto bianco, tutto nero; bianco, nero intervengono
sempre. Non c'è mai la chiusura, non c'è mai la fine.
Non c'è mai l'infernale. Voi vedete che Rotella passa attraverso esperienze,
sue e di altri — sono anni dello sperimentalismo, delle droghe, gli eccessi
— con una assoluta ingenuità, nell'accezione più
bella di questo termine. E avverte, però, quando
c'è un pericolo per la sua incolumità, per la salute, per la sua intellettualità
e si allontana. C'è come una salvaguardia, qualcosa
che lo protegge e che mantiene questa immunità che è straordinaria. E poi c'è la questione della terra, della Calabria, che man
mano negli anni ritrova nelle cose che fa e ritrova nella forza straordinaria.
C'è una forza nelle cose della sua vita.
Rotella diventa famoso è noto internazionalmente e la gente
comincia a chiedergli di fare sempre le stesse cose, di rifare cose che sono
diventate famose. A un certo punto termina l'epoca
del décollage e lui fa manifesti
che copre e che cancella. Le persone non capiscono: vorrebbero ritrovare le
opere di sempre. Vorrebbero ritrovare lo stesso Rotella,
ma lui non può: lui deve proseguire nel suo viaggio. Allora c'è chi lo segue,
chi non lo segue, chi lo capisce, chi non lo capisce. Rotella non è molto
influenzato da questo. Lui va avanti, segue
la sua strada. C'è una direzione nel suo viaggio. Possono esserci varie strade,
vari vicoli, sentieri. C'è una direzione e va avanti senza nessuna nostalgia.
Io ho notato in tutti gli artisti
che giungono a un'età come quella di Rotella, che
arriverà oltre i cento anni, questa assoluta assenza di nostalgia. Rotella
guarda all'avvenire e la sua opera è una lettura dell'avvenire. È questa la
cosa straordinaria. Non c'è il rimpianto di qualche cosa
del passato. Il passato entra in questa scrittura, in questa memoria
e viene integrato. E anche nell'uso
dei verbi, se voi notate e leggete il libro, c'è l'uso del presente, del passato,
del futuro, del condizionale, tutti in una pagina. Il lettore è spiazzato:
"Ma come, non c'è una sintassi. Come mai non usa la sintassi in modo
regolare?".
La questione è strutturale, la
sua. Come il nostro pensiero non segue regole grammaticali,
come i sogni e come le opere, così nella sua pagina noi troviamo l'intersezione
di tempi straordinari e di strati di una giornata, di un incontro. Lo stesso
incontro viene narrato più volte in modi differenti,
da prospettive differenti. È quindi un contributo straordinario non alla storia
dell'arte. Ecco che cosa fa: dissipa la storia dell'arte, non c'è più storia
dell'arte, perché nella sua narrazione intervengono questi incontri, questi
artisti al di fuori di una storiografia e quindi di una ideologia e di una classificazione. Intervengono nell'incontro,
nell'immediatezza, nell'eternità di quell'istante e lì li dipinge, li descrive:
un dettaglio, un colore, una frase, una parola. È così che andrebbe scritta
la vita.
Io lo apprezzo e lo stimo. Questo
libro è nato nelle nostre conversazioni, con me, con Armando Verdiglione e
con Mimmo Rotella proprio per un'esigenza di incominciare a pubblicare qualcosa
per proseguire. Rotella ha espresso nei giorni scorsi il desiderio di proseguire
nella scrittura. Arriviamo al 2001. Adesso al 2002, 2003, 2004. E sono sicura che lo farà.
Sono a lui grata per l'estrema
libertà, questo lusso della libertà, e per questa sua forza e per il fatto
di essere sempre stato riconoscente a sua madre, a suo padre, alla sua terra,
di averli fatti entrare nel mito, e quindi di averli resi immortali. Sono
grata per questo suo modo così schivo e discreto e allo stesso tempo provocatorio.
Rotella è grande,
ama le cose grandi. Non è megalomane nel senso in cui intende la megalomania
e la mette fra le imperfezioni. Trovate nel libro alcune pagine che sarebbero
da leggere e dove descrive gli imperfetti, cioè coloro
che si parano dietro le apparenze sociali, oppure si travestono, oppure si
atteggiano, si comportano. Sono dei soggetti e quindi non gli piacciono. C'è
tutto un lungo elenco degli imperfetti.
Io lo ringrazio. Lo ringrazio
anche per essere venuto qui, per avere accolto questo
nostro invito — Rotella è invitato in tutte le capitali del mondo —, di essersi
sottoposto a un lungo viaggio ieri, con grande pazienza e di renderci più
felice la vita proprio per la sua presenza. Grazie a Mimmo Rotella.
Antonella
Silvestrini Passiamo
subito la parola al maestro che inviterei, anche, a recitare alcuni dei suoi
famosi poemi fonetici. A lei.
Mimmo Rotella
Dirò due parole, prima, per ringraziare gli amici delle Edizioni
Spirali di Milano, la galleria Sonia Rosso di Pordenone, il professor Caldura
che ha detto delle parole molto belle.
C'è un filosofo
cinese che diceva che i poeti, i musicisti, i pittori, gli scrittori sono
come i funghi: solo uno su diecimila sono buoni.
Questo per dimostrare che l'arte è una cosa di estrema
difficoltà e specie i giovani devono capire, in particolare quelli che studiano
l'arte, che l'impresa dell'arte è una cosa molto difficile. Di fatti analizzando
tutti i miei processi, l'evoluzione delle tecniche, ho visto che la maggior parte deriva dalla meditazione e dalla
concentrazione.
Quand'ero bambino meditavo molto. I miei amici si domandavano: "Ma
come mai Rotella pensa sempre. A che cosa pensa?".
Poi ho capito che la meditazione mi è servita ad andare avanti con la creatività,
l'intuizione. Dopo l'intuizione viene l'illuminazione e si arriva alla creatività
pura.
Leonardo da
Vinci parlava con Dio: questo lo dicevano i suoi
contemporanei. Leonardo da Vinci aveva raggiunto
la super illuminazione, cosa di un'estrema difficoltà.
Sono andato
avanti dal manifesto lacerato, per poi passare alle nuove icone che purtroppo
adesso non sono molto conosciute, ma lo saranno a partire dal 13 novembre
con una mostra alla galleria San Carlo a Milano.
Nel 1949 avevo un piccolo studio
a Roma e facevo la neogeometrica.
Allora mi esprimevo con delle forme colorate e dei colori e delle forme inventate.
Mi sono domandato che anche un poeta, allora, potrebbe esprimersi con delle
parole inventate e dei suoni. Ecco come è nata la
poesia epistaltica, che poi fu chiamata fonetica o sonora. Quindi, a richiesta
degli amici, potrei recitare qualche poema dell'epoca e anche dell'epoca posteriore,
quando avevo lo studio a Parigi, negli anni sessanta.
La maggior parte dei poemi furono inventati e scritti
in quel periodo. C'è un poema che si chiama D'accord. Allora vivevo a Parigi e i francesi,
per dire d'accord dicevano dac. Abbreviavano.
[Recita].
Un altro poema
si chiama Tokyo Kyoto. Questo l'ho
composto andando da Tokyo a Kyoto in aereo.
[Recita].
Un altro poema,
quando stavo nel sud della Francia, composto all'epoca,
si chiama Saint Tropez.
[Recita].
Un altro poema era dedicato a Pollock,
il pittore americano inventore dell'espressionismo astratto, della pittura
azione.
[Recita].
Cosa nostra.
[Recita].
E per finire un poema fonetico ispirato ai suoni brasiliani.
Si chiama Carneval.
[Recita].
Antonella
Silvestrini Ecco.
Questo è Mimmo Rotella. È un inventore di storie, di racconti, di suoni, di
musiche, di canzoni. È un grande onore, per noi, averlo qui. Oggi stesso,
a conclusione di questo incontro, si inaugura una
mostra nella Galleria Sonia Rosso, che vi invito a visitare. Andremo lì, dove
c'è una raccolta di opere dalla collezione del Museum
of the Second Renaissance di Milano.
Sono molto
contenta e mi auguro che poi, da parte del maestro, prosegua questo racconto
anche in galleria.
Ringrazio
la Banca Popolare FriulAdria per l'ospitalità, gli ospiti e il maestro. Vi
aspettiamo in galleria.
Trascrizione non rivista dai relatori.