Rotella si racconta
L’Artista ospite a Pordenone
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Mimmo Rotella, protagonista della scena artistica nazionale e internazionale dagli anni cinquanta a oggi, divenuto famosissimo per l’invenzione dei décollage, eletto di recente miglior artista del 2003, presenterà la sua recente autobiografia L’ora della lucertola (Spirali) a Pordenone, nell’ambito delle manifestazioni di Pordenonelegge.it.
Mimmo Rotella racconta il suo itinerario artistico, le sue interlocuzioni con intellettuali e artisti di tutto il pianeta, i suoi viaggi e le sue avventure, offrendo al lettore la testimonianza del suo prezioso diario e di una galleria di centinaia di fotografie.
Nella splendida cornice della sala conferenze di Palazzo Badin, sabato 20 settembre, alle 11, oltre al maestro Rotella interverranno Antonella Silvestrini, presidente dell’Associazione cifrematica e Riccardo Caldura, docente all’Accademia di Belle arti di Venezia. Per tutta la durata di Pordenonelegge.it e sino al 5 ottobre, dalle 16 alle 19, si potrà visitare l’esposizione di circa venti opere della collezione del Museum of the Second Reinassance di Senago (Mi), nella sala messa a disposizione dalla Galleria Sonia Rosso, in via Brusafiera 18.

“IL NUOVOfvg”, 19 settembre 2003

 

Rotella, l’arte in concerto
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Mimmo Rotella, 85 anni, protagonista della scena artistica nazionale e internazionale, divenuto famoso per l’invenzione dei décollage, miglior artista del 2003, ha presentato ieri (a cura della FriulAdria) la sua autobiografia L’ora della lucertola, che nonostante il prezzo di 100 euro, è andata a ruba. Il titolo, ha spiegato l’artista, a una sala gremita, “è una frase che diceva sempre mia madre: non uscire nell’ora delle lucertole, ovvero quella più calda” e rappresenta il limite del rischio che Rotella ha sempre varcato, in un perpetuo viaggio verso il nuovo. “Ho capito che ero diventato un artista a 10 anni, quando la gente mi chiedeva in dono un disegno, ma nel 1951 — ha spiegato — non volevo più dipingere, stanco di ripetermi”. Così ha iniziato a strappare i manifesti e a rincollarli, andando incontro a un nuovo successo. Il libro di Rotella, presentato con stima profonda da Cristina Frua De Angeli, direttrice editoriale di Spirali, racconta il suo itinerario artistico, le sue interlocuzioni con intellettuali e artisti di tutto il pianeta, i viaggi e le avventure, offrendo al lettore anche una galleria di centinaia di fotografie.
“Scritto in tutti i tempi dei verbi — ha precisato la Frua De Angeli — non per ignoranza, ma perché segue i tempi del pensiero e del sogno in cui presente, passato e condizionale si intersecano”. Infine Rotella ha piacevolmente stupito tutti con i suoi poemi nati in conseguenza alla riflessione che se l’artista può creare forme e colori, anche il poeta e la voce possono descrivere sensazioni in modo originale. Ed ecco D’accord (dicci-doc tum tum, di-didum-doc, d’acord d’acord d’acord), Saint Tropez (Sci sci bebè Brigitte Bardot Bardot…): pezzi bellissimi, che Rotella sa anche accompagnare con le percussioni.

Antonella Santarelli, ”Il Gazzettino”, 21 settembre 2003

Scrivere a rotella libera
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“Stamane ho comprato un quaderno alla papeterie di Saint-Germain-des-Prés. Voglio scrivere il mio diario. Massimo Pini delle edizioni Sugar a Milano mi ha chiesto di scrivere la mia autobiografia”. È il 31 maggio del 1966 quando Mimmo Rotella, nato a Catanzaro nel 1918 e riconosciuto artista dell’anno da cento critici italiani nel 2003, inizia a scrivere un lungo e affascinante racconto, i cui tomi principali sono Autorotella (Sugar, 1972) e L’ora della lucertola (Spirali/Vel, 2002). Nel maggio del 1966 Rotella è un affermatissimo artista di rango internazionale. Sono lontani gli esordi romani del dopoguerra, con una “specie di pittura neogeometrica, un po’ Kandinskij, un po’ Mondrian”, l’invenzione (1949) dei poemi epistaltici perché così come il pittore anche il poeta può “esprimersi con parole e suoni inventati”, la prima mostra nel 1951, il primo viaggio artistico oltreoceano all’università di Kansas City come “artist in residence”, la crisi durata un paio di anni (“non volevo più dipingere”), “la scoperta, l’illuminazione, la folgorazione” nel 1953, annunciata da un giovane Emilio Villa che osservando nello studio i manifesti pubblicitari strappati di cui l’artista si appropriava girando per la città di sera, vi noterà le tracce di un linguaggio oltre la pittura, di una nuova spazialità simile a quel che veniva cercando Fontana “con i suoi buchi e i tagli”.
Il decennio successivo è costellato da una serie crescente di impegni internazionali: numerose mostre personali e collettive, l’interesse del grande collezionismo, della stampa. L’invito di Pierre Restany nei primissimi anni sessanta a partecipare al nuovo movimento artistico — il Nouveau Réalisme — inaugura una collaborazione che non verrà mai meno negli anni a venire. Un ultimo testo del critico e teorico francese recentemente scomparso compare nel catalogo redatto per la “China Exhibition” a Pechino dell’artista italiano (aprile/maggio c.a).
Nel 1964 vi è l’episodio che segna in negativo la vita di Rotella. L’artista, da anni uno dei protagonisti della dolce vita romana, in quell’anno invitato a partecipare alla Biennale dove verrà premiato Robert Rauschenberg — riconoscendo così l’istituzione veneziana la forza del mutamento in atto nelle arti dell’Atlantico — trascorre un periodo di cinque mesi in carcere a Regina Coeli per presunta detenzione e spaccio di droghe (marijuana) e detenzione di materiale pornografico (fotografie di modelle). L’episodio che costituisce un vero e proprio racconto nel ritmo diaristico di Autorotella, interrompe lo scorrere degli avvenimenti mondani e di lavoro, i molti viaggi, gli amori, rivelando a quale rischio di condanna, non solo moralistica, era esposto chi viveva pienamente il clima di grande libertà che ha contraddistinto i primi anni sessanta. La distaccata, limpida prosa di Rotella è una testimonianza rara di un modo di vivere reso possibile dall’arte: incontri continui sul piano internazionale con operatori che avrebbero segnato la creatività del novecento (da Warhol a Leo Castelli, da Oldenburg a Christo, da Sidney Janis a Fellini); luoghi di elezione quali Parigi, Roma, la Costa Azzurra, New York, e poi nei primissimi anni settanta l’India; uno stupefacente inanellarsi di esperienze erotiche, risolte non di rado in una forma di happening-verité dal sapore surrealista. La superficie scintillante della vita nei primi anni sessanta, ritmata visivamente dai grandi manifesti cinematografici e pubblicitari di una società in rapida espansione economica, Rotella l’ha attraversata da protagonista, e allo stesso tempo da osservatore. Le sue pagine riportano l’atteggiamento di chi vive con la massima intensità senza per questo mai smettere di osservare, sé stesso e gli altri. Non vi è mai esercizio di introspezione nella prosa di Rotella, il suo è un descrivere fenomenologico di quello che (gli) accade. E così non vi sono precisi nessi causali fra gli avvenimenti che si succedono nelle pagine, compresi quelli ad alta intensità erotica: che si “producono” e accadono con la stessa naturalezza e bellezza del rumore delle onde o del canto degli uccelli mentre si passeggia lungo un’immensa spiaggia di Ceylon o si assiste alla sera, in un centro turistico vicino all’hotel, alla “danza del diavolo”. “Sembrava uno spettacolo surrealista. Uomini, vestiti da animali feroci in nero con torce in mano, danzavano una danza rituale d’una magia non comune”.
Rotella cerca e osserva le espressioni di culture diverse in anni nei quali queste già si trasmutano in attrazioni turistiche, e guarda dalla finestra lo scatenarsi di uragani in paesi esotici, come osserva il mutare dell’atmosfera nelle strade di una New York, dove nella calma sospesa, — mentre a Washington e a Chicago “i neri hanno bruciato e distrutto parecchi centri abitati” reagendo all’assassinio del reverendo M.L. King — ci si può comunque imbattere in una incombente emarginazione sociale: “...S’incontrano molti malati. Gente ubriaca, tubercolotici che sputano sangue, drogati, esibizionisti e maniaci sessuali d’ogni genere”. A Times Square il sogno americano sta diventando un inferno. Rotella vede al contempo lo splendore e la libertà connesse a una stagione di grande espansione e le trame inquietanti che trapelano sotto la superficie. I volti delle star amate, quello della Monroe in primis, sorridono fra strati di altre immagini, come una pelle che si desquami progressivamente. La scrittura accompagna il suo gesto artistico, e non cede mai ad alcuna forma di giudizio. La sua è una lucida analisi della superficie di una realtà in rapidissima mutazione e l’unico ancoraggio sembra essere paradossalmente rappresentato da una terra e da affetti a cui far periodicamente ritorno: la Calabria della gioventù e della più stretta cerchia dei legami famigliari, dove, come la lucertola che nelle ore bruciate dal sole cerca i residui d’ombra fra le pietre, sembra egli stesso raccogliersi.

Riccardo Caldura, “Il Gazzettino”, 14 settembre 2003

VITA D’ARTISTA, PARLA ROTELLA
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Il maestro presenta l’autobiografico L’ora della lucertola

Cento critici hanno eletto Mimmo Rotella il migliore artista dell’anno. Lui, ottantacinque primavere suonate, cinquanta di invidiabile carriera, non se ne vanta. “Sapevo che un riconoscimento sarebbe arrivato perché la mia vita è sempre stata all’insegna della ricerca”. Con fare pacato e disteso ieri il maestro Rotella si è raccontato a palazzo Badin, durante l’incontro di Pordenonelegge.it dedicato alla presentazione dell’ultimo libro autobiografico, L’ora della lucertola, un incontro a cura de la cifra in collaborazione con FriulAdria.
Camicia bianca e giacca nera, qualche ruga che gli segna il tempo sul volto, Rotella dice di aver capito di essere un artista a dieci anni, quando la gente gli chiedeva di regalare i suoi disegni. Un impeto, una verve creativa naturali e precoci. Per poi esplodere nel 1953 quando elabora in solitudine i “frammenti della pelle dei muri”, i famosi décollages, ottenuti con sovrapposizioni di manifesti, soprattutto di pubblicità di film o spettacoli di circo strappati dai muri. Gli pare che tutto fosse già stato inventato e vuole andare oltre la tela. Capta la forza delle immagini massmediali, ma non le vuole sbattere ingigantite al pari degli artisti della Pop Art. Altro è il realismo di Rotella. È Nouveau Realisme, come lo battezzò Pierre Restany. Siamo nel 1960 a Parigi. Di lì a breve ci sarebbero state le rivoluzioni gridate. Rotella non scende in piazza. “Le rivoluzioni si fanno con una certa discrezione, si fanno con le idee e con la mente”, chiarisce la sua posizione. Meditazione e concentrazione, sono le armi che l’artista affila prima di mettersi all’opera. Prima c’è l’intuizione, poi l’illuminazione e solo in un secondo tempo si passa alla creatività pura. Un modo di procedere lineare, lo si è visto ieri mattina. Il maestro ascolta, dunque interviene discreto. Infine provoca con l’arte, muovendo la sensibilità del pubblico con la recitazione viva e passionale dei poemi fonetici, Uno scritto su un viaggio a Tokyo, una sviolinata al grande Pollock, una poesia su Cosa Nostra e Carneval, vera musica con la voce in libertà che si fa canto.
Prima ancora che di libri, con Rotella ti viene di parlare di arte, quella che si ritrova in ogni angolo di mondo. “La mia arte è il mio modo di vivere”, ci fa sapere il maestro con una piccola postilla: “Ho sempre vissuto in modo creativo e moderno”. Un personaggio, si direbbe. “Eppure non è un personaggio”, dichiara con voce ferma Cristina Frua De Angeli, direttore della casa editrice Spirali, proseguendo nel ritratto: “Lui è una persona molto speciale, è generoso e discreto, ha un’attitudine alla meditazione pur essendo un gran comunicatore”.
Come la vita dell’artista calabrese è stata un’avventura, così la sua scrittura è totale, scevra da moralismi. Che abbia in mano penna o pennello, Rotella fa degli schizzi e ogni dettaglio si spinge nella riflessione. E tra un pensiero e l’altro annota la quotidianità, come quella d’aver preso a un’ora una tazza di tè. “Si comprende nella lettura de L’ora della lucertola — ha indicato il direttore editoriale Frua De Angeli — che Rotella si è preso il lusso della libertà scrivendo a spirale, in modo ellittico. Un dettaglio, un colore, una parola, così andrebbe vissuta la vita”. Così è stato proprio a partire da L’ora della lucertola”. Quando la mamma gli diceva di non uscire, nelle ore calde della giornata, di non andare incontro al pericolo, lassù sui monti della Sila a cercare il tesoro dei briganti.

Sara Carnelos, “Messaggero Veneto”, 21 settembre 2003