VITA
D’ARTISTA, PARLA ROTELLA |
rassegna stampa |
Cento
critici hanno eletto Mimmo Rotella il migliore artista dell’anno. Lui,
ottantacinque primavere suonate, cinquanta di invidiabile carriera, non se ne
vanta. “Sapevo che un riconoscimento sarebbe arrivato perché la
mia vita è sempre stata all’insegna della ricerca”. Con fare
pacato e disteso ieri il maestro Rotella si è raccontato a palazzo Badin,
durante l’incontro di Pordenonelegge.it dedicato alla presentazione dell’ultimo
libro autobiografico, L’ora della lucertola, un incontro a cura de la
cifra in collaborazione con FriulAdria.
Camicia bianca e giacca nera, qualche ruga che gli segna il tempo sul volto,
Rotella dice di aver capito di essere un artista a dieci anni, quando la gente
gli chiedeva di regalare i suoi disegni. Un impeto, una verve creativa naturali
e precoci. Per poi esplodere nel 1953 quando elabora in solitudine i “frammenti
della pelle dei muri”, i famosi décollages, ottenuti con sovrapposizioni
di manifesti, soprattutto di pubblicità di film o spettacoli di circo
strappati dai muri. Gli pare che tutto fosse già stato inventato e vuole
andare oltre la tela. Capta la forza delle immagini massmediali, ma non le vuole
sbattere ingigantite al pari degli artisti della Pop Art. Altro è il
realismo di Rotella. È Nouveau Realisme, come lo battezzò Pierre
Restany. Siamo nel 1960 a Parigi. Di lì a breve ci sarebbero state le
rivoluzioni gridate. Rotella non scende in piazza. “Le rivoluzioni si
fanno con una certa discrezione, si fanno con le idee e con la mente”,
chiarisce la sua posizione. Meditazione e concentrazione, sono le armi che l’artista
affila prima di mettersi all’opera. Prima c’è l’intuizione,
poi l’illuminazione e solo in un secondo tempo si passa alla creatività
pura. Un modo di procedere lineare, lo si è visto ieri mattina. Il maestro
ascolta, dunque interviene discreto. Infine provoca con l’arte, muovendo
la sensibilità del pubblico con la recitazione viva e passionale dei
poemi fonetici, Uno scritto su un viaggio a Tokyo, una sviolinata al grande
Pollock, una poesia su Cosa Nostra e Carneval, vera musica con la voce in libertà
che si fa canto.
Prima ancora che di libri, con Rotella ti viene di parlare di arte, quella che
si ritrova in ogni angolo di mondo. “La mia arte è il mio modo
di vivere”, ci fa sapere il maestro con una piccola postilla: “Ho
sempre vissuto in modo creativo e moderno”. Un personaggio, si direbbe.
“Eppure non è un personaggio”, dichiara con voce ferma Cristina
Frua De Angeli, direttore della casa editrice Spirali, proseguendo nel ritratto:
“Lui è una persona molto speciale, è generoso e discreto,
ha un’attitudine alla meditazione pur essendo un gran comunicatore”.
Come la vita dell’artista calabrese è stata un’avventura,
così la sua scrittura è totale, scevra da moralismi. Che abbia
in mano penna o pennello, Rotella fa degli schizzi e ogni dettaglio si spinge
nella riflessione. E tra un pensiero e l’altro annota la quotidianità,
come quella d’aver preso a un’ora una tazza di tè. “Si
comprende nella lettura de L’ora della lucertola — ha indicato il
direttore editoriale Frua De Angeli — che Rotella si è preso il
lusso della libertà scrivendo a spirale, in modo ellittico. Un dettaglio,
un colore, una parola, così andrebbe vissuta la vita”. Così
è stato proprio a partire da L’ora della lucertola”. Quando
la mamma gli diceva di non uscire, nelle ore calde della giornata, di non andare
incontro al pericolo, lassù sui monti della Sila a cercare il tesoro
dei briganti.
Sara
Carnelos, “Messaggero Veneto”, 21 settembre 2003