L'utopia genetica secondo Sfez
rassegna stampa

 

Lo studioso francese illustra il progetto di uomo cibernetico e senza malattie.

Gettato alle spalle il fardello ideologico del ventesimo secolo, nuove illusioni si stagliano all'orizzonte del ventunesimo. Niente vessilli, stavolta, né falci o libretti rossi, nossignori. Le sirene del nuovo millennio si esplorano al microscopio alla nitida luce di un laboratorio: sono i geni del "Progetto Genoma", quelli in cui ci dicono essere racchiuso il nostro futuro. Sfumata l'idea di una perfetta giustizia sociale, ora è la salute perfetta, il miraggio del cittadino del villaggio globale. Ed è proprio La salute perfetta, critica di una nuova utopia il titolo di un'opera pubblicata in Francia e recentemente edita in Italia da Spirali, presentata l'altra sera alla Casa dello studente dal suo autore, Lucien Sfez, docente all'Università Parigi 1, dove dirige il dottorato di comunicazione, tecnologie e potere.

Al numeroso pubblico intervenuto all'incontro, promosso dall'associazione psicanalitica la cifra e dall'Alliance Française, Sfez ha raccontato tre storie di straordinaria utopia: il Progetto Genoma, con cui, grazie alla mappatura dei geni, potremo prevedere le nostre malattie future; il progetto Biosfera II, esperimento già concluso (e naufragato) di pianeta in vitro costruito in Arizona e abitato da otto persone dal '91 al '93; infine, Artificial Life, ovvero il progetto di un ibrido tra uomo e macchina che farà dell'uomo un nuovo Dio in quanto creatore di una nuova progenie, quella cibernetica, nata dall'incrocio tra tecnica e biologia.

Deliri fantascientifici? Nient'affatto. Che gli scienziati coinvolti in questi progetti siano talvolta grandi appassionati di fantascienza non deve farci sottovalutare la loro reale portata. "In particolare, i due primi progetti sono utopici non tanto perché non siano realizzabili — precisa Sfez nel suo libro — quanto perché proiettano elementi ideologici sull'avvenire dell'umanità e del pianeta". In altre parole, vogliono sradicare dall'essere umano quel quid di imponderabile, imprevedibile e imperfetto che caratterizza la progenie di Adamo. "Si vuol tornare all'Adamo di prima della caduta — afferma Sfez —: l'Adamo senza peccato né idea di errore, dimenticando quello vero, perfettibile e sofferente, che interiorizza la spiritualità con dolore". Si rischia, così, di sradicare, assieme al mistero, la stessa umanità dell'essere vivente.

Caterina Diemoz, "Messaggero Veneto", 25 novembre 2000

 

LUCIEN SFEZ CON ALLIANCE E LA CIFRA

L'utopia genetica, dalla mucca pazza al superuomo

Siamo tutti pre-malati e dunque pre-morti. Sembra un paradosso, ma è l'esplicitazione di quel mito della salute perfetta e della prevenzione ossessiva che fanno capo all'"utopia genetica" teorizzata da Lucien Sfez. Un'utopia che tocca da vicino questioni di grande attualità, e sulle quali Sfez — docente di Scienze politiche alla Sorbona — è intervenuto nella conferenza di Alliance Francaise e dell'associazione psicanalitica la cifra. Sfez analizza il costituirsi del mito della salute perfetta, una sorta di nuovo fondamentalismo che sarebbe alla base di molte speranze e psicosi del nostro tempo. Il nemico è in noi, nei nostri corpi virtualmente malati. La condizione dellíuomo diventa così un eterno stato di pre-malattia — e dunque di pre-morte alla quale la ricerca deve porre rimedio, costruendo ininterrottamente argini contro il male che verrà.

L'imperfezione dell'uomo diventa un vizio non più accettabile e la scienza lavora al recupero di un rinnovato Adamo, nella presunta purezza che gli era propria prima della cacciata dall'Eden. A suffragare la tesi tre progetti di ricerca: il Progetto Genoma, il Progetto Biosfera II e Artificial Life, tutti miranti alla creazione di una genealogia perfetta, di un clima protetto e di un essere artificiale. I 5 marcatori dell'utopia, così come storicamente individuati, ci sono tutti: l'isolamento, l'onnipotenza del narratore, la ricerca igienica, la tecnica e il ritorno alle origini. La scienza ordina: siate immortali e sopravvivete a ogni prezzo. Di nuovo c'è che la moderna utopia, ideata da scienziati e non più da filosofi, non è solo prodotto libresco, ma progetto in cerca di realizzazione, sostenuto da una schiera di ricercatori e industrie biotech.

Intanto episodi come l'allarme "mucca pazza" si trasformano in colossali psicosi, perchè l'ambizione all'immortalità comporta l'incapacità di accettare la componente aleatoria dell'esistenza nel "rischio zero". Sfez vede infine nel moltiplicarsi dei comitati bioetici un ruolo di supplenza a una carenza dello Stato. Perciò propone comitati elettivi, che rappresentino la volontà popolare in materia di bioetica, e non una presunta verità superiore.

Lara Zani, "Il Gazzettino", 21 novembre 2001