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L'EGITTO
E I GEROGLIFICI DELLA SEMPLICITÀ |
Giovedì
4 dicembre 2003, presso la biblioteca comunale del comune di Azzano Decimo,
Edelio Tomasi ha presentato i suoi due romanzi, La
donna di pietra e La bella d'Egitto.
Ha coordinato Antonella Silvestrini, presidente dell'Associazione cifrematica
di Pordenone la cifra.
Antonella
Silvestrini
Buonasera a tutti. Benvenuti all'incontro con Edelio Tomasi. Edelio Tomasi
scrive, è un artista ed è uno studioso dell'Egitto, della sua storia, del
mito e dell'enigma che è rilasciato da questa terra di cui sappiamo poco o
nulla. Danno testimonianza di questa ricerca i suoi libri, i suoi romanzi
e le sue sculture. Entrando, poco fa, mi ha detto che le sue sculture sono
slanci. Mi è piaciuta moltissimo questa definizione. Anche i gioielli che
ha disegnato danno testimonianza di questa ricerca.
Parlando
con lui si avverte la necessità di interpellarlo, di intervistarlo intorno
a questa ricerca accuratissima che egli ha compiuto
leggendo migliaia di testi nella sua vita, fuori dalla scuole, dalle accademie,
fuori dagli istituti. Una ricerca autentica. Leggendo La bella d'Egitto, che abbiamo presentato due anni fa a Pordenone e oggi leggendo
La donna di pietra, incontriamo personaggi
che Tomasi ha preso dalla storia e che ha portato in una favola, in un romanzo,
in cui esplora il mito dell’Egitto. I suoi libri noi li leggiamo come se fossero
un sogno, con le combinazioni, i dettagli, i colori, i profumi, le evocazioni,
gli aspetti più assurdi, i contrappunti, i paradossi.
Il
suo ultimo romanzo, La donna di pietra,
narra del viaggio compiuto dal giovane Gia'far, figlio del filosofo Latif.
Tomasi, venendo qui, tra le altre cose mi diceva
che è veramente esistito a Baghdad. Questo giovane, dunque, parte da Baghdad
con lo zio e con il padre e fa un giro curioso. Leggendo
il romanzo, mi chedevo perché da Baghdad dovessero andare fino ad Aleppo per
poi scendere e prendere una nave che li conducesse fino in Egitto invece di
scendere direttamente. Tomasi mi ha spiegato che al tempo i mercanti
seguivano quella via carovaniera poichè non c’era
altro modo.
Quindi
questo giovane va in Egitto incontro al suo destino.
Qual è il suo destino? Questo è l'enigma del libro. Si imbatte
nel mito di Atlandide, che è sia nella civiltà di Atene – ce ne parla Platone
- sia nell'ebraismo, e anche in altre culture, come in Giappone, per esempio.
Ritroviamo questo mito, questa idea di una città
che sprofonda nelle acque e viene inghiottita.
Gia’far
si imbatte nella storia originaria che viene da molto
lontano e che implicherà una svolta, una rivoluzione nella sua vita, e che
si concluderà con il suo sprofondare nelle acque per andare incontro alla
donna amata. Nel romanzo la donna amata sono tante
donne, allude tuttavia alla donna di pietra, la Sfinge.
La
conversazione con Tomasi su queste questioni è già iniziata questo pomeriggio
la proseguiamo qui insieme a voi.
Poi
ci sono altri elementi storici ripresi nel racconto, per esempio a proposito
di Maimonide, il notissimo medico, intellettuale, ebreo che scriveva in arabo.
Gli ebrei lo citano spesso.
Edelio
Tomasi
È stata appena pubblicata in italiano la sua Guida dei perplessi: pazzesco, dopo ottocento
anni.
Antonella
Silvestrini
L'unicità dell'incontro con Tomasi, è l'unicità in cui ci
imbattiamo quando ci troviamo di fronte a qualcuno che prende le cose
nella loro radicalità. Nella sua ricerca noi possiamo notare questo: una radicalità
assoluta. Ascoltiamolo.
Edelio
Tomasi
Buonasera. Se qualcuno mi conosce, voglio rassicurare che non è cambiato niente,
perché sono sempre quel misero che ero prima. L'immortalità
non è a casa mia, quindi parliamo tranquillamente.
Ho scritto un libro, sono poche righe, poche
parole. Né Mein
Kampf, né Il capitale. Non
cambia la vita. È un libro da leggere. Se vi piace
sarò felice. Se ho aperto un piccolo spazio, va bene.
Adesso possiamo parlarne.
Non è un libro storico, è un libro d'amore.
È un grande libro d'amore e me ne sono accorto dopo
che l'ho scritto e che l'ho letto. C'è un amore così grande che c'è da morirci
veramente.
Monsignor Gianfranco Ravasi ha detto: "Il mondo non si estinguerà per
mancanza di meraviglie, ma per mancanza di meraviglia". Io sono ateo, ma al
monsignor Ravasi mi inchino. È vero. Credo che, forse,
questo ragazzo di ventiquattro anni, che va a morire
per un amore, avrei voluto incontrarlo. Aveva un gran padre. Era uno scienziato
veramente vissuto. Fu il primo che, vista la Sfinge ai tempi in cui non era
questa di oggi, disse: "È il più bel sorriso…". Non
c'era ancora la Gioconda. Infatti, se noi guardiamo
la Sfinge deturpata com'è ha ancora un'espressione filosofica. E il signor Latif disse: "Io scriverò". E ha scritto tre libri quest'uomo, nel 1200.
E questo è il viaggio che fanno da Baghdad
verso Il Cairo. Come diceva la dottoressa, non si può
da Baghdad andare al Cairo scendendo lungo il Tigri e l'Eufrate. Non si può
perché ci sono le paludi mefitiche e ci si muore. Quello che è il golfo Persico
di oggi. Anche perché passiamo attraverso
le due crociate appena fatte.
Poi c'è Moshé ben Maimon che è un ebreo contemporaneo, sempre nel 1200.
Scrive La guida dei perplessi in
arabo. Lui è ebreo spagnolo e scrive in arabo, quasi ad apprendere una nuova
cultura. E sappiamo che fino al 1800 la sua filosofia
ha fatto storia. Moshé ben Maimon crede a quello che succede a questo ragazzo
di sentimenti elevati, educato e intelligente, e capisce la tragedia. Partecipa
e ci muore. Il ragazzo sceglie. La storia in effetti
mi dice che al Cairo nel 1202 c’è stato un terremoto. Infatti le piramidi sono state spogliate della copertura originale
per costruire il nuovo Cairo. Chi avrà voglia di andarci, e di giocare, con
l’ausilio di un esperto potrà individuare qua e là una pietra di quelle che
coprivano le piramidi. Le piramidi non erano quelle
che sono adesso. Erano delle cose meravigliose che
riflettevano la luce del sole a migliaia di chilometri.
La
storia dice che Moshé ben Maimon muore due anni dopo
i fatti scritti in questo libro. È la base storica del romanzo. Però io dico che è un romanzo d'amore. Io ho saputo che ho
scritto d'amore dopo averlo scritto, perché era impossibile non scrivere d'amore.
L'amica Silvestrini ci ha messo in un brutto guaio. Ha detto: "I geroglifici
della semplicità". Quando ho chiesto che cosa voleva dire,
ha detto: "Semplice: nessuno li capisce". Mi basta. Oggi, in qualsiasi
libreria, qualsiasi libercolo mi dice come i veri
egizi si muovevano e facevano le cose. Ma noi non
sappiamo se è vero quello che leggiamo. I più grandi ricercatori non sanno
ancora oggi come si pronuncia l'egiziano dell'Antico Egitto. Noi diciamo Nefertiti
perché gli inglesi non sapevano pronunciare le parole. Nefertiti non si chiamava
così, ma Taduscipa perché era una mitanni. E poi sembra che nell'Antico Egitto
fosse Nofrotere. Forse. Ma siccome suona male, e gli inglesi non lo sanno dire, allora
noi diciamo tutti Nefertiti. Ma questo ha poca importanza,
se la persona esiste o non esiste.
La donna di pietra è la Sfinge. La Sfinge è un enorme mistero insoluto,
assolutamente ancora oggi. Nessuno può dire da chi è stata scolpita, in quel
momento. Quanti anni fa, nessuno lo può dire. La prima o la seconda volta
che sono andato in Egitto, ho visto delle fessure,
delle scanalature nella parte posteriore dell Sfinge, dove ci sono le gambe
o la coda. Ho detto all'amica che era con me e che parlava l'inglese: "Hai
visto? Sembra siano scoli d'acqua". Dopo qualche anno i ricercatori si sono
accorti che lì era scolata acqua. Non si trattava di erosione
della sabbia. Era acqua. E dove ha preso l'acqua
la Sfinge? Quando? L'ha presa forse dieci, undicimila
anni fa. Vuole il caso che l'amico nostro, che poi si immola
per questo grande amore, incontri la regina, per me, di Atlantide. Per me,
e nessuno mi può dire che non è vero: deve accettarlo come fonte, per forza.
I
grandi inglesi, Brunton, ad esempio, vanno a quarantacinquemila anni prima
di Cristo. Siamo più cauti, andiamo all'ultima glaciazione:
undicimila anni fa. La famosa meteorite che è caduta,
e che ha fatto quei solchi che sappiamo nelle Antille, nel golfo del Messico,
se è quella, è sicuro che è crollato un mondo in mezzo all'Atlantico. E
non era una città inventata. Era un arcipelago enorme, dove oggi puntano
le Azzorre, con al centro il Picu, di circa 2500 metri. Oggi c'è ancora la
neve. È un mondo meraviglioso, è un mondo che non c'è più. Lì le balene andavano
a fare l'amore. Oggi non ce n'è più una. Questo arcipelago, che andava dal
Messico alla Spagna, è crollato. Una parte degli abitanti se ne
è andata a Santorini e gli altri sono andati dall'altra parte, dai
Maya. Solo che, purtroppo, tra Santorini e i Maya,
passano novemila anni di storia.
I Maya hanno cinquecento anni di storia. Dei
cinquemila anni che sono passati da quando è caduto il meteorite, della grande mareggiata che ha coperto tutto, della glaciazione e
della "signora" che arriva, chi ci racconta niente? È probabile che questa
sia la nonna della nonna della nonna della bisnonna
del geroglifico madre. Chi lo sa? E che ne sanno
gli egizi? Però sono venuti da qualche parte. L'Egitto
non è nato nel delta. È nato laggiù.
Antonella
Silvestrini
Nei suoi viaggi, nelle sue letture, quand'è che lei, a
un certo punto, si è interrogato intorno ad Atlantide? Qual è stato l'elemento
che l'ha incuriosita rispetto a questo, tanto poi
da riprenderlo nel suo libro?
Edelio
Tomasi
Dottoressa, è impossibile dire "da quel libro". Ma non perché
ne ho letti duemila libri. Ha più ragione chi propone la teoria di Atlantide anziché chi mi dice che è sepolta dai ghiacci?
È possibile che Atlantide sia sepolta sotto i ghiacci dell'Antardide, ma mi
è più logico pensare un'altra ipotesi, poiché esistono le Azzorre, e poiché
ci sono le anguille. Le anguille nascono nel Mar dei Sargassi, dove è caduta
la meteorite che ha fatto quei solchi di settemila metri sott'acqua
e quella mareggiata che ha sepolto il mondo. Le anguille nascono lì nel Mar
dei Sargassi. A un certo punto, vanno su e fanno
la rotta che sappiamo… Quando arrivano, non vanno fino a New York: si fermano
in un punto e attraversano l’oceano per entrare nel Mediterraneo e poi l'Adriatico,
per arrivare a casa nostra e far l'amore. Chi glielo ha detto alle anguille?
Un tempo c'era uno sbarramento e non si poteva passare. Loro arrivavano, trovavano
l'arcipelago, deviavano e passavano le Colonne d'Ercole. Questo,
dottoressa, mi ha fatto pensare a questa ipotesi. E
quando si sono riprodotte tornano e vanno a morire nei Sargassi.
Questo non c'entra niente con i geroglifici, però c'entra con la madre
dei geroglifici. Chi ha fatto la Sfinge, ha portato la scrittura in Egitto.
Thot, il dio della scrittura egizia…
Antonella
Silvestrini
Ne parla Platone.
Edelio
Tomasi …non
è altro che il signor Theuti, il dio immaginario, la leggenda che ci porta
al dio Armakis, il dio del sole. Guarda un po', la Sfinge
aveva il disco solare. E chi ha
edificato
la Sfinge, che cosa ha trovato alla sua destra, fuggendo dal terrore? Ha trovato
alla sua destra deserto. Quella volta non c'era deserto:
tutto era verde. C'era il Nilo, grande, enorme. Laggiù, vicino alle cascate,
ha trovato questa grande roccia bianca. E siccome era un popolo solare, ha scolpito la Sfinge rivolgendola
all'alba equinoziale. La sua fronte è rivolta esattamente all'alba equinoziale.
Il giorno dell'equinozio, il sole la colpisce esattamente in fronte.
Arrivati
a quel punto, sembra che abbiano preso a destra. C'erano
terre fertili, c'era il miglio e l'oro. Di là, probabilmente, poi si
sono perse… Infatti il mio terzo libro ve lo dice.
Torna la scrittura. L’Egitto antico è sorto da laggiù, non da Menfi.
Antonella Silvestrini Di solito gli egittologi dicono così?
Edelio Tomasi No, non c’entra. L’egittologo sa che l’origine è laggiù. La povera signorina Lucy da dove viene? Da Laggiù. La scrittura. La prima tomba, di Osiris, sembra che abbia ottantamila anni. E chi ce lo dice? Nessuno. Però sembra che sia stata ricostruita più volte. Ed è laggiù. È più indietro ancora di Tebe e di Karnak. È un Egitto che non c’è più e che non c'era. Dunque di là viene il mistero.
La storia, ha detto Napoleone, non è che una favola generalmente accettata. È intelligente questo discorso. Ci dicono e noi crediamo. Ma bisogna selezionare e dire: “C’è un ragionamento intelligente?”. Sulla base di certi ragionamenti intelligenti si può anche dedurre che Atlantide sia esistita. E allora mi è logico andare, vivo e morto verso questa ipotesi.
E se poi la Sfinge adesso mi parla, parla a me, mi fa piacere. Forse che io possa dire se mi ha detto qualcosa? No, è impossibile. Ma mi ha parlato. Mi ha detto. Il mondo che io scrivo è nel tempo in cui gli arabi incominciavano a perdere. Sappiamo che dalla battaglia di Poitiers del 732 hanno incominciato a tornare indietro, però hanno impiegato seicento anni per tornare indietro. Nel 1492 hanno lasciato la Spagna. E poi Colombo… Ma sono ancora forti, sono ancora grandi. Hanno vissuto. Questi grandi filosofi hanno vissuto, hanno creduto. Portavano umanità. Portavano umanesimo. Portavano rispetto, sembra impossibile. Entravano, occupavano il mondo e non uccidevano. Sì, tutti hanno ucciso, chiaramente, ma non dicevano: “O cambi religione o…”. Non cambi religione? Paghi il testatico. È un mondo diverso. Occorre accettarlo veramente com’era: che si ubriacavano e che non è scritto da nessuna parte che Maometto abbia detto che non bisogna bere. La quarta sura lo dice. Noi falsifichiamo il mondo, se leggiamo Maometto dice…
Antonella Silvestrini Intanto che lei cerca il brano, volevo dire di una cosa bellissima che mi ha raccontato Tomasi, oggi, a proposito della sua vita e della sua scrittura. “Ho cercato. Non ho cercato per scrivere. Io cercavo. Poi, dopo, ho scritto”. Non è una ricerca finalizzata alla scrittura. La ricerca, a un certo punto, esige di scriversi. Lei diceva: “Quello che scrivo non è farina del mio sacco, è farina del pensiero”. Anche quest’immagine è forte. “Non è farina del mio sacco”. È un’idea comune quella che ci fa ritenere di avere un sacco e che dentro il sacco c’è la farina. E se ho la farina faccio. Si dice anche che il sacco vuoto non sta in piedi… Invece nella scrittura non è così. Non c’è sacco nella scrittura. Ci troviamo al tavolo e scriviamo. E, dopo che abbiamo scritto, leggiamo quello che abbiamo scritto e troviamo che queste cose non erano del nostro sacco, e non erano nel sacco, soprattutto. Allora, leggendo La donna di pietra, — non so se voi siete stati nei paesi del Medio Oriente, nell’Africa del Nord — ci sono i mercati, ci sono i colori, ci sono i mercanti, le merci. E si avverte proprio l’autenticità di questa ricerca. C’è già la globalizzazione, in queste pagine. C’è il vino di Spagna, ci sono i velluti, i cappelli. A un certo punto c’è una pagina in cui racconta di una bancarella in cui ci sono i cappelli veneziani, pisani.
Edelio Tomasi È un’osteria. E tutti sono lì che mangiano e bevono. E tutti hanno un cappello differente. E chi sa? Sa che quello è genovese, quello è veneziano.
Antonella Silvestrini Noi pensiamo alla globalizzazione nel 1200. Ed effettivamente è così. Se noi leggiamo la storia, è così.
Dal pubblico Quante volte è stato in Egitto?
Edelio Tomasi Solo quattro volte, signora. Solo quattro volte. Per fortuna il destino mi ha portato in altre parti. Ma non è per questo. È che alla fine si odia.
Edelio Tomasi Una cosa è certa. Quando sono ritornato per cercare, ho trovato… Non cercavo nel cervello della gente, non potevo. Soprattutto per la lingua: o parlo l’arabo o non mi serve. O parli il dialetto o non sei nessuno. È giusto, perché con il dialetto spiego la parola.
È vero che il pene in erezione era coperto d’oro? "Sì, guarda!". "La mummia non posso vederla". "Se vai a cercare, ne troverai venti nella bacheca". Torni e li vedi. Prima non li avevi visti perché non sapevi.
Io sono un cercatore di funghi. Il fungo non si trova, si cerca. Chi va a funghi senza un bastone, è un cretino, per me. Se non sai cosa cerchi al museo che cosa serve? Sì, è magnifico lo scranno di Tuthankamon. E dopo? E la piramide crollata?
Io ho fatto un viaggio in Egitto solo per vedere la piramide crollata. E cos'è la piramide crollata? Sono ancora in discussione se sia crollata o no. E guarda un po’, sono tutte della quinta dinastia, non della quarta, non a Cheope, a Kefrem. Però ce ne sono altre tre grandi che stavano crescendo. La piramide romboidale, la piramide… e la piramide crollata. Io la chiamo crollata perché, per me è crollata. Naturalmente l’ha detto un grande egittologo tedesco, che dopo aver girato sessant’anni in Egitto, ha deciso che quella piramide fatta così, è crollata sui fianchi perché era troppo in piedi. Guarda caso, quando è crollata, la piramide di Meidun, la piramide romboidale e l’altra, di cui non ricordo il nome, nella stessa zona erano in evoluzione: una si chiama piramide romboidale perché quando è crollata l’altra, ha cambiato pendenza. L’ingegnere ha avuto paura. L’altra ha una base enorme su un altezza di niente. L’altra è crollata? Lui allarga e abbassa! Ecco il gioco. A cinquantun gradi tiene, a cinquantatre non tiene più.
Allora, dottoressa. Mi chiede chi, che cosa e come dell’Egitto. “Hai una curiosità?”. “Leggi”. E se leggi, forse leggi di Atlantide. E Atlantide ti dice che c’è forse la signora: io l'ho chiamata El’cea. Perché l’ho chiamata El’cea? È una mia invenzione. Però a Elce, in Spagna, c’è la dama di Elce. E non sanno dove sia stata tirata fuori. È una figura sempre femminile, ma non vuol dire niente, che sembra essere messa in un casco di astronauta. L'originale non so dov'è, non mi ricordo. E allora io l’ho chiamata El’cea. Lei è la regina d’acqua. Non è un nome greco, non c'entra niente. La Grecia non esisteva.
È un gioco. Ma ha poca importanza sapere della Sfinge che non sanno quando è stata fatta e che ha — finalmente l’hanno capito — le scolature per l’acqua. Ed è lì che aspetta. Che cosa, non so. Io avrei voluto essere Gia’far. Oh, sì, darei la vita per essere lui! Accidenti. Fa una bella fine, oltretutto.
Gia’far è il pupillo di Maimonide, la sua gioventù. E finalmente mangia e beve. E torna vivo. Dopo due anni muore. Crede a quello che Gia’far dice. “Lei mi aspetta”. Ricorda Pizarro con Atahualpa? Pizarro, dopo aver fatto garrottare Atahualpa, lo mise seduto di fronte alla finestra dove sarebbe entrato alla mattina il primo raggio del giorno, perché credeva nella leggenda. Se il re è quello, tornerà la stirpe, il primo raggio lo farà vivere. Pizarro lo garrotta dopo avergli rubato l'oro. E crede e spera che il re, con il primo raggio, torni in vita.
Antonella Silvestrini Nella storia di questo romanzo il giovane Gia’far va al Cairo e incontra la Sfinge. Ode una voce antica e l’attribuisce a questa donna che sarebbe la Sfinge e cioè l’antica regina, El’cea. E di questo parla con Maimonide il saggio, medico ebreo che viveva al Cairo.
Edelio Tomasi Viveva al Cairo veramente. Era il medico del Saladino.
Antonella Silvestrini Gia’far trova un manoscritto e Maimonide lo aiuta. È il suo interlocutore.
Edelio Tomasi Il vecchio crede. Io non ho mai avuto il padre. Allora mi piace che i giovani abbiano un padre. E questo è un gran padre. Lui, il padre vero lo “sgancia”. ”Vai, vai in biblioteca. Vai tranquillo”. Perché non gli dà le parole. Mentre Maimonide gliele dà e crede. E quando gli dice: “Vai”, per me è stupendo.
Antonella Silvestrini Allora, siccome in questo libro ci sono molte pagine… Intanto i protagonisti bevono continuamente. È una questione che ho posto a Tomasi. Com’è che bevono così tanto? C’è il vino di Cipro, il vino di Spagna…
Edelio Tomasi Nel terzo versetto della quarta sura, chi ha voglia lo legga, dice testualmente: “Voi che credete, non accingetevi alla preghiera in stato di ebbrezza. Ma attendete di poter capire ciò che dite”. Non era proibito bere. Infatti i Califfi di Baghdad avevano le cantine fornitissime. E molti sono morti ubriachi fradici. Questa è storia. Io ho conosciuto qualcuno ricco, senza volerlo, che beveva tranquillamente in pubblico. Non c’entrava niente. Quando bevi non preghi e quando preghi non bere. Magari lo facessimo tutti.
Luigi Rosso Per quale via si è giunti al fondamentalismo?
Edelio Tomasi Non lo so; è un campo che non capisco, che non ho neanche studiato. Non capisco. Già la parola fondamentalismo… Allora posso dire: come mai la quarta crociata contro gli Albigesi? Io ho la frase in bocca. Cos’ha risposto quel papa alla domanda “Ma chi ammazziamo?”. Si ricorda la quarta crociata? Accidenti, la quarta crociata l’abbiamo fatta in Francia, noi, signori! E quando hanno chiesto al papa: ”Ma chi ammazziamo?”. “Ammazzali tutti. Dio deciderà”. Frase storica. E allora, non capisco, non so, non sono all’altezza. Non mi piace e basta. Bevi tranquillo e poi prega. Però se mi dici: “Ammazzali tutti”. Qui non so.
Dal pubblico Scusate. Io avrei una curiosità. Vorrei sapere un po’ la trama, i personaggi, l’ambientazione, il tempo in cui si svolgono questi due romanzi.
Antonella Silvestrini L’abbiamo detto, no?
Dal pubblico Non ho capito.
Antonella Silvestrini Nel 1200, a Baghdad, il giovane Gia’far parte e si dirige verso Il Cairo con il padre e con lo zio.
Dal pubblico Per quale motivo fa questo viaggio?
Edelio Tomasi È un viaggio di studio per il padre. E lui va, il padre lo prende con sé. Parte già con un destino.
Dal pubblico Cioè?
Edelio Tomasi Una premonizione. La donna nera dice: “Incontrarai…”.
Dal pubblico La morte?
Edelio Tomasi No. “Incontrerai la donna di pietra”.
Dal pubblico E quindi la donna di pietra, praticamente…
Edelio Tomasi E lui non sa cos’è e trova la donna di pietra. E il suo destino è segnato. Certamente.
Dal pubblico E durante questo viaggio si svolgono delle cose.
Edelio Tomasi Certamente. Fino alla completa visione della cosa, diciamo. Per il ragazzo non c’è scampo, certamente. Si innamora!
Dal pubblico Del?
Edelio Tomasi Della donna di pietra. È la sua fine. È la sua fine che è segnata. È giusto che sia così. È eccelsa. È sovrannaturale. È così bella che non è umana.
Antonella Silvestrini Poi ci sono altri personaggi che incontra: le donne…
Edelio Tomasi Questo è normale. Il gioco è un sogno. Facciamo che sia un sogno. A me piace sognare, poiché non c’è viltà nel sogno. Il sogno bisogna prenderlo come viene. Mi piace questo.
Antonella Silvestrini Nel sogno non c’è viltà, non c’è negazione. Non c’è compromesso. Le cose puntano alla loro conclusione.
Edelio Tomasi Basta che non sia dovuto a pesantezza di stomaco.
[Risa].
Antonella Silvestrini Oltre al vino, in queste pagine ci sono i banchetti. I banchetti succulenti, viziosi. Io mi sono posta la questione. Questa accentuazione sui cibi e sulla cucina in Tomasi, da dove viene? E lui mi ha risposto quasi seccata: “Come da dove viene?”. Siccome lui, una volta, mi ha raccontato che il nonno era cuoco al Palazzo Reale, a Torino, cuoco del re, quindi, gli chiedo: “Questo c’entra, in qualche modo?”. “No”, dice, “mio nonno mi ha solo insegnato che cosa in cucina non bisogna fare”!
Edelio Tomasi Per me è un gioco. È una mia passione, perché attorno a un tavolo, la persona di buon cuore, la persona di una certa disponibilità, attorno a un tavolo, si trova a parlare, a giocare, a vivere. E specialmente se c’è un alto livello, non tanto nella cucina, quanto nel bere. Infatti, qui io parlo di grandi vini che stanno sparendo dal mondo: i vini siciliani, i grandi vini spagnoli, i vini di Cipro. Siamo un po’ mal avvezzi al bere, ormai.
Antonella Silvestrini Quindi il cibo entra proprio in questa narrazione, in questo racconto. Ci sono pietanze che hanno un loro racconto. La disposizione. E questo è veramente interessante, perché il cibo è nel racconto: lo possiamo notare anche con i bambini, quando un bambino non mangia, occorre raccontare. Allora, raccontando, incomincia a mangiare. Senza racconto il cibo che cos’è? È consumistico.
A proposito, Tomasi, le volevo chiedere la questione della morte oppure dell’immortalità nell’antico Egitto. È una questione interessante, questa.
Edelio Tomasi Il ba e il ka, d’accordo. L'anima mortale e… Lei chiede troppo a me.
Antonella Silvestrini Rispetto alla sua ricerca, alla sue letture.
Edelio Tomasi A me piace giocare su questo. Infatti nel terzo libro, Le lacrime di Iside, io gioco col ba. È l’uccellino, il famoso uccellino con la testa d’uomo: lo metto qui. E si ubriaca insieme a me. Il mio ba è a guardia di me. Ma il mio ka è l’essenza dell'anima. Noi le abbiamo messo nome “anima”, ma la parola anima non esiste. È differente, molto differente. È lo spirito intelligente. Allora, andiamo oltre.
Non sappiamo. Non sappiamo leggere i geroglifici. Non li sanno leggere. Non possono leggerne. La sintesi, il dentro. Il ka, l'essenza dell'anima è scienza. Chi scolpiva i geroglifici non sapeva scrivere. Copiava un disegno. Allora, chi leggeva veramente i geroglifici erano tre. I tre grandi mostri che erano in cima alla piramide, per modo di dire, parlavano fra loro. E da quelli sono nati i grandi scienziati nostri. È derivata la grande matematica greca. Da loro. Dunque, non sappiamo, non sappiamo niente? Infatti hanno messo segni antropomorfi, il gorilla, ad esempio, per farli capire al popolo. Ma il popolo non entrava nei templi. Sia ben chiaro. Lei va in Egitto e vede i templi. I templi sono fatti a scomparti. Neanche nel primo entravano. Al sacello, nessuno. Neanche il faraone, molte volte, aveva accesso al sacello. Allora chi non sa, non può capire. E chi ci dice che dobbiamo capire noi adesso, con quello che c’è stato.
Ecco gli imperi che sono tramontati durante la storia dell’Egitto: Sumeri, Accadi, Mitanni, Hittiti, Micenei, Cretesi, Babilonesi, Ebrei, Assiri, Greci, Persiani e l’impero romano. Tutti questi imperi sono spariti nel tempo in cui è durato il grande Egitto. L’Egitto non era niente. Era quello che prendeva le bastonate ma rimaneva l’Egitto, tanto era solo sabbia e acqua. Era una specie di Russia. Ci pensa?
Antonella Silvestrini È una questione, questa.
Edelio Tomasi È così vasto che ci si perde. Oggi lei va in Egitto e vede il contadino che fa lo stesso con il bilanciere: tira su in bilico questo pezzo di legno, prende l’acqua dal fiume e la scarica nel campo. Ancora oggi. Abbiamo attraversato migliaia di anni di storia e il contadino è ancora lì con la sua acqua. Come possiamo capire l’Egitto? Infatti abbiamo visto al Cairo che cos’è avvenuto, dopo la guerra del’77, nel primo libro, La bella d'Egitto. Il Cairo, da tre milioni, è diventato di undici, dodici milioni. Vivono nel cimitero. Hanno messo le lampadine nel cimitero. Hanno fatto le strade. Non c’è più posto, perché? Perché nessuno torna lassù. E allora, di che Egitto parliamo? A che cosa ci attacchiamo? A quello che ci hanno detto i libri. Ben sapendo che a ogni centimetro ci si potrebbe imbattere in un altro mistero.
Antonella Silvestrini Certo. Poi è una questione, con che lingua noi studiamo e leggiamo?
Edelio Tomasi Con la lingua inglese.
Antonella Silvestrini La lingua inglese, l’Inghilterra è stata formata dalla Grecia. Quindi è sempre con nozioni greche che noi ci accostiamo all’Egitto. È una questione difficile, perché, per esempio, dire “anima” è già…
Edelio Tomasi Non risponde assolutamente.
Antonella Silvestrini È una nozione della filosofia greca, del discorso occidentale. E quindi non possiamo certamente adattarla. Ci sono domande dal pubblico?
Francesca di Sopra Volevo fare una domanda. Io non ho letto il libro, però ricordo che c’è la stele di Rosetta.
Edelio Tomasi È stato il punto di partenza.
Francesca di Sopra Eppure non ci ha aiutato un po’…
Edelio Tomasi Certo. Assolutamente.
Francesca di Sopra Ma totalmente, oppure no?
Edelio
Tomasi Dicevo prima alla dottoressa. Napoleone scopre la stele e Champollion
comincia a studiarci. Dopo cinquant’anni dice: “Sì. Se non altro ho capito
che è un alfabeto”. Prima poteva essere ogni segno a sé, come il giapponese.
Infatti la stele di Rosetta era in greco, demotico e geroglifico. Su due…
c’era Kleopatrat e Aleksandros. E lui ha incominciato a togliere
fuori questi nomi e a combinarli: “Ecco. È un alfabeto. Possiamo stare
tranquilli che questa è una ‘S’”. Il sole…, l’occhio è…, l’aquila è una “A”,
la “R” è una…, la piuma è la “I”.
Ci sono voluti altri cinquant’anni per incominciare a decifrare qualcosa. Champollion sapeva e ci ha messo cinquant’anni a capire che era un alfabeto. E questo lo dobbiamo a Napoleone. Dalla stele di Rosetta è scaturito tutto. Ma ricordiamoci che ci sono voluti più di cento anni per incominciare a… Fantastico. Senza contare che poi i geroglifici, con il tempo, sono cambiati, si sono modernizzati e mi pare che intorno alla ventesima dinastia — io non so niente di questo ma tiro a ricordare — per esempio la “L”, che prima era un occhio, è diventata un leone. Uno che si trova un occhio e lo leggeva come “L”, e adesso si trova un leone, deve scartare una delle due a seconda della dinastia.
Ci siamo trovati sempre come a un’evoluzione involuzione. Con l’andare del tempo i geroglifici si sono deteriorati perché andavano perdendosi. Il popolo non sapeva leggere assolutamente nulla. Non capiva assolutamente nulla e lo stesso geroglifico dava tre sicure versioni: allo scriba, al sacerdote e agli Hm-ka, gli eccelsi. Bisognerebbe studiare. Ci sono tre persone al mondo, ancora oggi, che sanno veramente quello che leggono. Ecco perché dicono… Forse non ha tanta importanza. Anzi, per noi, assolutamente, non ha nessuna importanza. L’importanza è cercare di capire, di vedere.
Noi vediamo quella piccola ascia di legno, l’apertura della bocca: quella era l’anima, accidenti. Noi non possiamo pensare a un’anima, alla nostra anima che si venga a perdere, che esca dalla bocca con la scure di legno. È difficilissimo. Per un europeo è difficilissimo.
Forse quello che ci fa innamorare dell’Egitto, la prima cosa, sono i colori. Io ho portato colori, la prima volta. “Come? Eri in Egitto, nella sabbia e hai portato colori?”. Sì. Nella valle delle regine, quegli azzurri, quei rosa. Qualcuno ha portato, invece, gli scarabei, l’immagine dello scarabeo.
C’è posto per tutti e per sempre. Se penso che la Sfinge di Menfi è stata scoperta, perché una signora, forse aveva 97 anni, con il suo ombrellino e con il volant raspa per terra e la trova tra la sabbia, a Menfi, questa è storia. Una pietra. Non si muoveva ed è venuta fuori la Sfinge di Menfi, quattro metri di alabastro.
Io credo che l’Egitto è pieno di sfingi di Menfi ancora oggi. Saturo. Senza contare le mummie che sono state trasportate di qua e di là, una nella cassa dell’altra, e i famosi monaci che hanno portato via quelle mummie che hanno sepolto a Deir el-Barhi. Di tutto hanno fatto. Allora se vogliamo cercare l’Egitto, ce n’è per tutti. E possiamo cominciare da zero. Tranquillamente. Non c’è problema.
Luigi Rosso Quali sono i luoghi? Che viaggio suggerirebbe lei, a chi le chiede un’indicazione?
Edelio Tomasi Allora, prima Il Cairo e Giza. Poi Saqqara e la mastaba, la prima piramide del mondo. E dopo dobbiamo scendere. C’è Karnak, c’è la piramide crollata con il lago. E poi abbiamo le piramidi meroiche. Ce n'è. E logicamente c’è Deir el-barhi con la Valle dei Re e la Valle delle Regine di fronte a Karnak, dall’altra parte. È inutile suggerire. È un po’ come la Spagna. Ci sono almeno sette Spagne. C’è Madrid, c’è Barcellona, c’è Siviglia, Cordova, San Sebastian, La Coruña con Capo Finisterre. E quante Spagne ci sono? E tutte diverse una dall’altra. Figuriamoci l’Egitto.
L’Egitto
ha una cosa in comune, il Nilo. Senza, non c’è niente, lo sappiamo. Ed è bello
vederlo anche dall’alto. È interessantissimo. Un altro Nilo, oggi inflazionato,
è il Mar Rosso. Per vedere un altro rif
così, devi andare al largo del Venezuela o, almeno, ai Caraibi. Io, il primo
mio rif, l’ho visto lì. Quella volta non esistevano
club nel Mar Rosso. Valeva un altro Egitto. Questo vento da Nord. L’Egitto
è grande e enorme e dall’aereo, le righe che si vedono, sono tutte wuadi.
L’Egitto era pieno d’acqua e vediamo ancora i corsi d’acqua che lo alimentavano.
L’Egitto cos’è? È una riga fatta d’acqua. E basta.
Antonella Silvestrini L’Egitto, lo capiamo da questa testimonianza di Edelio Tomasi, è veramente immemoriale, per ciascuno di noi e per la nostra civiltà. Il contributo dell’Egitto è quello di dissipare il fondamentalismo. Il fondamentalismo ha bisogno di una base. E quanto si sono arrabbiati quando Freud ha detto che Mosé era egizio. Freud è andato in Egitto per togliere la linea genealogica agli ebrei. Sicuramente l’Egitto è importantissimo. In questo caso trovo molto interessante il riferimento che lei ha fatto alla Russia, alla questione Russia.
Edelio Tomasi È una vastità.
Antonella Silvestrini A parte le dimensioni. È proprio Dostoevskij…
Edelio Tomasi Capisco quello che dice. Ti perdi, nell’Egitto. E ti perdi nella Russia. Laggiù chi ci va? Nessuno. Nessuno nel deserto del Sudan. I russi hanno il deserto del Gobi, o la tundra. C’è più acqua, sicuramente in Russia. Ma l'Egitto ha queste pareti e basta. C’è questa diga d’acqua e basta. E te ne accorgi che l’alimento è lì. E basta.
Antonella Silvestrini Come dire, la cifra della rimozione, direbbe Freud, l’inconscio, quel non sapere che è alla base dell’infinito.
Edelio Tomasi Direi.
Antonella Silvestrini Quindi è la base della ricerca. Offre quell’impulso… Dicevo poco tempo fa, leggendo il discorso in occasione del premio Nobel di una poetessa polacca, Wislawa Szymborska, che nel 1996 ha vinto il premio Nobel per la poesia. Ha parlato del “non so”, dicendo che la prima ispirazione del poeta è il “non so”. “Non so”, dice, sono due paroline alate che consentono al poeta di scrivere. È proprio questa la forza, la portata e la ricchezza dell’Egitto.
Edelio Tomasi “Non so” cosa?
Antonella Silvestrini Appunto!
Edelio Tomasi Ecco. E per non sapere, bisognerebbe sapere "non so cosa". Giusto? Perché se non so, devo sapere che cosa non so, o no? È un gioco.
Antonella Silvestrini Questa ignoranza è la base della ricerca.
Edelio Tomasi Appunto perché non so.
Antonella Silvestrini Infatti.
Edelio Tomasi Fantastico.
Antonella Silvestrini Ci sono altre domande?
Daniele Gennari Ci può dire qualcosa sul faraone eretico, Akenathon?
Edelio Tomasi Doveva essere un fantastico pazzo e doveva avere una moglie che era la fine del mondo.
Daniele Gennari Ma è diventato pazzo per la moglie?
Edelio Tomasi No, non credo.
Antonella Silvestrini In effetti era raffigurato in modo più decadente, o sbaglio, il faraone?
Edelio Tomasi Accidenti. Era malato. Aveva la distrofia adipo genitale. Aveva il ventre e i glutei cascanti. Era un disgraziato.
Edelio Tomasi Lei era figlia di re. Era una bianca mitanni. Lei era in regola.
Antonella Silvestrini Quel periodo storico era importante per la questione del monoteismo. È fondamentale.
Edelio Tomasi Infatti, per questo sembra che lo abbia portato lei. Lei ha portato il monoteismo, assolutamente. La religione dei Mitanni era questa. Torna il dio Armakis, vede? Questo leone. E lui ha preso in pieno. Eknaton è la città che lui fa costruire, e non si può costruire una città senza un torrente, abbiamo detto. Un paese non può essere costruito se non all'incrocio tra quattro strade, di un mercato e di un pozzo. Lui ha costruito la città di sana pianta, lì: l'hanno castrato, per forza, dovevano castrarlo i preti potenti di Tebe.
Antonella Silvestrini Sì, la casta.
Edelio Tomasi Per forza, anche perché lui, idealista meraviglioso, pensava di dire il comunismo. Mettiamola così, mettiamo una parola semplice che sappiamo tutti. Il comunismo non è possibile, non è attuale. Non è stato attuale ai nostri tempi: dopo settant'anni è crollato miseramente con la ricchezza che aveva, figuriamoci là. Non puoi dire: "Credi in questo dio". Ancora oggi, chi mette giù il cavolo, la verza o il sedano, zappa e mette la statuina di pietra o di legno all'angolo del prato, del campo. Ancora oggi. Non poteva vincere la sua religione. Era impossibile. È unica.
Antonella
Silvestrini È
unica e quindi molto interessante.
Edelio
Tomasi
Non per niente. È che gli è andata male. Se avesse avuto la forza fisica per
combattere, invece gli è andata male. È nato un po' troppo presto. L'Egitto
è un po' come la Germania di Hitler: due fronti, tre fronti, non puoi tenere
la Russia, la Francia. Lì doveva tenere a sud e a nord fino alla Turchia di
oggi. Dopo di lui, il terzo Amenofis è andato a riprendersi tutto fino all'Eufrate.
Ha fatto costruire le barche e ha oltrepassato l'Eufrate alla fine della diciottesima
dinastia. I confini erano invasi oramai. È stato un colpo tremendo per l'Egitto,
Amenofis. Non era il momento giusto. Ha fallito e logicamente credo che abbia
fallito lei. Gli studiosi non ci possono dire: "Sì, è colpa sua di lei". Si
potrebbe dire: "Sì, lei ha messo lo zampino e gli è andata male".
Ha sentito che è stata scoperta, forse, la mummia di Nefertiti? Non
è vero. Chi ha scoperto la mummia di Nefertiti? È uno dei grandi misteri.
È sparita. Ci sono certe cose che sono scritte… È un po' come l'amico della
terza dinastia. "Nessuno deve parlare di me. Ho lasciato questa piramide…".
Antonella
Silvestrini C'è
un'ultima domanda?
Luisa
Calabretto Ritorno
ora da un viaggio in Messico e Guatemala, dove ho visto coi miei occhi, non
solo me l'hanno raccontato, che l'alcool è usato dai Maya, tuttora, come mezzo
che favorisce la preghiera. E quindi vanno in chiesa con la bottiglietta di
bevanda alcoolica.
Edelio
Tomasi
L'alcool è un vasodilatatore. Che faccia bene alla salute, sappiamo che non
è vero. Diciamo che un goccio di gin, a Hemingway, serviva.
Edelio
Tomasi
Lo sapevo, questo, molto bene. In Egitto, qualche anno fa certamente, vedevo
che l'asciugamano era qui o qui. Prima si asciugavano i piedi e poi mettevano
l'asciugamano per terra e si inginocchiavano. Oggi questa cosa non c'è più.
Vai al Cairo, ti danno le pantofole e paghi dieci lire per mettere le pantofole
sotto le scarpe. Con l'asciugamano si pulivano i piedi, lavati, perché davanti
alla moschea c'era la fontana. C'è un motivo. Hanno dimenticato quello che
era buono. Io so che la sura dice questo. Non posso che leggere e dire: "Guardate
a quei tempi, il Saladino è sicuro che era astemio". Ma, per esempio, Avicenna
è morto ubriaco fradicio caduto in una botte.
Edelio
Tomasi È
bellissimo morire così, no?
Antonella
Silvestrini Ci
sono altri interventi? Concludiamo qui. Ringrazio ciascuno di voi. Ringrazio
Edelio Tomasi per questo racconto.
Edelio
Tomasi Grazie
a voi.
Antonella
Silvestrini E
vi invito a leggere il libro.