Verdiglione: “L’imprenditore di successo è l’artista del rischio”
rassegna stampa

ASSOCIAZIONE LA CIFRA

Era assolutamente strapiena la sala di Palazzo Badin che ieri sera ha ospitato un incontro – organizzato dall’associazione “La Cifra” di Pordenone – con il professor Armando Verdiglione, filosofo, studioso di psicanalisi, fondatore della casa editrice Spirali e del progetto “Secondo Rinascimento”. Oltre che inventore di una nuova scienza, la cifrematica, e convinto assertore della totale appartenenza dell’imprenditoria alla cultura e all’arte.
“L’imprenditore – ha spiegato Verdiglione – è un artista, un poeta e come tale va incontro al rischio. E’ lui il vero valore dell’impresa, sempre che, naturalmente, sia pronto a rischiare. Il pericolo, soprattutto delle nuove generazioni, è pretendere tutto e subito: ecco che si hanno picchi galvanizzanti per minimi successi e depressioni profonde per piccole sconfitte”.
“E’ un errore – ha continuato -, nel passaggio tra “vecchia” e nuova imprenditoria, focalizzare sul passaggio del tempo, sulla successione: semplicemente l’impresa già fondata anni prima ha bisogno, come l’imprenditore, di crescere e per questo deve chiedersi se le banche, in tutte le loro fusioni e trasformazioni, sono ancora in grado di dare un certo servizio; se sia giusto fare entrare un socio e quale; quale sia il consulente che si deve scegliere. C’è il consulente che sale sulla nave e quello che guarda dalla spiaggia: il primo, nei suoi consigli, mette in gioco anche se stesso; l’altro guarda da lontano, con distacco…”.
E come vede il ruolo della donna, specialmente nella nostra realtà di piccole e medie imprese?
“La donna – ha risposto Verdiglione -, ancora troppo spesso segregata nelle “cucine” dell’impresa, ha, invece, in sé due caratteristiche di enorme importanza: la capacità di conservare i valori e, nello stesso tempo, quello di capire le trasformazioni in atto. L’avvenire dell’impresa è la donna e l’imprenditore avrà il suo futuro in mano dal momento in cui si accorgerà di questo”.

Glorianna Presot, “Il Gazzettino”, 11 aprile 2003