BALLATA DEL MORO CANOSSA, LA MIA AUTOBIOGRAFIA
rassegna stampa

SERATA SPETTACOLARE E DI SUCCESSO CON LA SCRITTRICE ANTONIETTA VIERO IN CITTA'

Voleva essere la presentazione di un libro, si è invece trasformata in una serata spettacolare, forse complice lo splendido giardino di Palazzo Dolfin o il favore della sera.

Il libro La ballata del Moro Canossa di Antonietta Viero è stato presentato da Antonella Silvestrini, psicanalista e Presidente di Cifra, da Enzo Santese scrittore e critico d'arte e da una performance del Laboratorio teatrale "10002" per la regia di Gianna Danielis. Inoltre hanno reso possibile la serata il Cepu che ha messo a disposizione il giardino della sua sede e la boutique la Bottega di Pordenone.

"Il libro della Viero — afferma Silvestrini — nasce come racconto autobiografico ma non scade mai nel semplice raccontare di fatti. Più che una autobiografia si può parlare di poesia e come accade per la poesia il lettore può solo lasciarsi attraversare e provocare imbattendosi nel proprio racconto. I personaggi sono "impersonaggi": il moro, la femena, la nina e la piccola. Ciò che permea il libro è la necessità del superfluo che non è il superficiale ma ciò che eccede e che quindi si sottrae alla logica dell'utile e della necessità".

"Il libro della Viero — sottolinea Santese — si avviluppa nel proprio narrare interiore e diventa occasione di ulteriore racconto". Così è stato per Gianna Danielis che ha sentito la spinta a continuare la narrazione attraverso un altro dire, non più la parola scritta ma la scenografia, la parola recitata, la musica, il gioco delle luci, le fiaccole a illuminare il buio della notte. Molto intensa la recitazione di Wilma. Alla fine il sipario: un telo di nylon con la scritta "e lei ci provava ad annodare i fili…". Solo più tardi ci si rende conto che è mancata la parte del dialogo con il pubblico. Nessuno se ne è accorto o ne ha sentito la necessità forse perché la presentazione stessa del libro è diventata racconto.

La serata accompagnata dal profumo di pino e dall'odore del geranio a scongiurare moscerini o folletti ha avuto qualcosa di magico, ha regalato un po' di superfluo in una vita già così carica di necessità.

Daniela Dose, "Il Gazzettino", 26 giugno 2000

L'INTERVISTA/ Da campionessa italiana di basket a indossatrice per Versace
"La miseria non è mai stata un alibi per fermarmi"

 

Ovunque vada è sempre accompagnata da Gipsi, la cagnetta nera. "Dicono che i cani assomiglino ai loro padroni", dice della sua Gipsi, Maria Antonietta Viero. Ma a prima vista non si coglie rassomiglianza tra la cagnetta e la splendida signora in pantaloni neri e camicia bianca di piquet che parla.

Poi l'affinità appare evidente attraverso il racconto che la Viero fa di sé. Entrambe infatti sono semplici, affettuose, immediate e "non di razza". L'essere senza padre e senza madre, o meglio senza un certificato di riconoscimento, è stato l'anello mancante che la Viero ha assunto come punto di forza.

A lei priva di famiglia genealogica, cresciuta nella casa dei nonni, è stato possibile ciò che a molti provvisti di padre e madre, non è stato concesso, scoprire cioè che la madre non è mai madre del figlio come racconta nella filastrocca: "Ninna nanna ninnao, Tutti i bimbi hanno la mamma… ma la madre no".

"Ho avuto un'esistenza molto povera — racconta la Viero — ma la miseria non è mai stata un alibi per fermarmi. Giovanissima me né sono andata da Breganze, il paesello dove sono nata e vissuta, "incinta anche di desiderio di novità". Sono diventata campionessa italiana di pallacanestro e poi a 28 anni mi sono presentata a Versace. Non so ancora spiegare perché abbia preso proprio me. C'erano americane bellissime, eppure probabilmente ci sono dei fili che si incontrano: la V di Versace doveva incontrare la V di Viero".

Maria ha fatto l'indossatrice fino a 33 anni. È stata sulle passerelle di Milano, di Parigi e Firenze per gli stilisti più prestigiosi.

"Non sono mai stata un corpo privo di parola — continua —. In passerella mi avvicinavo al pubblico e dialogavo con lui, ma soprattutto parlavo con il modo di camminare, di guardare. La moda non è l'abito ma il modus. Il rapporto tra corpo e scena è inscindibile".

Ora Maria ha 52 anni e possiede un importante show-room a Padova per le tre Venezie.

"Vendere non è in contraddizione con il fatto che ho appena preso una laurea in Filosofia all'Università di Padova e che a settembre terrò un seminario sulla moda, su iniziativa di Curi, il mio professore. Vendere è ciò che facciamo ogni giorno. Con i miei clienti io non vendo abiti ma idee. Il cliente per me è sempre un'occasione di incontro".

"L'idea del libro nel quale racconto la mia vita mi è venuta per un'eccedenza che non ha trovato sbocchi da altre parti. Mi ha invocata il lettore, il pubblico. Devo anche dire che senza l'esperienza dell'analisi non sarebbe avvenuta la scrittura probabilmente ho restituito ad un'altra lettura quello che in primis è stata lettura di me".

Maria ha avuto una vita difficile eppure non si è mai scoraggiata.

"Gli ostacoli per me — continua — sono ciò che sta davanti e mi provocano ad andare oltre. La vista è ricerca intellettuale, è non chiudersi nel cerchio".

Daniela Dose, "Il Gazzettino", 26 giugno 2000