Tre scalini per salire dal computer agli angeli |
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Padre
Roberto Busa ha spiegato in un convegno come conciliare il rapporto (spesso
controverso) tra fede e scienza
"Esistono
tre scalini per salire dal computer agli angeli: pensare in termini di forze
più che di cose; comprendere che organizzare è sapienza; non
dimenticare mai che intelligenza e sapienza sono di persone e hanno origine
in una Persona". Così fede e scienza che l'Età dei lumi
ha artificiosamente separato, tornano a darsi la mano nell'avvincente sintesi
offerta, a Palazzo Mantica, da padre Roberto Busa, gesuita, docente di filosofia
scolastica, profondo conoscitore di San Tommso d'Aquino e fondatore dell'informatica
linguistica. Padre Busa, invitato a Pordenone dall'associazione psicanalitica
la cifra, è un emblema vivente del valore che gli
studi umanistici apportano alla scienza, alla tecnologia, all'industria e
all'impresa: un legame indissolubile voluto da quella forza misteriosa che
Dante chiamò "L'amor che move il sole e l'altre stelle".
Una forza che è oltre il tempo e lo spazio, e che l'uomo del nuovo
millennio potrà riscoprire solo lasciando dietro di sé sterili
contrapposizioni e schematismi ideologici.
"Umanesimo e tecnologia non sono fisiologicamente nemici e rivali: lo
sono, semmai, per qualche effetto collaterale", ha detto padre Busa.
Effetti collaterali che possono portare tanto all'arroganza della ragione
quanto al moralismo bigotto, a seconda che si abusi dell'uno o dell'altro
ingrediente. In realtà, "ogni tecnologia è frutto dell'ingegno,
cioè del pensiero, così come lo è ogni arte bella e ogni
gioia di vivere". In questo quadro di armonia universale non poteva mancare
l'informatica con Internet, ultimo parto di quell'ingegno umano che non si
è creato da sé ma che Qualcuno ha creato: "La Provvidenza
con il progresso scientifico, ha fatto sì che usiamo come supporto
della nostra comunicazione quelle onde hertziane che il Signore ha creato
dall'inizio del mondo: onde che da ogni punto d'emissione raggiungono qualsiasi
punto dell'universo alla velocità della luce. Ma non lasciatevi ubriacare
- ha aggiunto il relatore - da quell'immensa disponibilità di informazioni
che ci offre: adoperatene solo quel che vi serve, perché Internet,
se usato male, è anche il modo più veloce per perdere tempo
e quattrini". Però, guai a demonizzarlo: perché "il
cosmo, in fondo, non è altro che un immenso computer in cui gira un
gigantesco programma il cui autore e produttore è colui che ci ha creati".
E siccome ogni tecnologia è frutto della nostra umanità, è
altrettanto assurdo e arbitrario pensare al manager come a un burattino senz'anima
e, all'opposto, all'intellettuale come a uno spirito bizzarro e separato dal
mondo.
Caterina Diemoz, "Messaggero Veneto", venerdì 9 febbraio
2001