MOSTRA A VILLA GALVANI

LA “FESTA DELLA VITA” DI VANGELLI

 

Sabato, alle 18, nella Villa Galvani, si inaugura la mostra organizzata dall’Associazione la cifra in collaborazione con il Comune di Pordenone. Sono in mostra cinquanta opere del pittore Antonio Vangelli (1917 – 2004). I dipinti – provenienti dalla collezione del Museum of the Second Renaissance – dal tratto deciso, lontani dall’accademismo e dal naturalismo, hanno la leggerezza, l’anarchia e la freschezza dell’infanzia, dell’invenzione, della poesia.

 

Aperta dal martedì alla domenica, dalle 16 alle 20. Per informazioni: tel. 0434 208157; e-mail lacifra@virgilio.it

 

Antonio Vangelli de Cresci nasce a Roma e comincia a dipingere negli anni trenta, sotto la giuda del padre pittore e del fratello scultore; sono gli anni della scuola romana – a cui il pittore fu vicino – e dell’esplorazione artistica intono all’idea di “primordio”.

 

Fra il 1940 e il 1945 Vangelli inizia la serie “Il Circo” e “Le Maschere”; a qualche anno di distanza, fra il 1945 e il 1950, si data l’avvio del secondo grande periodo della pittura vangelliana con le serie di opere dedicate ai “Ponti geometrici” e ai “Paesaggi industriali”. Nella Roma degli anni quaranta frequenta i maggiori poeti del tempo: Ungaretti e Sinisgalli, Caproni, Betocchi, e i pittori Vedova, Guttuso, Fazzini, Tamburi, Turcato. Negli anni fra il 1955 e il 1965 l’artista avvia la produzione di opere sui temi la “Torre di Babele”, a “le galassie” e a “l’atomica”.

 

L’invenzione pittorica di Antonio Vangelli, attraverso oltre settant’anni di altissima creazione di intensa attività espositiva, si segnala, a un anno dalla sua scomparsa, come una festa dei colori, delle galassie, dei mari, dei giardini della vita oltre che di enorme valore artistico.

 

Vangelli definiva l’uomo “il giardiniere della vita”. “Mio padre – diceva – mi ha insegnato a vedere l’entità. In che modo? Ciascun artista “ha una luce unica”. Solo la mediocrità esclude la luce. La parte buia è la conoscenza di quello che era e che oggi non sai. Tutto quello che noi sappiamo è che non sappiamo niente”.

 

Ciò che Antonio Vangelli dice, dipinge, scrive, procede dal suo iperuranio, dallo stracielo. Nulla di negativo lungo l’itinerario. Nessuna alternativa alla cifra della pittura. Nessuna alternativa alla salute, né al piacere, né alla verità, né al riso.

La tenebra o il nulla: ciò di cui si tratta e ciò senza cui non s’instaurerebbero né l’ombra, modo dell’inconciliabile della relazione, né il non, né quindi lo zero. E imprendibile, intoccabile. Invisibile è il colore, condizione appunto del viaggio.

 

“Il Gazzettino”, 19 maggio 2005