Antologica di Vangelli a Villa Galvani

 

Pordenone. Una mostra che sta riscuotendo successo di pubblico e di critica, quella allestita fino al 26 giugno a Villa Galvani dall’associazione la Cifra, con il titolo “La festa della vita”, per presentare opere tra le più note di Antonio Vangelli, artista romano deceduto l’anno scorso.

 

Le cinquanta opere al Galvani provengono dalla collezione del Museum of the Second Renaissance di Senago (Milano) e ripercorrono la vita artistica di Vangelli a partire dagli anni trenta, quelli che portano il segno inconfondibile della scuola romana. Quando iniziò a dipingere, l’artista entrò nel giro di alcune tra le gallerie più in voga, come “La Vetrina” di Chiaruzzi, dove facevano gruppo Giulio Turcato, Emilio Vedova, Pericle Fazzini e Giovanni Omiccioli. Eppure Vangelli, stava per suo conto, un po’ estraneo alle tendenze del periodo: era libero e, dunque, imprevedibile. Viaggiava molto e soprattutto con la fantasia. “Vivo di fantasia – diceva - ; il viaggio è nel giardino dell’universo”.

Fra i temi rappresentati nell’esposizione pordenonese troviamo quelli delle maschere e del mondo circense. Al Galvani, inoltre, si può trovare tutta la carica espressiva dei ponti geometrici, di quando Vangelli dipingeva bianco su bianco, nel 1945.

 

L’artista romano era dell’idea che sia il bianco che il nero facessero colore, dato che la qualità della pittura sta, a suo parere, non tanto nel colore, ma piuttosto in quella che chiamava “entità”.

 

Sara Carnelos, “Il Messaggero Veneto”, 19 giugno 2005