Anteprima
PORDENONE. Un sostituto procuratore militare chiamato a formulare
l’accusa contro un criminale di guerra (il “mostro”) in un processo internazionale
sarà il protagonista del nuovo romanzo dello scrittore pordenonese
Tullio Avoledo, in uscita a novembre per Einaudi,
dal titolo Tre sono le cose misteriose.
Un libro lineare e, per definizione dello stesso Avoledo, “molto diverso dai primi tre, tale da spiazzare i
miei lettori”, nel quale l’autore del fortunato L’elenco telefonico di Atlantide abbandona
fantascienza e mondi paralleli per narrare ciò che
accade al magistrato, costretto a vivere sotto protezione, con la moglie e
il figlio adottivo, in una casa vicino al lago. Tutto accadrà nell’arco di
tre giorni: tre giorni in cui Adam, che non si sente all’altezza del suo ruolo,
metterà in gioco la propria vita, in bilico tra la consapevolezza di appartenere
a una nazione che giudica i criminali di guerra degli
altri Paesi, ma i cui militari sono ingiudicabili,
e la necessità di riallacciare il rapporto con il figlio.
Una
trama intrigante, dunque, della quale Avoledo ha
fornito alcune anticipazioni l’altra sera, leggendo
anche alcune pagine del romanzo, nel giardino di Villa Galvani,
a Pordenone, dove, per iniziativa dell’associazione la cifra, si è tenuta una conversazione a tutto campo con lo scrittore,
condotta da Antonella Silvestrini e incentrata soprattutto sul libro con il
quale Avoledo è attualmente nelle librerie, Lo stato dell’unione.
Una
storia, quella di Adam, che sembra in grado di tenere
con il fiato sospeso come un film. Del resto, Avoledo
scrive libri che potrebbero benissimo essere sceneggiature. Peraltro, lo scrittore
– che nella vita di tutti i giorni continua a lavorare nell’ufficio legale
di una banca e che alla domanda su quale consideri il suo capolavoro risponde
senza pensarci un attimo “i miei figli” – ha già venduto da un anno e mezzo
i diritti del libro che lo ha lanciato nel firmamento letterario (L’elenco telefonico di Atlantide) e un bravo sceneggiatore sarebbe già pronto
a procedere. Ma non è facile trovare un produttore che decida
di investire, a meno che non capiti (e ad Avoledo
è capitato) che si chieda all’autore di infarcire il romanzo con qualche inseguimento
sui tetti e un paio di morti ammazzati… Perciò, non se n’è fatto nulla. “Ma
non importa – ha ribadito Avoledo – è già un film così”.
Cristina
Savi, “Il Messaggero Veneto”,
26 giugno 2005