Conferenza, domani, a palazzo Montereale Mantica, di Armando Verdiglione
L’incontro è promosso dall’associazione
la cifra con FriulAdria
Domani,
alle 20,45, nella sala conferenze di Palazzo Montereale Mantica a Pordenone,
si terrà la conferenza di Armando Verdiglione dal titolo “Il pericolo giallo:
quale avvenire per l’imprenditore e per l’impresa”.
Nell’occasione,
verranno presentati gli ultimi libri di Armando Verdiglione,
La rivoluzione cifrematica e Il
manifesto di cifrematica, edizioni Spirali. L’incontro, organizzato dall’associazione
la cifra in collaborazione con la Banca
Popolare FriulAdria, si inscrive
nel progetto “Il capitalismo intellettuale nella famiglia, nella banca e nell’impresa”,
per proseguire l’esplorazione intorno all’integrazione tra arte, cultura e
impresa.
Come
intendere la questione del pericolo giallo? Gli economisti e gli imprenditori
oscillano tra strategie di “delocalizzazione” e
misure protezionistiche: i cinesi vengono considerati
ora clienti e patners, ora nemici pericolosissimi,
ma si accorgono anche che questa dicotomia, nell’esperienza, non tiene. Occorre
dissipare l’idea di pericolo e inventare un modo nuovo per dotarsi degli strumenti
culturali e intellettuali indispensabili per la strategia, la lucidità e la
diplomazia, facendo sì che la questione cinese divenga una parabola per la
trasformazione dell’impresa italiana e europea. Il
convegno di domani potrà fare luce su questa importante quanto delicata tematica.
Intervista al presidente di Unindustria Cinzia Palazzetti
Cinzia Palazzetti,
presidente dell’Unione degli industriali di Pordenone.
Qual è l’effetto del mercato globale sulla nostra
impresa?
Siamo
costretti a muoverci in modo molto più dinamico di
come eravamo abituati a fare. Dobbiamo adeguarci al cambiamento del mercato,
che è veramente globale. Non si tratta dell’economia
cinese di per sé ma dell’apertura del mercato rispetto a
un sistema chiuso. Ci vuole investimento in cultura, ricerca, formazione e
innovazione. Il cambiamento porta disagio ma il disagio
porta novità e rilancio. E poi ci vuole la squadra.
Sarà questa l’occasione per una valorizzazione dei nostri prodotti?
Occorre
maggior creatività e valore aggiunto nelle nostre produzioni tradizionali,
il servizio, il progetto, il design, e affermare dei brand.
I mercati orientali danno concorrenza ma anche opportunità per i nostri prodotti
alti di gamma. È significativo che i cinesi che,
per arte, in Europa, intendono solo l’Italia. Dovremo prendere atto di inevitabili chiusure in alcuni settori particolarmente a
rischio, ma grazie alla capacità di sviluppo delle aziende strategicamente
più vitali io non ho paura del futuro. La nostra gente ha determinazione,
costanza e capacità di rischio. E qualcuno adesso
incomincia a scommettere. La Cina spaventa perché
c’è una cultura assolutamente differente e non possiamo ignorarlo, ma non
vinciamo facendo la guerra dei prezzi sui prodotti ad alto livello di manodopera.
Come si pongono
gli imprenditori rispetto a questa trasformazione in atto?
La
nostra città ha una forte vocazione imprenditoriale. Vado a trovare gli associati
nelle loro aziende ogni settimana e ho imparato molte cose: molte aziende stanno andando bene e ci sono molti imprenditori
che pure nelle difficoltà credono nel loro progetto. Ritengo sia indispensabile
avere dei sogni senza cui ci si fossilizza. E
l’imprenditore al sogno deve aggiungere il rischio.
Giovanni Pavan,
presidente della Camera di commercio: l’economia cinese rappresenta un pericolo
o una opportunità per il sistema produttivo friulano?
La Cina
rappresenta un rischio, dal punto di vista competitivo, ma soprattutto un’opportunità,
per il sistema produttivo friulano. Per questo la Camera di Commercio di Pordenone
ha portato avanti con successo il “Progetto Cina”. Il riscontro è stato notevole:
oltre 250 le imprese regionali coinvolte, meccaniche, industrie del mobile,
vinicole e di logistica.
Sono
state create le basi per fare del Friuli una porta
d’accesso in Europa per la Cina. Nelle esportazioni, le
aziende friulane devono investire sul medio-alto di gamma, a maggior ragione
in quanto il marchio italiano è apprezzato. Il mercato cinese è enorme ma deve ancora dispiegare le sue piene potenzialità.
La chiave del successo è di riuscire e cogliere i vantaggi della delocalizzazione,
mantenendo tecnologia, cervelli e direzione in Friuli.
Basta la competitività a far fronte
alla sfida dei mercati?
La
competitività è essenziale ma si deve sviluppare
all’interno di una progettualità e di un preciso
programma per livelli.
Indispensabile,
inoltre, il saper fare squadra: un approccio singolo non sarebbe altrettanto
efficace.
Che suggerimenti darebbe
a un giovane imprenditore?
Ad
un neo-imprenditore consiglierei un accurato studio del mercato, una ben definita
progettualità e un’apertura
mentale che non escluda nulla a priori.
Un
uomo d’azienda deve credere nel valore della formazione, per crescere e potenziare
di continuo competenze e professionalità.
Il
rinascimento mette in rilievo come l’arte e l’invenzione
siano l’essenziale dell’industria. E sottolinea che
l’intellettuale non si distingue dal manuale. Da questa constatazione trae
le mosse il movimento culturale del secondo rinascimento, introdotto trent’anni
fa da Armando Verdiglione. “L’arte e la cultura, nel pianeta, risentono, dovunque,
del rinascimento. […].
La
vita non trova una definizione politica o economica o finanziaria se non in
quanto ha una definizione intellettuale. Togliete dall’impresa, dall’istituzione,
dalla scuola l’intellettualità e avete tolto anche l’ipotesi, per ciascuno,
della direzione. Freud nota che gli umani ignorano la strada. Pur viaggiando
ignorano quale sia la strada. Allora si tratta dell’ipotesi.
L’ipotesi della direzione è essenziale, perché consente di rischiare, di prendere
una decisione. E, ciascuna volta, la decisione è
una sola, il rischio da compiere è quello, la strada è quella. Ciascuna volta
non ci sono due strade che si aprono, una la vita l’altra la morte” (da
Il manifesto di cifrematica).
La
modernità della Cina, dunque, non può far paura:
“Dissipare la paura – prosegue Verdiglione – è il gesto essenziale, proprio
dell’imprenditore, dell’artista, del poeta, del banchiere, del governante”.
E, ancora,”L’Europa non è tramontata, né finita,
né morta. Risulta, più che mai, il faro della civiltà planetaria. Non può competere nella manodopera, ma l’Europa, e l’Italia in modo particolare,
è già software del software”.
Il
pericolo giallo è il pericolo della differenza: la Cina,
i cinesi, la loro cultura, la loro arte, invitano a una nuova ginnastica intellettuale,
pragmatica e finanziaria in cui i dispositivi da inventare sono rivoluzionari,
non conformisti, lontani dalla logica della difesa o dello sfruttamento.
“Il
Messaggero Veneto”, 11 maggio 2005