L’artista russa, ospite ieri del
festival “pordenonelegge.it” negli anni ’50 venne acclamata da 120 mila persone. “Poi non firmai una
denuncia a Pasternak..”
Bella Achatovna Achmadulina è considerata la più importante poetessa russa.
Le sue poesia sono state lette da milioni di persone,
acclamate e recitate nelle piazze. Talento sorgivo e precocissimo, con la
raccolta di liriche La corda, uscita nel 1962, si è posta in
prima fila, insieme a Evtusenko, il suo primo marito,
e a Voznesenskij, nella generazione post-staliniana.
La sua poesia ha raccolto un urlo che era racchiuso in anni e anni di silenzio e repressione. L’ansia di purezza
espressiva e la fede nella parola sono diventate il simbolo di una generazione.
Ieri a Pordenone, ospite del festival pordenonelegge.it
per un incontro- reading.
Signora Achmadulina,
lei ha cominciato a scrivere poesia negli anni ’50 e subito la critica ha
parlato della “voce di un’epoca”. Come è nata la sua
ispirazione?
“Ho
cominciato a comporre da bambina. Un poeta ha notato le mie poesie e mi ha
fatto entrare all’istituto letterario Gorki.
All’inizio tutto andava bene, poi sono stata espulsa
per scarsa applicazione nella materia del marxismo-leninismo. Questa la versione
ufficiale..”.
Perché? C’è
un’altra verità?
“Mi ero
rifiutata di scrivere una lettera di denuncia contro Pasternak:
era iniziata una campagna persecutoria dopo l’uscita del Dottor Zivago in Italia”.
E’ stata poi riammessa?
“Si, alcuni
anni dopo, quando è iniziato il mio grande successo di
pubblico, a partire dalla fine degli anni ’50. Le ragioni di quel successo non credo siano dovute alla mia poesia. C’era sicuramente una
certa curiosità per il mio nome vagamente esotico: Achmadulina
è di provenienza tartara, e poi il timbro della mia voce durante le letture.
Era un periodo di grandi cambiamenti contrassegnato non solo da una
straordinaria rinascita della poesia, ma da un interesse di massa. In migliaia
si riunivano al Politecnico di Mosca o negli stadi per ascoltare i poeti”.
Centoventimila persone allo stadio
di Mosca…
“Quello è
stato il raduno più importante. Ma non credo che tanta gente fosse
venuta per un particolare interesse nei confronti della mia poesia. La
gente sperava che i poeti potessero dare risposte a quesiti esistenziali.
L’ammirazione nei miei confronti era un po’ esagerata. Pensi che quando sono
apparse le prime critiche negative, mi sono sentita sollevata”.
Nel ’56 con il
XX Congresso del Pcus ha inizio un certo disgelo. Una fase molto breve, se si pensa che nel ’64 era già tutto finito.
Con Breznev si ritorna alla chiusura, alla censura…
“Esatto.
Fino agli anni ’70 ho continuato a pubblicare, ma con molta difficoltà. I miei
interventi in favore di artisti e scrittori perseguitati,
come Kopelev, Vladimov e Vojnovic non mi
hanno favorita. Ho partecipato anche all’almanacco letterario “Metropol”, un’antologia curata da Viktor
Erofeev in cui venivano
pubblicate opere di scrittori liberali o dissidenti. Un’antologia che costò
l’espulsione dall’Unione degli scrittori allo stesso Erofeev,
a Popov e a Aksenov, uno straordinario scrittore e mio grande amico che
fu costretto a emigrare in America. Nel
E la sua
vita ne ha risentito?
“Per un
periodo fui costretta a lasciare Mosca. Ho vissuto cinque anni in una
cittadina. C’era una legge che vietava ai dissidenti di abitare nelle grandi
città. Il mio tuttavia fu un esilio volontario. Di tanto in tanto tornavo a
Mosca. Nessuno però mi intervistava più, nessuno
voleva pubblicarmi, non partecipavo più a nessun evento. Stranamente quello è
stato il periodo più sereno, in cui ho scritto meglio. Senza preoccupazioni di
pubblicazione, finalmente componevo una poesia più pura. Oggi ancora scrivo, di
tanto in tanto. Le mie opere vengono pubblicate,
ricevo premi letterari. Ma come allora neppure oggi mi interessano
le apparizioni davanti a un grande pubblico. Non ne ho bisogno. Il mio pubblico
preferito è fatto di poche persone, dei pochi
estimatori di poesia”.
Nel suo mondo poetico la natura ha
un posto dominante. C’è una compenetrazione fra parola e natura. Mi viene in
mente la sua lirica Il giardino, in cui “la parola è più ampia
del luogo”.
“Il giardino è una delle mie poesie
preferite. È dedicata ad Aksenov. Si, la natura è
fondamentale. Ma non intendo con questo la semplice
descrizione della natura. È la natura in tutti i suoi aspetti, che si trasforma
con il passare delle stagioni, delle ore. Un insieme di colori, di odori, di musica che si trasformano in parola”.
Molte delle sue opere sono dedicate
ai grandi del passato…
“Sono tante le
poesie dedicate alla Achmatova,
alla Cvetaeva, Pasternak e Mandel’stam. Ho dedicato non solo poesie, ma anche ricordi,
brani di prosa. Ciò che mi attrae è il loro destino doloroso, sono legata da un
forte sentimento di amore nei loro confronti, dalla
compassione, nel senso di comunione di sentimenti. Hanno influito non tanto
sulla mia poesia, quanto su di me come persona”.
Parlando della creazione poetica
Marina Cvetaeva ha paragonato la sua condizione a
quella dell’allucinazione. Finché non comincia è
ossessione, finché non finisce è possessione. Anche
per lei è così?
“Mah, a
volte capita che qualcosa entri dentro di te e ti spinga
e trasporlo in versi e quando succede nulla può fermarti..”.
Come nella sua poesia Avventura in un
negozio di antiquariato? Lì era un astuccio antico.
“Si, è una
poesia molto vecchia. Lì c’è la presenza di Puskin. E
in generale gli oggetti nel mio mondo hanno una sorta di anima.
In generale scrivo quando sono in una buona
disposizione d’animo. Conosco poeti che scrivono sulla scia di
esperienze che non vogliono dimenticare. In me funziona la disposizione
d’animo favorevole e poi un grande lavoro sui versi,
di scrittura e riscrittura, finché l’esigenza che
parte dalla cosa e arriva al verso non viene soddisfatta”.
( Ha collaborato Laura Pagliara )
BELLA ACHMADULINA,
Integrando idealmente, a pordenonelegge.it
2006, questa finestra intorno alla letteratura e poesia russa, gli appuntamenti
con Vladimir Sorokin, la più geniale voce del
postmoderno russo (domenica 24, alle 17.30), impegnato nella presentazione del
suo recentissimo romanzo uscito proprio in questi giorni in Russia, e con il
saggista e scrittore Vladimir Bukovskij, dissidente
sovietico che si soffermerà sui cambiamenti violenti che ha
subito
La 7^
edizione di pordenonelegge.it ospita i grandi nomi
della letteratura italiana e internazionale: a cominciare dal Premio Nobel
sudafricano John Coetzee,
impegnato nel reading di un racconto inedito. A pordenonelegge.it presenteranno le loro nuove fatiche
letterarie Erica Jong, Daniel Dennett,
Vladimir Sorokin, Mauro Corona, Cristina Comencini e Stefano Zecchi in
prima assoluta, oltre a Joanne Harris,
l’autrice di Chocolat.
Bella Achmadulina è nata nel